RADU LUPU a Padova
Ieri sera - sabato 21 ottobre 2006 - c'è stato un concerto straordinario di Radu Lupu all'Auditorium Pollini di Padova, nel contesto della sessantaduesima stagione concertistica 2006-2007, organizzata dagli "Amici della Musica di Padova".
Ecco il programma della serata:
FRANZ SCHUBERT (1797 - 1828), Sonata in la maggiore D 664
CLAUDE DEBUSSY (1862 - 1918), Sette preludi (La danse de Puck, dal Primo Libro; Brouillards, dal Secondo Libro; Feuilles mortes, dal Secondo Libro; La Puerta del Vino, dal Secondo Libro; Les Fées sont d'exquises Danseuses, dal Secondo Libro; Bruyères, dal Secondo Libro; Général Lavine-Eccebtric, dal Secondo Libro)
JOHANNES BRAHMS (1833 - 1897), Ballate, op. 10 (n. 1 in re minore, Andante; n. 2 in re maggiore, Andante; n. 3 in si minore, Allegro; n. 4 in si maggiore, Andante con moto)
LUDWIG van BEETHOVEN (1770 - 1827), Sonata n. 18 in mi bemolle maggiore op. 31 n.3
Sala piena. Molta attesa per questo evento straordinario, che la stampa locale, dando prova di miopia culturale, non ha adeguatamente valorizzato e commentato. La magia del suono di Radu Lupu ha incantato il pubblico presente, che ha salutato calorosamente le esecuzioni del grande pianista rumeno (insignìto, proprio quest'anno, del Premio Arturo Benedetti Michelangeli e, per la seconda volta, del Premio Abbiati - assegnato dall'Associazione dei Critici italiani - per le sue interpretazioni di Schumann).
Radu Lupu si è seduto, per suonare, su una normale sedia con schienale rigido, e non sul consueto sgabello familiare ai pianisti. Si sa che la sua schiena è sofferente e non può, quindi, rimanere priva di un sostegno. Ho avuto la netta sensazione che la straordinaria cifra intimistica che Lupu è riuscito a restituirci con la sua esecuzione fosse, in qualche modo, rapportabile anche alla sua sofferenza fisica. Schiena rigida. Tronco quasi immobile, per l'appunto. Tutto il suono - tutta la magia del suo suono - è affidata alla mano e alla parte del braccio che comincia con il gomito.
Radu Lupu ci ha restituito uno Schubert aereo, quasi metafisico, sospeso: un arabesco di tonalità e di note mai eguali tra di loro. Come aveva già scritto Bob, nel suo blog musicale, a proposito dello Schubert di Radu Lupu: è con Schubert che si tocca il vertice. Ovvero con un compositore che più di altri, alla fine dei conti, trova la sua cifra proprio nella leggerezza, nello spianato, nell'orizzontale (la divina lunghezza, nelle parole di Schumann). Una risultante della altrettanto indubbia componente tensiva. Una transazione [ http://blogregular.splinder.com/post/4355236 ].
Il Beethoven di Lupu è soavemente leggero. Un Beethoven pre-romantico, forse, non ancora entrato nella sua fase "eroica". Un Beethoven che richiama certe maniere mozartiane, con la soppressione del tempo lento e con una intonazione generale improntata alla piacevolezza e all'eleganza.
Le quattro Ballate di Brahms appartengono al periodo giovanile, profondamente segnato dal rapporto del musicista con la grande letteratura romantica di lingua tedesca (Goethe, Schiller, eccetera). Lupu ci restituisce, di queste ballate - in particolar modo della n. 4 - un'atmosfera che definirei "crepuscolare", intimista, melodico-contemplativa, nettamente prevalente sulle componenti popolari efficacemente presenti anche in questi brani...
Devo ancora metabolizzare la magia del suono di Radu Lupu. Pochi, di questi tempi, suonano così: fuori da qualsiasi tecnicismo virtuosistico che spesso - anche con grandi interpreti - lascia l'ascoltatore freddo e distante. Magari ammirato, ma freddo e distante...
