weblog di mario galzigna

sabato 17 maggio, siamo tutti a Venezia !
Appuntamento da non perdere.
Un'intera giornata di studio sul progetto Ibridamenti.
Tutti i dettagli qui.

Anch'io adotto il bannerino di ibridamenti che vuol dire:
1) non esiste un'osservazione che realizzi l'oggettività
2) c'è sempre contaminazione tra osservatore e realtà osservata
3) l'osservatore, a sua volta, è oggetto di osservazione
Tre assunti che si sono imposti nei settori più avanzati della ricerca psico-antropologica.
Tre assunti impliciti anche in molti momenti del nostro quotidiano.
[questo è solo l'inizio di un testo che sto scrivendo attorno all'esperienza di Ibridamenti: credo di avere almeno posto il problema. Mi aspetto pareri, commenti e consigli che mi aiutino a proseguire la mia analisi]
Intendo affrontare il problema della sfida epistemologica che le pratiche di rete rivolgono oggi ai saperi e alle discipline. Nell’ambito della blogosfera, dal quale siamo partiti, le pratiche di rete non soltanto dialogano tra di loro, sfruttando positivamente la varietà che le caratterizza, ma sollecitano continuamente e criticamente i saperi e gli assetti disciplinari che le investono, che le pensano, che le problematizzano. In altri termini, saperi e discipline – e teorie relative – pensano e problematizzano i problemi posti dalle pratiche. Come dire: il terreno delle pratiche diventa la base empirica delle diverse teorie che hanno scelto la rete come campo privilegiato dell’indagine. E i problemi emergono proprio qui: non dentro le teorie, ma nelle esperienze del virtuale; non dentro il perimetro delle discipline, dei loro costrutti, dei loro canoni, delle loro tradizioni, ma nello spazio del virtuale, popolato da differenti e variegate modalità della presenza.
Scienze dell’uomo e scienze sociali hanno sempre scelto, come base empirica delle loro teorie, i comportamenti umani del singolo, del gruppo, delle masse. Hanno sempre verificato o falsificato, quindi, la validità dei loro assunti poggiando su un riscontro empirico – i comportamenti individuali e collettivi – dai contorni ben definiti e circoscritti: comportamenti reali – in un mondo visibile e percepibile, direttamente o indirettamente – prodotti da soggetti in carne ed ossa, cioè da una modalità della presenza, per dirla con i fenomenologi, caratterizzata dalla concretezza, dalla materialità, dalla coincidenza, per uno stesso “soggetto”, tra nome e persona, tra coordinate anagrafiche ed esistenza individuale. Anche se poi uno stesso individuo si caratterizza, nel teatro del mondo, attraverso stili di vita, modalità comportamentali, atteggiamenti tra di loro differenti – rendendo così più complessa e meno lineare la comprensione della sua identità, sotto il profilo psicologico, sociologico, antropologico – rimane comunque il fatto che egli sarà sempre e comunque definibile attraverso parametri oggettivi, se non altro biologici, di carattere unitario. Nel virtuale la questione appare più complessa: modalità della presenza si confondono, si accavallano, in un’alternanza, non sempre ben percepibile ed esattamente definibile, tra presenza on line e presenza off line. Il problema fondamentale che emerge dalla nostra esperienza virtuale, dalle nostre pratiche di blogging, dalla nostra “life on the screen”, è dunque quello dell’identità: un’identità perennemente in bilico tra presenza on line e presenza off line, tra l’on e l’off, come si è detto, per semplificare, nei nostri dibattiti. E’ quindi da qui, mi sembra, che potremmo partire per la nostra ricerca.
Splinder (23/02/2008) Aspettiamo i vostri testi sul secondo tema, Identità virtuali. VOCI DELLA POESIA- IBRID@POESIA la nuova iniziativa coordinata da Marco Saya. Secondo tema: Identità virtuali (per dettagli e regolamento clicca qui). Data di scadenza: entro e non oltre le ore 24.00 del 23 marzo 2008. VOCI IN PROSA- IBRID@PROSA, la nuova iniziativa coordinata da Leggi ancora...
RINASCITA
O Musa mia, fragile e dolente,
che mi riporti a riveder le stelle:
dammi la forza di guardare il cielo,
traversando le nebbie della perdita:
la notte, il gelo dello smarrimento!
Dammi la forza di tornare all’opera:
alle fatiche nobili e sovrane
che seducono il cuore e l’intelletto...
Ora io sono pronto a ripartire
verso lidi lontani e inesplorati,
ove bellezza, amore e conoscenza
vincono il tempo e le miserie umane!
Contro le logiche meschine e sterili
di chi vuol calcolare e possedere,
contro l’angustia cieca dei mercanti,
portatori di morte e di sconfitta,
insorgono le forze sconosciute
d’un’opera in perpetuo movimento,
che si rinnova giorno dopo giorno;
ritrovo in lei la quiete e l’energia:
volontà, desiderio, intelligenza.
“Quel che mi interessa (...) è una rivoluzione permanente (...), non rimanere mai fissi in un punto, che ci sia sempre qualcosa in movimento. Una revisione di tutto. Ogni giorno, io metto tutto in discussione, tutta la mia opera”.
J.MIRO’, Il colore dei miei sogni
“Ma perché l’ovra è tanto più gradita
da l’operante, quanto più appresenta
de la bontà del core ond’ella è uscita”.
DANTE, La Divina Commedia, Paradiso, VII, 106-108
“e quindi uscimmo a riveder le stelle”.
DANTE, La Divina Commedia, Inferno, XXIV, 139
Discussione da non perdere su Ibridamenti. Avatar: ci conosciamo? Post di Marina Bellini.
IL RITORNO
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Sedotto, confortato dal tuo pianto,
dal tuo dolore puro ed assoluto,
son ritornato a te, pantera rosa,
spezzando le morali della colpa,
le imposizioni: trappole maligne
d’una ragione astratta, senza lumi.
Sono più forti, amore, i nostri sogni!
Guardiamo, come l’aquila, i bagliori
del sole! Sorvoliamo, con fierezza,
gli inganni, le miserie del buon senso!
Attraversiamo, con destrezza, l’arida
savana: trappola mortale, subdola,
per chi pensa che ridano benigni
i canini sporgenti del leone!
Respingiamo, con durezza, l’ipocrita
sorriso dell’amico, che consiglia
misura, sobrietà, moderazione!
Sono più forti, amore, i nostri sogni!
“Del desiderio di te mi consumo.
Sfuggo di mano a me stessa e mi perdo,
senza speranza di resistere”.
R. M. RILKE, Il libro delle immagini. L'innamorata.
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“Se del leone tu vedi i canini sporgenti,
non credere che ti stia sorridendo”.
ABU FIRAS EL HAMADANI ( Bagdad, XVI secolo )
Lee Smolin

