posted by heteronymos @ 00:02 - lunedì, 27 novembre 2006

W.B.Cannon

 

 

 

 

 

 

 

 

Walter Bradford Cannon 1871 - 1945

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La saggezza del corpo, Bompiani, Milano 1956 

Questo libro, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti (Norton, New York 1932), è stato tradotto in italiano da Lionello Torossi per i tipi della Bompiani nel 1956 (pp. 326): unica traduzione italiana, è ora un libro introvabile, nonostante abbia avuto un ruolo capitale nello sviluppo del pensiero biologico. Lo conservo gelosamente nella mia biblioteca personale e lo presento in due parole qui, nella speranza che qualche editore - cartaceo o telematico - si decida a pubblicare la seconda edizione italiana.

Walter B. Cannon, già professore di fisiologia all'Università di Harvard, è stato uno dei precursori della cibernetica, di cui ha stabilito le basi fisiologiche elaborando la nozione di omeostasi: la facoltà dell'organismo vivente di mantenere costante il suo equilibrio interno. In quest'opera fondamentale della moderna scienza medico-biologica, Cannon esamina i diversi e complessi meccanismi biologici grazie ai quali la matrice fluida del corpo - sangue a scorrimento rapido, linfa a scorrimento lento - riesce a mantenere la sua stabilità e ad adempiere alle sue funzioni di scambio delle sostanze, di trasporto dei rifornimenti e dei rifiuti, di regolazione della temperatura: omeostasi della fame, della sete, dello zucchero, dei grassi, del calcio, del sistema simpatico surrenale, eccetera. Nello studio di tali processi Cannon descrive i meravigliosi indicatori sensibili che, come sentinelle avanzate, al minimo turbamento scatenano le reazioni fisiologiche atte a ristabilire l'equilibrio. L'analogia tra l'omeostasi del corpo e quella della macchina ha fornito alla cibernetica - scienza dei meccanismi autogovernati - i modelli per la grande avventura del nostro tempo: la creazione di animali sintetici, cervelli elettronici, robot, eccetera.  Cannon studiò anche i rapporti tra l'omeostasi biologica e quella sociale, proponendo all'organizzazione politica i sistemi di autoregolamentazione dell'organismo sociale.

 "L'omeostasi del corpo [...] libera le funzioni del sistema nervoso - che adattano l'organismo alle nuove situazioni - dall'obbligo di occuparsi dei dettagli dell'esistenza pura e semplice. Semza i meccanismi omeostatici noi vivremmo in continuo pericolo di disastro, se non stessimo sempre all'erta per correggere volontariamente ciò che invece viene corretto automaticamente. Con i meccanismi omeostatici, invece, che mantengono uniformi i processi essenziali del corpo, noi come individui siamo liberi da questa schiavitù, liberi di entrare in rapporto coi nostri simili, liberi di goderci le cose belle, di esplorare e di gustare le meraviglie del mondo che ci circonda, di sviluppare nuove idee e interessi, di lavorare e di ricrearci senza sentirci soffocati da preoccupazioni per quanto riguarda il nostro corpo. Il servizio principale dell'omeostasi sociale sarebbe di sostenere quella del corpo: essa aiuterebbe perciò a lasciare libere le più alte attività del sistema nervoso per l'avventura e la conquista. Assicuratici i bisogni essenziali, potremmo dedicarci liberamente a quelli non essenziali ma di tanto maggior valore" (p. 322).

 


posted by heteronymos @ 00:18 - venerdì, 24 novembre 2006

Mauro Carosi. Carro_regina della notte - La Scala 95-96

           La Regina della notte sul carro trainato da cavalli

           Bozzetto di Mauro Carosi per "Die Zauberflöte"  

           Teatro alla Scala, Milano, stagione 1995-1996

 

IL FLAUTO MAGICO

 

La forza di Sarastro m’allontana.

Non credo nei suoi falsi lumi, nella

sua saggezza trionfante, immacolata.

