posted by heteronymos @ 17:47 - lunedì, 30 aprile 2007

Giovedì 19 aprile 2007

“Il Mattino di Padova” – “La Nuova Venezia” – “La Tribuna di Treviso”

 

Recensione a:

M. Galzigna, Il mondo nella mente. Per un’epistemologia della cura,

Marsilio, Venezia 2007, pp. 188, 12 Euro

 

di

Yamina Oudai Celso

 

Ci sono più enigmi nella nostra mente di quanti possa contenerne la nostra psichiatria, potremmo sintetizzare parafrasando l’Amleto shakespeariano. Metodologie, tradizioni culturali, categorie di significato talmente eterogenee e variegate da sfuggire alla rigidità semplicistica delle nosografie tradizionali, arrivando quasi a costituire un mondo a sé, o meglio quello che, mutuando il titolo dell’ultimo saggio di Mario Galzigna, potremmo definire “Il mondo nella mente” (Marsilio, Venezia 2006, pp. 188, 12 euro). Come orientarsi efficacemente tra i tortuosi meandri di questo microcosmo? Innanzitutto rinunciando all’irrealistica rappresentazione dell’Io come una sorta di monoblocco granitico che obbedisca agli schemi precostituiti di una scienza “ufficiale” e indiscutibile: quella stessa psichiatria intesa come propaggine del meccanismo autoritario e omologante esemplarmente messo in luce nelle pagine di Foucault. In tempi di resistenze pontificie al relativismo, Galzigna, storico della scienza ed epistemologo clinico alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Ca’ Foscari, rivendica invece la fecondità di un approccio relativista alla psichiatria, cioè l’esigenza di un accorto sincretismo metodologico che, senza rigidità pregiudiziali, affianchi alle prerogative dell’indagine clinica gli indispensabili apporti di tradizioni culturali ed epistemologiche “altre”, cioè di derivazione storica, antropologica ma anche extradiscorsiva ed extra-accademica. Un esempio tra tutti, le risorse del web, utilizzabile non solo per creare occasioni di dibattito informale tra addetti ai lavori, attraverso mailing-list, blog o riviste telematiche (come la “Psichiatry on line Italia” condiretta dallo stesso Galzigna), ma anche come luogo di un’esplorazione antropologica sul campo, dove allo psiconauta curioso è concessa l’opportunità di imbattersi nei risvolti meno convenzionali e prevedibili della perversione. Uno scenario privilegiato in cui, complici le barriere della virtualità e l’assenza di ruoli professionali predefiniti, si può accedere a quella che l’autore definisce “l’esperienza precategoriale” della perversione mentale o, più in generale, della straordinaria varietà dell’umano: feticismo, sadomasochismo, esibizionismo ma anche fanatismo ideologico o religioso, anoressia, bulimia, pedofilia e quant’altro. L’esplorazione del problematico crinale tra teorie e prassi psicoterapeutiche costituirà il tema del dibattito che si svolgerà Venerdì 20 Aprile, alle ore 18.00, alla Feltrinelli di Padova, dove il volume sarà presentato al pubblico con l’intervento dell’autore, di Paolo Santonastaso e di Adone Brandalise, entrambi docenti, l’uno di psichiatria e l’altro di teoria della letteratura, presso l’ateneo patavino. Al centro dell’attenzione, l’aspirazione ad una psichiatria non solo più saggia ma anche più umana, cioè capace di valorizzare, al di là di uno sterile paradigma di imparzialità, le risorse empatiche e controtransferali mobilitate dalla relazione fra paziente e terapeuta. Proprio come nella più genuina lezione freudiana.

 

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posted by heteronymos @ 13:35 - lunedì, 30 aprile 2007

 Recensione tratta da “Il Sole – 24 Ore”

 29 aprile 2007

 

(Riporto qui la recensione di Pagnini, dove si parla anche del mio libro, che uscirà anche in traduzione francese. Con il collega e amico Alessandro Pagnini avrò modo di discutere e di confrontare opinioni, punti di vista, consensi e dissensi in una presentazione del mio libro che si terrà prossimamente a Firenze e che verrà qui annunciata)

 

 

 

 

Un po’ più di cervello

 

di Alessandro Pagnini

 

   Psiche. Dizionario storico di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, 

   neuroscienzea cura di Francesco Barale, Mauro Bertani, Vittorio 

   Gallese, Stefano Mistura, Adriano Zamperini, 2 voll., Einaudi, 

   Torino, pagg. 1306, Euro 75 
   Mario Galzigna, Il mondo nella mente. Per un’epistemologia della 

   cura, Marsilio, Venezia, pagg. 188. Euro 12

 

    

         Scrivo qui di due opere diseguali, sia per mole e portata, sia per gli intenti che le ispirano. Psiche è un dizionario storico (anche se la storia, più che lo svolgimento delle voci, ne informa alcune scelte), un poderoso lavoro in linea con la tradizione “enciclopedica” einaudiana, firmato da autorevoli studiosi che, pur attenti a non tradire accuratezza e completezza di informazione, privilegiando un taglio fortemente selettivo e percettivo di tendenze. L’altro è una raccolta di scritti incentrati sui problemi epistemologici della psichiatria da parte di uno storico e filosofo della scienza che in passato ha dato importanti e originali contributi su Foucault, la psicopatologia, la psicoanalisi e la biologia. Le due opere, insieme, mi suggeriscono alcune considerazioni generali, e forse un po’ impertinenti, sullo status della filosofia della psichiatria in Italia.