Quanto a Debussy...qui il discorso si farebbe troppo lungo. Complesso. Fuori dalla mia portata e dalla mia sensibilità, di amatore-musicofilo e non di tecnico...
VIZIO, PASSIONE, CONOSCENZA
Io mi nascondo - trasognato e complice -
per ascoltare muto il suo ansimare:
modulazione cruda del dispendio,
liberazione trepida e festosa
dalle gabbie dorate della mente.
Mentre deliro ad ogni suo respiro -
linguaggio panico del tradimento -
il fantasma dell’altro si dilegua,
come parvenza vuota e impersonale.
Sospeso tra i tremori e la lussuria,
la sua strenua scissione mi travolge:
come un rito ammaliante, concertato,
come un delirio che dilata i sensi,
come una danza orgiastica, tribale,
che un abbandono estatico e indiviso
potrà risolvere in un puro abbraccio.
Eros e Pan, presenze numinose,
donatele passione e conoscenza,
contro il retaggio infame della colpa!
“Alla fine l’erotismo dei cuori - vale a dire l’erotismo più ardente - guadagnerà quel che in parte avrà perduto l’erotismo dei corpi”,
G. BATAILLE, L’erotismo
“Oscuro amore
di una stirpe selvaggia
Cui sfugge il giorno sulle ruote d’oro.
Tacita notte.”
G. TRAKL, Passione
“ (...) in quel tocco avvertite
il permanere puro. E l’abbraccio, per voi, è una promessa
quasi d’eternità”.
R. M. RILKE, Elegie udinesi (Seconda Elegia)
22 ottobre 2006 [ aggiorno il post con una nuova lirica ]
L’AMICO, LO SPECCHIO
La sua amicizia incerta, inaffidabile,
la sua parola delirante, lucida,
il suo sguardo incalzante, dionisiaco,
la sua panica e sfrenata cupidigia,
che tu hai raccolto, paga, senza amore:
quattro crudi riflessi, quattro specchi
tremanti, quattro icone che raccontano -
scolpite, incorruttibili - le trame
astratte del tuo duplice erotismo.
L’ho capito vedendo, in quegli specchi,
i vostri corpi nudi, aggrovigliati:
non eri tu, stanotte, la mia complice!
L’unica complice - oblativa, folle -
era la mia passione, verde e inquieta:
assorbita, stregata dal tuo corpo.
L’ho capito vedendo, in quegli specchi,
lo spazio vuoto della mia presenza.
Narciso compiaciuto e inaridito,
contempli, solitaria, la tua immagine:
le tue pulsioni erranti, mascherate.
Fortezza chiusa. Camera sepolta.
In questa notte gravida di spettri
svanisce lentamente la speranza.
“Specchi: nessuno cosciente ha descritto
cosa nasconda la vostra essenza”.
R. M. RILKE, Dai sonetti a Orfeo (II, 3)
“In verità, io non ti amo con gli occhi,
che vedono in te mille difetti,
ma col cuore, che adora quant’essi odiano,
e a lor dispetto per te delira”.
SHAKESPEARE, Sonetti, 141
“La vera saggezza, mia cara Juliette, non consiste nel reprimere i nostri vizi, che sono quasi l’unica felicità della nostra vita; in tal caso diventeremmo i carnefici di noi stessi; la saggezza sta semmai nell’abbandonarvisi in modo così coperto, con tali precauzioni, da non poter mai esser scoperti. Ne c’è da temere che il godimento ne risulti diminuito: il mistero accresce molto il piacere”.
DE SADE, Storia di Giulietta
Rilancio qui, oltre al mio commento successivo a quello di Lefty, anche una mia poesia inedita.
..Sono il cane che abbaia sotto la mia pelle, sono disanimata- Perche le mie apparizioni , la mia frenetica ricerca di significati sono la mia estrema barriera che mi impedisce qualsiasi significato.. Sono la vecchia signora tourettica in fifth avenue che vomito uno smisurato fiotto panoramico di cinquanta persone che l' avevano posseduta , espellendo tutte le identita che ho assorbito..Sono la mia nostalgia incontinente.
potete vedere il mio sangue scorrere nelle mie vene...ho lasciato perdere tutte le maschere- al mio rischio e pericolo--sono diventato pura anima... puro senso-sentimento--sono senza sesso.