Mi trascina l’enigma della notte.

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Sarastro: “Die Strahlen der Sonne vertreiben die Nacht” (I raggi del sole fugano la notte).

Coro: “Es siegte die Starke” (La forza ha trionfato). 

Mozart, Die Zauberflote (Il Flauto magico), libretto di E.J. Schikaneder, finale dell’opera.


posted by heteronymos @ 17:01 - giovedì, 16 novembre 2006

Insurrezione / Resurrezione

RIVOLTE DEL PENSIERO E DELLA CARNE

 

L’anima mia non regge l’assoluto

e si arrende alle carceri del mondo!

Cercando un impossibile equilibrio

ha scelto il sacrificio, l’abbandono,

l’oscena tirannia della ragione:

galassia implosa, cielo senza stelle...

Mi ripugna la febbre dell’assenza:

deserto grigio, gelida radura,

che non conosce i nostri riti ludici,

il nostro desiderio d’infinito.

Tenebra vuota, avara di bagliori:

è questa la saggezza dei filosofi

che ignorarono il sangue della mente?

Persuasori dialettici, servili:

aulici araldi di democrazia,

nemici d’ogni nostra insurrezione

logica, d’ogni nostro scarto opaco:

rivolte del pensiero e della carne.

Voglio difendere Filebo il bello:

nome vituperato, penna ignota.

Vorrei sottrarlo ad un ingiusto oblio.

 

“Il saggio non deve innamorarsi” (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi. Epicuro, X, 118)

 

“Sic in amore Venus simulacris ludit amantis” [in tal modo, nell’amore, Venere, con i simulacri, inganna gli amanti] (Lucrezio, De rerum natura, IV, 1101)

 

“Filebo allora afferma che bene per tutti gli animali viventi è la gioia e il piacere e la dolcezza del godimento (...). La nostra obiezione invece è che (...) l’esercizio dell’intelligenza, del pensiero, della memoria (...) sono cose migliori e preferibili al piacere” (...); infatti il bel Filebo si è ritirato dalla nostra competizione” (Platone, Filebo, I, b-c)

 

“Nous massacrerons les révoltes logiques (...); c’est la vraie marche. En avant, route!” (A. Rimbaud, Illuminations, 1873-1875, Démocratie)

 


posted by heteronymos @ 19:07 - domenica, 12 novembre 2006

Laussel-2a

                          Venere di Laussel, Paleolitico Superiore (30.000 – 20.000 a. C.) - 

                                   Musée  d’Aquitaine (Bordeaux, Francia). Con la mano sinistra

                                   la Venere si tocca il ventre arrotondato, segno di gravidanza.

                                   E’ dipinta con ocra rossa: un evidente rimando al sangue

                                   mestruale. Con la mano destra sostiene un corno – da sempre

                                   simbolo della Luna – su cui sono incise 13 tacche: i mesi lunari.

FLUSSO PERIODICO

Mi provoca letizia e godimento

il tuo flusso vitale, prorompente:

emblema mitico del femminile,

simbolo arcano della differenza,

tracciato rosso della giovinezza.

Entrando nel tuo sesso trovo il sangue.

Incontro i tuoi umori. La vertigine

d’una materia viva e sconosciuta

m’avvolge, mi seduce, m’incatena.

La tersa luce della superficie -

della tua pelle chiara e risplendente -

apre spazi nascosti ed invisibili,

dove m’immergo, mi smarrisco e fremo.

Nei recessi proibiti, buchi neri

della mente, ritrovo il mio silenzio.

Negli anfratti violati, sulle labbra

del sogno, io ti riprendo, fiore inquieto:

librato sulle ceneri del tempo.