Lauro e Mario Galzigna
LA TEORIA DELLE STRINGHE
ALLE FRONTIERE DELLA FISICA

http://www.astronomia.con/wp-content/uploads/2007/06/teoria-delle-stringhe-big.jpg
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Oggetto del libro di Lee Smolin, L’ universo senza stringhe. Fortuna di una teoria e turbamenti della scienza (Einaudi, Torino, 2007, pp. 368), è un quesito che riguarda la fisica e, in generale, tutta la scienza moderna, anche se l’autore si interroga soprattutto sulla formulazione della teoria standard delle particelle, cuore della nostra immagine della materia e del mondo naturale.
I paradigmi della fisica teorica si sono sviluppati in maniera ininterrotta a partire dalle idee di Galileo e di Newton sul moto, nel XVII secolo, proseguendo con quelle di Faraday e Maxwell sull’elettromagnetismo, fino agli inizi del ‘900 con la teoria dei quanti di Planck e Bohr e la relatività speciale e generale di Einstein. Non fu però possibile raggiungere un’unificazione tra teoria quantistica e teoria relativistica come era successo per quelle dell’elettricità e del magnetismo nel secolo XIX, perché una vera e propria impasse sembrò sbarrare la ricerca della cosiddetta gravità quantistica.
Il tentativo ambizioso di conciliare la visione quantistica con quella relativistica è stato la cosiddetta teoria delle stringhe proposta negli anni ’70 del ‘900. Si tratta di uno strumento matematico elegantissimo e complicato che però, dopo più di trent’anni, non è stato verificato né falsificato da alcun dato sperimentale.
La stringa è un oggetto uni-dimensionale, laddove la particella è un oggetto puntiforme e zero-dimensionale, per il quale è piuttosto difficile raffigurare lo spin; non è infatti possibile usare allo scopo l’immagine di una rotazione attorno al proprio asse dal momento che una struttura puntiforme non possiede alcun asse. L’idea di stringa si adatta alla teoria quantomeccanica dell’onda-corpuscolo di cui sembra giustificare alcune stranezze, oltre ad essere compatibile con molti concetti portanti della teoria fisica, come la simmetria e le sue rotture. Le stringhe possono essere aperte o chiuse, prive di massa come i fotoni che deriverebbero da vibrazioni di stringhe aperte o gravitoni che deriverebbero da vibrazioni di fibre chiuse. Una delle grandi potenzialità della teoria è che essa permetterebbe l’unificazione di bosoni e fermioni perchè entrambi deriverebbero dalle oscillazioni di un solo tipo di oggetti fondamentali. Da queste originerebbero anche i campi di gauge responsabili di elettromagnetismo e forze nucleari deboli.
La teoria delle stringhe impiega inoltre concetti topologici compatibili con una geometria dello spazio che può comportare molteplici dimensioni, variabili nascoste e altri enti matematici applicabili ai comportamenti delle particelle elementari finora postulate teoricamente e identificate sperimentalmente. L’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente è il bosone di Higgs, con il relativo campo che ci si aspetta venga identificato in breve tempo dall’enorme macchina del CERN di Ginevra. E’ però possibile che il tentativo fallisca. Questo possibile fallimento, che avrebbe conseguenze destabilizzanti sull’intera nostra immagine dell’universo, implicherebbe anche una crisi del cosiddetto modello standard. Come è noto, il modello standard è stato costruito per rappresentare l’insieme delle forze e delle particelle conosciute sperimentalmente e inquadrate in una teoria. Scrive Smolin (p. 13): “Dodici particelle e quattro forze sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per spiegare ogni cosa del mondo conosciuto. Inoltre, comprendiamo molto bene le caratteristiche fisiche essenziali di di queste particelle e forze. Tale comprensione si esprime in una teoria che rende conto di tutte queste particelle e di tutte queste forze tranne la gravità: il modello standard della fisica delle particelle elementari o, in breve, il modello standard. In questa teoria, che non presenta il problema degli infiniti […], possiamo calcolare qualsiasi cosa ottenendo come risultato un numero finito. Da quando è stata formulata, più di trent’anni fa, molte sue previsioni sono state verificate sperimentalmente. Ogni singolo esperimento ha confermato la teoria”.