" L' immaginazione è una via di fuga , per il confronto diretto c'è la vita ..non c'è bisogno di un blog , qui tutto è riflesso , lo scontro avviene altrove..
E se il blog per qualcuno diventa di " vitale " importanza e priorità? Forse perché nella sua vita reale , non ha più dei veri stimoli? o non riesce a comunicare con il suo ambiente di vitale importanza? (dicono che l'unica cura sta nel Lavoro e nell’Amore)
"Nessun uomo è UN’ISOLA , completa in se stessa", scrisse Donne…Ma essere un' isola , essere totalmente separati , è necessariamente una morte ? Non è necessario..Anche se le connessioni " reali " con la vita , gli altri o la società sono perdute, ci possono essere connessioni " virtuali " ma nello stesso tempo vitali e intensificate? E non influenzate, non toccate da nessuna forma di contatto reale?
Mi rendo conto che può essere molto eccitante "vivere" qui dentro, ma anche molto pericoloso...Ma devo confessare anche che ho cominciato ad amare le sbarre di questa mia "prigione"...
L'immaginazione, il blog - tempo addietro la chat -: la tua accorata denuncia, Lefty, mi colpisce. Si può rimanere prigionieri di queste diverse maniere, come tu dici, di "fuggire dalla realtà". A suo tempo pure io ho vissuto questa forma delirante, ossessiva, ripetitiva - per certi versi pure creativa - di dipendenza, di prigione-dipendenza. La via d'uscita, credo, sta nella capacità di riconnettere la vita e l'immaginazione, il cosiddetto reale al virtuale. Dici: "mi rendo conto che può essere molto eccitante 'vivere' qui dentro ma anche molto pericoloso". Vero. Ma se si trova la maniera di far circolare la vita dentro l'immaginazione e viceversa (l'immaginazione dentro la vita), ecco che il pericolo diventa un'opportunità (certo, rischiosa) di crescere, di ridisegnare il profilo della propria creatività...
Dici anche: "e se il blog per qualcuno diventa di " vitale " importanza e priorità? Forse perché nella sua vita reale non ha più dei veri stimoli? o non riesce a comunicare con il suo ambiente di vitale importanza?"...
Vivere solo nella fantasia o solo nel freudiano "principio di realtà": ecco i due poli, le due polarità della follia. Una vita delirante. Una vita grigia. Come sempre - e qui pure io, come Maddalena, "invoco" Bateson - è la nostra maledetta, malata, tutta occidentale mania dualistica a farci uscire da noi stessi. Non fantasia o principio di realtà, ma fantasia E principio di realtà. Non cuore o ragione, ma cuore E ragione...
Su questo pubblicherò, forse dopo il mio ricovero, una poesia (come nuovo post). Una poesia intitolata "Contro Pascal": contro il filosofo che disse: "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce"...Grandissima, fottutissima impostura! NON SO CHE FARMENE DI UNA RAGIONE CHE NON CONOSCE LE RAGIONI DEL CUORE. Allo stesso modo: NON SO CHE FARMENE DI UN CUORE CHE OBNUBILA LA MIA MENTE, CHE MI ACCECA, CHE IMPOVERISCE LA MIA INTELLIGENZA...