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"Invidio molto gli esseri erotici, quelli per i quali l’erotismo è il loro mezzo di espressione. Magnifico linguaggio! (...) La magia del piacere è forse la più straordinaria, con quel che comporta di materiale, di meravigliosamente materiale” (L. Aragon, Le con d’Irène)

 “L’eccesso di spasmi voluttuosi aveva dato ai suoi nervi una sensibilità esasperata. (...) Solo i tiepidi o i casti hanno detto che l’abitudine smussa i sensi: è proprio il contrario, il piacere come la pittura o la musica esige l’irregolarità continua. I piaceri di quella notte ebbero tanto più fascino in quanto entravamo godendo l’uno nel gioco dell’altro” (G. Bataille, L’abate C.)                 

“La tirannia di una volontà buona (...), il dominio del modello pedagogico, e soprattutto l’esclusione della bestialità, ecco tutta una spregevole morale del pensiero, di cui sarebbe facile senza dubbio decifrare il gioco nella nostra società. Occorre liberarsene” (M. Foucault, Theatrum Philosophicum)

 

 


posted by heteronymos @ 20:34 - domenica, 05 novembre 2006

Durer_Melancolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Albrecht Dürer, Melencolia I (1514, incisione)

 

 

 

PAESAGGI DELL’ANIMA

Malinconia e creatività femminile

 

[ Cristina Faccincani – della quale presentiamo qui un breve estratto, tratto da un suo intervento sul libro “La scrittura del Deserto” – fa parte, assieme a Wanda Tommasi, della comunità filosofica femminile Diotima, animata da nomi ben noti nel nostro panorama culturale: Luisa Muraro, Adriana Cavarero, Chiara Zamboni (per non citare che loro).

La comunità filosofica femminile Diotima [ http://www.diotimafilosofe.it/comunita.html ] nasce presso l'Università di Verona nel 1983, per iniziativa di donne interne ed esterne all'università, con l'intento di "essere donne e pensare filosoficamente". Riferimenti fondamentali per il lavoro di Diotima erano la riflessione filosofica di Luce Irigaray e il dibattito teorico e politico del movimento delle donne, in particolare il femminismo della differenza. Leggiamo nel sito di Diotima, in apertura:

Non siamo un gruppo, ma singole donne con i segni singolari e comuni di una storia di relazioni, a cominciare da quella con nostra madre, per continuare con quella che ci lega fra noi e si chiama "diotima": nome comune di relazione fra donne impegnate nella ricerca filosofica.

Nel testo dedicato al libro di Wanda Tommasi viene messa a fuoco l’ambivalenza costitutiva della malinconia, perennemente sospesa, come avevano già compreso filosofi e medici dell’antichità greco-romana, tra la malattia e il temperamento: tra la “sventura” e la “scrittura”; tra gli abissi dolorosi della perdita e la capacità di trasfigurarli entro l’atto creativo. Cristina Fraccincani ci parla soprattutto della scrittura. Della posizione femminile in rapporto alla scrittura. Della relazione con la madre…]  

“Il libro La Scrittura del Deserto. Malinconia e creatività femminile, di Wanda Tommasi (edizioni Liguori, 2004),  é un itinerario non lineare (e dico questo come pregio) che intende percorrere prospettive diverse da cui guardare il deserto, i mondi melanconici femminili nel loro rapporto con la scrittura, attraverso l’interrogare le opere di alcune scrittrici, nell’intreccio, ma anche nella trascendenza, rispetto alle loro biografie.

C’è qualcosa che contrassegna l’esperienza malinconica che viene continuamente ripreso, nelle diverse prospettive, per la centralità che occupa rispetto alla creatività: si tratta del nucleo paradossale della malinconia, dal quale può scaturire il miracolo della scrittura del deserto […].

La malinconia può essere […] il luogo psichico del fissarsi nella disperazione, nella mortificazione, nella desertificazione, nella sospensione del tempo, nella adesività alla perdita, adesività mortifera come quella della falena alla luce: un luogo non vuoto ma saturo di vuoto, e, in questo senso, non disponibile. Paradossalmente questo stesso luogo può essere lo spazio che, facendosi davvero vuoto, può ospitare l’aurora  di una traversia nella quale assolutezza e finitezza non si tengono più in scacco reciproco, ma cercano di articolarsi in un movimento, in un riorientamento, nell’apparire di una direzione […].