Il bosone di Higgs – definito dal Nobel Leo Lederman “la particella di Dio” – è dunque l’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente. Il successo o lo scacco dell’identificazione sperimentale della “particella di Dio” sarà decisivo rispetto al destino del modello standard e della stessa teoria delle stringhe. In questa prospettiva, Smolin mette in evidenza il carattere della teoria delle stringhe che ne fa una sorta di gioco d’azzardo, in cui si può vincere ma si può anche perdere.
Il problema è che in questi ultimi anni stringhisti sono comunque diventati quasi tutti i fisici degli USA che hanno occupato le cattedre di fisica teorica. Smolin è stato stringhista e in certo senso lo è tuttora, anche se, con grande onestà intellettuale, è pronto a riconoscere di essersi potuto sbagliare. Nonostante la mancanza di una solida base sperimentale, la teoria delle stringhe è diventata paradigma dominante: il suo predominio – che non è affatto assoluto, che è stato costellato da critiche, scetticismi e confutazioni – sembra davvero decretato dalla grande quantità di consensi che la teoria stessa ha ricevuto nell’ambito della comunità scientifica. Con buona pace di Karl Popper, il successo di una teoria scientifica che tiene banco da circa trent’anni è stato decretato soprattutto da fattori di carattere sociologico e istituzionale. Afferma infatti, drasticamente, Smolin: “L’incompletezza della teoria delle stringhe è tale che la sua stessa esistenza è una congettura non dimostrata” (p. XVII).
Date queste premesse, si può dire che la lettura del saggio di Smolin è abbastanza ansiogena, per due sostanziali ragioni: a causa del condizionamento degli enormi capitali spesi per la costruzione delle apparecchiature necessarie alla verifica sperimentale, ma soprattutto a causa della sensazione di catastrofe legata al possibile fallimento della verifica in corso.
Smolin riconosce l’era scientifica attuale come una fase rivoluzionaria della storia del pensiero scientifico, anche se si tratta di una rivoluzione incompleta.
Tale incompletezza può essere associata a cinque problemi ancora in attesa di soluzione, il primo dei quali è l'unificazione della teoria quantistica con quella della relatività generale. Questo comporta un completamento della teoria quantistica che, così com’è, si deve considerare incompiuta. Occorre quindi liberare il modello standard delle forze e delle particelle dai pericoli di produrre quantità infinite non rinormalizzabili. E la “rinormalizzazione”, come è noto, è un procedimento matematico mirato ad eliminare le quantità infinite riducendole a quantità finite. Un procedimento matematico, dunque. O, più esattamente, come è stato detto, un “espediente matematico”, se non addirittura un “imbroglio matematico” (Leo Lederman).
Un quarto problema riguarda l’esistenza di una materia oscura e di un’energia oscura, mentre il quinto e ultimo problema attiene alla modifica dei valori della gravità a grande scala (ci si chiede quindi perché i parametri del modello standard abbiano i valori che hanno).
Naturalmente la storia è molto più complicata di quanto non possa trasparire da questa scheletrica esposizione, sia in relazione all’insieme delle cose materiali esistenti che a quello delle astrazioni teoriche possibili.
E’ pertinente, qui, il richiamo ad un pensiero di Spinoza, secondo il quale l’ordine e la disposizione delle cose corrisponde all’ordine e alla disposizione delle idee. Questo equivale ad unificare geometria e mondo degli oggetti in un’ipotesi refrattaria ad ogni verifica o falsificazione. Se lo sviluppo della fisica dal XVII al XX secolo sembra convalidarla, parrebbe che oggi, con l’impossibilità di ottenere una prova sperimentale della teoria delle stringhe, si sia raggiunto una sorta di limite invalicabile.
Daniele Giunta
Offerta per osmosi. Inchiostro di china, matite e glitter su seta, 2007

Un’osmosi oceanica, felice,
che la prosa del mondo misconosce…
E’ stata solamente una chimera,
o lo specchio crudele, deformante,
d’una passione antica e senza volto?

Nome: Mario Galzigna
Docente universitario, condirettore di una rivista/sito ("Psychiatry on line Italia") e consulente nei servizi di salute mentale. Campi di ricerca: filosofia; storia e critica della cultura e delle scienze; storia ed epistemologia delle discipline psichiche e delle scienze dell'uomo. Passioni radicali: la relazione con l'altro, la poesia, la musica, il canto lirico...
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