Meglio che mi fermi. Mi ha preso una "pericolosa" frenesia...digitale. ciao
ORSAROSSA
ORSAROSSA, Il banchetto dell’angelo, Edizioni Associate, Roma 2006, pp. 171, Euro 12
[ Il libro poetico Il banchetto dell’angelo è stato messo insieme da Orsarossa utilizzando i materiali del suo blog “Angelus Novus”: per aiutare il lettore a farsi un’idea di quest’opera assolutamente originale – radicale, estrema, provocatoria, al tempo stesso dura e delicata, vitale e disperata – pubblichiamo due brevi presentazioni (una di Gerardo Fontana e una mia) che compaiono nelle bandelle della copertina. Di sèguito riportiamo anche la poesia che conclude la raccolta. Questa stessa presentazione del libro poetico di Orsarossa compare anche nella rubrica LIBRI di “Psychiatry on line Italia” – http://www.pol-it.org/ital/orsarossa.htm – tra le proposte del mese di ottobre. Dopo l'ultima lirica della raccolta, riporto qui una poesia postata da Orsarossa il 27 settembre 2006: successiva, quindi, alla pubblicazione del libro]
Per sostenere Orsarossa, materialmente e spiritualmente, dovete ordinare il suo libro: basta scrivere o telefonare a: Edizioni Associate, Viale Ippocrate 156, 00161 Roma
Tel/Fax 06 44704513
http://www.edizioniassociate.it
26 settembre 2005
Non amo le droghe di nessun tipo, mi sono estranee, ma credo che uno che ha iniziato avrà avuto i suoi motivi. Una volta ero drogato di libri, e di musica ma non credo siano la stessa cosa, per quanto… orsa rossa dice dell’eroina e della malattia con una sorta di orgoglio rassegnato, una presa d’atto molto sobria, eppure identificatoria. Gli scrittori come lei sono chiamati maledetti. Si sente che lei ha pudore, ma che in fondo sa che non può essere che così. Gli scrittori come lei sentono molto, perché avere questo grande talento e nello stesso tempo passeggiare a braccetto con madame la mort ha qualcosa di straordinario per la vita comune. Una sorta di cartolina dall’inferno, se mi passate il termine banale ed enfatico. Non si può non evitare di andarne fieri, in qualche modo. Grida sommessamente, orsa, carezzata da amici, che in lei identificano il loro senso di impotenza, la pietà a volte melodrammatica che può strappare qualche sentito aggettivo. Così orsa rossa rischia di diventare il padre pio della maledizione che si riconcilia. Anche questo è inevitabile. Mi piacerebbe chiederle se avrebbe scelto comunque l’eroina dopo aver vissuto il suo quotidiano. E se il suo talento si è affinato nella dipendenza, e nella malattia. Fatto sta che lei ha davvero un enorme talento. E con tutte le cazzate che pubblicano ad esempio a Stile Libero dell’Einaudi, potrebbero trarre giovamento leggendo le sue cose. Non ho nessuna forma di patetica pietà nei suoi confronti, mi piacciono assai poco le foto che posta, il sarcastico grand-guignol delle sue foto, il burroughsismo che piove da ogni parte, non mi piace che la gente si specchi in lei. È una grande scrittrice, perchè nel suo scrivere c’è una necessità, e un solo modo in cui le cose che nomina chiedono di essere nominate… non commentiamola in modo così lagnoso e personalizzato.
Gerardo Fontana
Regista, docente di Teoria e Tecnica del Linguaggio, Università di Macerata
Testo postato da Carlotta di Weimar nel suo blog – “Qohélet Cafe” –
lunedì 26 settembre 2005 [http://qoheletcafe.splinder.com/]
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28 settembre, 2005
Ho molto apprezzato, Gerardo, il tuo commento.
Sono del tuo stesso avviso: Orsarossa possiede un grande talento, da scrittrice di razza.
Susan Sontag disse, di Artaud (un autore che sia io che Orsarossa amiamo moltissimo): "è uno dei grandi, audaci cartografi della coscienza in extremis".
Ecco: la "coscienza in extremis" parla, e ci parla, nel momento stesso in cui il dolore, il grido, la lacerazione e l'eccesso prendono forma di parola, diventando materia prima della costruzione poetica. E' accaduto ad Artaud e ad altri "cartografi" dell'eccesso.
Solo la strada dell'eccesso, diceva Blake, ci conduce al palazzo della saggezza...
Orsarossa si muove nell'eccesso, lo rappresenta e lo trasfigura poeticamente, creando in chi la legge partecipazione, empatia, sconvolgimento emotivo, perturbamento intellettivo.
Tu dici: "orsa rossa rischia di diventare il padre pio della maledizione che si riconcilia". Non lo credo davvero.
Credo invece - almeno questo è il mio modo di leggerla - che il suo messaggio abbia il magico potere di far risuonare, nel lettore partecipe, parti spesso nascoste, denegate, misconosciute...