Nella malinconia e nella creatività femminile legata alla malinconia è centrale il rapporto con la madre, con il materno, e con l’altra (interna ed esterna), rapporto gravido di problematicità rispetto all’identità e alla differenza ed alla complessità del sé femminile.

            Nel percorso del libro di Wanda Tommasi si incontrano donne che con la loro scrittura (e la loro biografia) testimoniano, insieme ai loro personaggi , le diverse declinazioni del paradosso del mondo melanconico femminile in rapporto alla madre e all’altra, fino all’individuazione, nel pensiero filosofico di Maria Zambrano, di un possibile affrancamento dal vincolo melanconico alla perdita, attraverso la dimensione ponte della speranza. Per tutte queste donne comunque la scrittura costituisce un ponte sul loro stesso deserto”. 

            CRISTINA FACCINCANI (psichiatra e psicoterapeuta)

                 [ per leggere tutto il testo, si vada qui]

posted by heteronymos @ 20:48 - giovedì, 02 novembre 2006

clip_image001 PAESAGGI DELL’ANIMA
Anoressia & Bulimia

Giovedì 21 settembre 2006

RIMPIANGO DI NON AVER PARLATO PRIMA
Je regrette de ne pas avoir parlé plus tôt

[da ANOBOUL  http://anoboul.over-blog.com/article-3909688.html  – il blog della “Maison des adolescents”, diretta dal pedo-psichiatra Marcel Rufo – riporto, in traduzione italiana, una testimonianza significativa ]

Rimpiango di non aver parlato prima dei miei problemi alimentari…Sicuramente, se l’avessi fatto, non sarei arrivata a questo punto. Si parla spesso, nei media, dell’anoressia, meno della bulimia. E tuttavia le due malattie sono gemelle.
I miei disturbi alimentari (e la mia depressione) hanno avuto inizio quando avevo 14 anni e mezzo. Mi ero sempre trovata troppo grassa e siccome ero sola nella classe di terza della mia scuola, mi sono detta che non andrò più alla mensa: in questo modo gestirò da sola la mia dieta e almeno non dovrò più sopportare di essere presa in giro dai miei compagni che si burlano di me perché sono grassa e non ho più amici. Mi era stato detto, in realtà, che non sono grassa, ma che sono più abbondante delle altre ragazze. Il problema è che, rientrando a casa, avevo fame. Allora mi riempivo vergognosamente di cibo. Rientrando dalla scuola mi sentivo talmente vuota che dovevo colmare questa sensazione. Una volta entrata al liceo, è stata un’altra storia: ero interna. Facevo dunque come volevo. Pensavo che tutti i miei problemi si sarebbero risolti, poiché mi ero fatta degli amici e stavo “bene” in apparenza. Ma i disturbi alimentari, proprio loro, non sono stati risolti e la situazione è peggiorata. Poiché non mangiavo in mensa, ho cominciato ad avere crisi di bulimia. Mi procuravo da sola il vomito. Il mio peso è rimasto stabile.Dopo un’ospedalizzazione per tentato suicidio, sono stata seguita da una “psi”.  Essa ha subito capìto dalle mie parole che c’era un altro problema oltre alla depressione. A questo punto sputo il boccone. Conseguenza: sprofondo in un periodo di anoressia, durante il quale perdo 12 chili.  E poi di nuovo la bulimia (senza vomito), in sèguito alla quale recupero 15 chili di peso. Mi sento vergognosa, mi scoraggio, mangio, vomito, il cibo mi disgusta ma continuo.Ma tutto questo nascondeva un altro problema. A 12 anni ho subìto un abuso sessuale. Dai 12 ai 16 anni non dico nulla e da allora subisco quei gesti. Mi sento colpevole e mi punisco. Mi automutilo e comunico attraverso il tramite dell’alimentazione.