         Psiche offre uno strumento di orientamento e di conoscenza nell’ambito delle “psico-discipline”, prezioso e innovativo soprattutto per le parti dedicate alle neuroscienze. E’ peraltro curioso che i curatori, nell’Introduzione, si premurino di concedere la prerogativa della “verità” alle neuroscienze con un’enfasi retorica (e tante litoti) che lascia più che altro trasparire il travaglio di una tale concessione. In Effetti, per la psicopatologia e per le “ermeneutiche” della mente dominanti nella nostra cultura, è un fatto nuovo ammettere che studiare il cervello è rilevante per chi studia la mente, e addirittura ammettere che i risultati odierni delle neuroscienze impongono una “nuova alleanza” con la ricerca fondamentale e in particolare con quella biomedica. Comunque, all’encomiabile proposito segue un esito solo parziale, Di questa alleanza, nei due volumi, salvo rare eccezioni, vi è traccia solo per la mera e del tutto estrinseca giustapposizione di voci redatte “internamente” alla psicoanalisi o alla psichiatria da una parte, e di voci tecnicamente neuroscientifiche e biomediche dall’altra. Un’alleanza che si risolve dunque in un riconoscimento di mera complementarietà: ci sono anche le neuroscienze!

         Eppure il nuovo emergere delle neuroscienze, cui sarebbe da aggiungere quello segnato dalle scienze cognitive e dalla filosofia della mente, dovrebbe offrire secondo me ( e secondo quanto è riconosciuto fuori d’Italia: vedi l’OxfordTextbook of Philosophy and Psychiatry recensito su queste pagine il 5 novembre 2006 ) l’occasione di ripensare alcuni aspetti rifondanti della ricerca e di concentrare l’attenzione su temi e problemi, concettuali e metodologici, ora sempre più centrali.

         Faccio alcuni esempi. In una bella voce come quella sull’elettroshock si scrive che “è ben noto che fattori non specifici a qualsivoglia trattamento, quali la remissione spontanea…, la regressione verso la media…e l’effetto placebo rivestono un’importanza cruciale nel determinare l’esito complessivo di un trattamento”; ma poi le voci relative, soprattutto “effetto placebo”, tema in questi anni al centro di interessi filosofici, antropologici e neurobiologici con rilevanti risvolti teorici e sperimentali, non ci sono. Non c’è neppure una voce che riguardi l’evoluzionismo, nonostante il recente impatto “rivoluzionario” della psichiatria evoluzionistica; e viene praticamente ignorata la filosofia della mente, che compare nella voce “scienza cognitiva” di Domenico Parisi, molto compressa e sbilanciata verso la teoria delle reti neurali, e misteriosamente non è evocata neppure come semplice rimando bibliografico nella voce “mente” (assai scarna e per nulla storica; anche se, in questo caso, la storia avrebbe fornito importanti lumi).

         Anche per la voce “azione” sarebbe vano cercare qualche indicazione circa l’odierna filosofia dell’azione. E nonostante l’oggetto dell’opera sia la psiche, non vi si cerchi il minimo cenno alla folk psychology; neppure nelle voci, ben due, dedicate all’ “empatia”, dove si racconta tuttosulla storia del concetto da Lipps alla psicoanalisi e si rinvia correttamente anche alla voce “neuroni specchio”, ma non si trova traccia del cruciale e attualissimo dibattito tra sostenitori della Theory Theorye sostenitori della Simulation Tehory: vedi in proposito, per un punto critico che considera anche le implicazioni psicoterapeutiche di una particolare accezione “relazionale” di mente, l’ottimo recente C. Meini, Psicologia per natura, Carocci.

         La scelta di escludere la filosofia della psicologia da quest’opera, ancorché legittima, ha dei costi: impedisce, per esempio, di ripensare alla luce della filosofia del linguaggio e del contenuto cosa sia l’ “interpretazione” (la voce di cui, assieme a “intenzionalità”, si avverte la mancanza); ignora la “metafisica” che sta dietro a ogni soluzione del problema mente/corpo; esclude una riflessione sulla “causalità psichica”, che vede oggi contrapporsi, in modo per nulla marginale all’impostazione di tanti temi considerati naturalisti e “normativisti”. Eppure qua e là qualche filosofo è ricordato. Ma mi sembra esemplare il destino toccato a Donald Davidson, uno degli autori più influenti nella letteratura corrente sul mentale e sull’azione, citato una sola volta in un elenco di autori, tra cui Putnam e Fodor, che hanno “favorito una rinascita degli studi su Brentano” (sic!).

         Galzigna appare invece assai più sensibile alla dimensione filosofica del contendere intorno al mentale, e offre spunti interessanti e nuovi per una “critica dell’io unitario”, sulla diagnosi di casi clinici controversi, sulla psichiatria on line, sull’eredità basagliana coniugata con le attualissime istanze dell’ambientalismo.

         Qui gli faccio torto a limitare le mie considerazioni, e di dissenso, unicamente alla parte metodologica ed epistemologica.

         Ma anche lui, che si mostra ricettivo delle “sfide” che le neuroscienze hanno portato alla psicopatologia classica, alla fine non va oltre la conclusione irenica che “psicofarmaci e psicoterapia…possono e devono essere complementari” nel trattamento di certe patologie.

         Con Galzigna, ritengo la tradizione che (soprattutto in Italia) sposa psicoanalisi e psichiatria fenomenologico-esistenziale una tradizione nobile e importante. Ma forse un’epistemologia avvedutamente normativa (quella che Galzigna disprezza in quanto “pretesa patetica e irrealizzabile”) aiuterebbe a capire che non è un’acquisizione definitiva; e un confronto onesto con quella tradizione filosofica di cui lamento l’assenza anche nel dizionario ne sarebbe l’indispensabile arricchimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

 

 

 

 

 

          

 

 

 

 

 

 

 

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