Il dolore e l'eccesso, quando diventano, per l'appunto, cartografia della coscienza in extremis, hanno un profondo valore terapeutico.
Artaud parlava di una "musique de la parole qui parle directement à l'inconscient".
Anche la parola di Orsarossa produce in me questa stessa vibrazione.
Su una cosa sono d'accordo: il corredo iconografico del blog è troppo spesso ridondante (fa parte anch'esso dell'eccesso, in una certa misura)...comunque sia, una parola così radicale ed estrema, come quella di Orsarossa, non ne avrebbe bisogno. Il "grand-guignol delle sue foto" appare davvero superfluo. Quando entro nel suo blog "scavalco", se così si può dire, le immagini, per andare al dunque...un dunque che non avrebbe bisogno di altri diversivi.
Heteronymos
Questo mio breve intervento – nato come lettera/commento al blog dell’autrice – è stato pubblicato per la prima volta da Orsarossa il 28 settembre 2005 nel suo blog, “angelus novus”.
[http://angelusnovus.splinder.com]
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gelo
ORSA ROSSA
Domenica 23 ottobre 2005
Se quella ragazza fosse morta per amore ,
malattia o solitudine
non lo sapremo mai.
malgrado il rischio che un giorno qualcuno ,
in un blog , un post o un commento
potesse chinarsi su quella specie di donna manichino ,
la donna virtuale che donò tutto il suo amore
al fantasma di un uomo crudele ,
e riconoscere il corpo da tempo defunto della sorella ,
madre o figlia,
eros -eroinomane -thànatos .
quella stessa identica ragazza morta
cominciò ad essere baciata e penetrata
da migliaia di persone e visitatori shiny star .
Per generazioni milioni di estranei premeranno
le loro labbra e loro dita su di lei ,
una copia esatta di quelle labbra morte
affogate un giorno gelido con l' alta marea
e il vento che soffiava forte
dentro le sue ossa malate a Venezia .
Per i secoli a venire , da tutto il mondo ,
i bloggers continueranno a
tentare di salvare la stessa ragazza ,
la stessa identica autolesionista donna morta .
Quella donna che voleva soltanto amare
ed essere un po " amata" ...
La ragazza che divenne un oggetto realvirtuale .
Che si innamorò di un fantasma greco ,
dell' uomo sbagliato ...
La ragazza che visse esclusivamente
dietro uno schermo.
La Sacra Puttana del Web.
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Mercoledì 27 settembre 2006
un attimo prima dell'embolia torno fluida
stratosferica piovosamente isterica
infilo anelli pesanti alle dita ,
che non tremino le mani e mi siano posate
-quiete-lungo i fianchi-
come gli occhi del Maestro
occhi di cane andaluso alla catena
bocca che divora cadaveri squisiti
milonghe rumbe macumbe ramblas a barcellona
figli addolorati mariti chiusi nel microOnde
zie perdute in "a cup of tea"
siamo insetti nell'ombra
coviamo larve attendiamo crisalidi
invasione di locuste in apnea in dispnea
con la lingua strascicata per terra
tra polveri e pulviscoli
residui spermatici
congiunture femorali raggiri raggeli
rauca e pigra muovo un passo
tiro il filo mi sfilo l'anima
la ripiego te la spiego te la dono ti perdono
io ti dico con parole mie
ora e sempre con parole mie
non copincollo non tracollo evaporo intristita
malgrado me ebbra di vita
ancora ho carne e fiato
cuore di burro cuore ammaliato
ti vedo ti prevedo ti stano plano al tuo interno
mio amore eterno esterno
all'inferno m'accuccio traviso mio amor paradiso
in anfratti in cespugli
di rovi di gigli
ho la mente anale la prima volta fa male
poi il piacere dilata il piacere conduce
ti sono buio e anche luce mi sei corona di spine
gloriose rovine mi sei eco all'orecchio riflesso allo specchio
fluida mi perdo densa mi involo
un'attitudine,un gioco
un'attimo solo.
postato da: orsarossa alle ore 01:20