Periodi di anoressia, periodo di bulimia. Dopo molte ospedalizzazioni, l’ultima delle quali dura circa un anno, riesco ora ad analizzare il perché e il come.

Oggi, al momento attuale, niente è regolato; conto, calcolo…Mangio, non vomito più ma continuo a colpevolizzarmi…mi colpevolizzo per il cibo come mi sono colpevolizzata per aver subìto ciò che ho subìto…Mi sento colpevole. Colpevole di mangiare, colpevole di aver fame, colpevole di aver subìto un abuso. Il mio peso – a parte alcuni chili che ho perduto – è nella norma. Ogni giorno combatto e ogni giorno ho paura. E’ un circolo vizioso. Ma so anche che posso arrivare alla guarigione, benché sappia che andrò per le lunghe; dopo 4 anni e mezzo di TCA [troubles du comportement alimentaire: disturbi (turbe) del comportamento alimentare] è ora giunto il tempo di rialzare la testa.

Bulledespoir

 

 

 

BRICIOLE DI PANE [Briciole di pane è tra i primi 500 blog d’Italia ed è il quinto blog di Libero: ricco di dati, di analisi e di testimonianze di prima mano, come quella che qui riportiamo ]

 

Briciole di pane  - http://blog.libero.it/bricioledipane 

Guarire dai disturbi alimentari è richiudere con pazienza ed amore le ferite interiori, per non dover riempire i vuoti con cibo. Sfamare il bisogno d'amore è la ricetta per non dover sfamare più un corpo che questo amore implora con tutta la forza possibile

Messaggio N° 455

30 ottobre 2006 - 13,49

ciao..
che strano, è da un po' che mi riprometto di cercare qualcuno con cui parlare.., magari in forma anonima.. e così oggi finalmente ho deciso di scrivere sul motore di ricerca quelle due parole, anoressia e bulimia, che tanto mi fanno paura e mi rendono debole. Beh.. vi ho trovati..
Allora con non poco imbarazzo, mi presento e vi dico che: ho 24 anni e vi scrivo da Palermo, nonostante la mia età sono già laureata in Architettura e sto per conseguire un'altra laurea. Vi scrivo questo, non per "pavoneggiarmi", tutt'altro, nonostante l'ammirazione degli altri per i miei successi accademici e lavorativi io conservo dentro un dolore enorme..
Ho conosciuto il "dolore", quella sensazione che ti toglie il fiato e ti pressa la gola, quando ero molto piccola e mia madre cominciò a bere per placare il suo di dolore.
..Sono cresciuta fino ai 14 anni praticamente con mia nonna, o quanto meno facevo i due pasti fondamentali con lei.. la mia dolce nonna, che io tutt'ora adoro, ha sempre capito che nei miei occhi c'era il desiderio di una mamma che non mi facesse tutto quel male.. lei, ha sempre cercato di sopperire alla mancanza.. ma lo faceva anche col cibo..
Sono sempre stata sovrappeso.. ma a 14 anni persi 17 kg e da lì iniziò il mio tormento..
è il mio modo di urlarle contro.. ora che lei (mia madre) è uscita dalla sua malattia, sono io che le urlo contro, proprio come lei faceva quando era preda dell'alcool..
Io però lo sto facendo in modo silenzioso.. urlo in realtà contro me stessa.. quella parte di me che dopo che ne era uscita negli ultimi mesi ha voluto ricominciare perdendo fino a 20 kg..
..Non sono sottopeso nonostante io abbia perso 20 kg, ma la realtà è che vorrei davvero esserlo.. tutte le volte che mi peso e invece di aver perso, ho preso anche solo pochi etti.. per me è un fallimento..
Lo so che sbaglio.. per questo ho paura..
Vorrei che qualcuno mi portasse lontano, via da tutto, via anche da me.. ma poi dove, neanche io lo so…
grazie per avermi ascoltata