posted by heteronymos @ 01:21 - domenica, 13 gennaio 2008

Lee Smolin
Lee Smolin. La teoria delle stringhe

Lauro e Mario Galzigna

LA TEORIA DELLE STRINGHE

                           ALLE FRONTIERE DELLA FISICA
                        


 

 

 

 

http://www.astronomia.con/wp-content/uploads/2007/06/teoria-delle-stringhe-big.jpg

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                   Oggetto del libro di  Lee Smolin, L’ universo  senza stringhe. Fortuna di una teoria e turbamenti della scienza (Einaudi, Torino, 2007, pp. 368), è un quesito che riguarda la fisica e, in generale, tutta la scienza moderna, anche se l’autore si interroga soprattutto sulla formulazione della teoria standard delle particelle, cuore della nostra immagine della materia e del mondo naturale.

I paradigmi della fisica teorica si sono sviluppati in maniera ininterrotta a partire dalle idee di Galileo e di Newton sul moto, nel XVII secolo, proseguendo con quelle di Faraday e Maxwell sull’elettromagnetismo, fino agli inizi del ‘900 con la teoria dei quanti di Planck e Bohr e la relatività speciale e generale di Einstein. Non fu però possibile raggiungere un’unificazione tra teoria quantistica e teoria relativistica come era successo per quelle dell’elettricità e del magnetismo nel secolo XIX, perché una vera e propria impasse sembrò sbarrare la ricerca della cosiddetta gravità quantistica.

Il tentativo ambizioso di conciliare la visione quantistica con quella relativistica è stato la cosiddetta teoria delle stringhe proposta negli anni ’70 del ‘900. Si tratta di uno strumento matematico elegantissimo e complicato che però, dopo più di trent’anni, non è stato verificato né falsificato da alcun dato sperimentale.

La stringa è un oggetto uni-dimensionale, laddove la particella è un oggetto puntiforme e zero-dimensionale, per il quale è piuttosto difficile  raffigurare lo spin; non è infatti possibile usare allo scopo l’immagine di una rotazione attorno al proprio asse dal momento che una struttura puntiforme non possiede alcun asse. L’idea di stringa si adatta alla teoria quantomeccanica dell’onda-corpuscolo di cui sembra giustificare alcune stranezze, oltre ad essere compatibile con molti concetti portanti della teoria fisica, come la simmetria e le sue rotture. Le stringhe possono essere aperte o chiuse, prive di massa come i fotoni che deriverebbero da vibrazioni di stringhe aperte o  gravitoni che deriverebbero da vibrazioni di fibre chiuse. Una delle grandi potenzialità della teoria è che essa permetterebbe l’unificazione di bosoni e fermioni perchè entrambi deriverebbero dalle oscillazioni di un solo tipo di oggetti fondamentali. Da queste originerebbero anche i campi di gauge responsabili di elettromagnetismo e forze nucleari deboli.

La teoria delle stringhe impiega inoltre concetti topologici compatibili con una geometria dello spazio che può comportare molteplici dimensioni, variabili nascoste e altri  enti matematici applicabili ai comportamenti delle particelle elementari finora postulate teoricamente e identificate sperimentalmente. L’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente è il bosone di Higgs, con il relativo campo che ci si aspetta venga identificato in breve tempo dall’enorme macchina del CERN di Ginevra. E’ però possibile che il tentativo fallisca. Questo possibile fallimento, che avrebbe conseguenze destabilizzanti sull’intera nostra immagine dell’universo, implicherebbe anche una crisi del cosiddetto modello standard. Come è noto, il modello standard è stato costruito per rappresentare l’insieme delle forze e delle particelle conosciute sperimentalmente e inquadrate in una teoria. Scrive Smolin (p. 13): “Dodici particelle e quattro forze sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per spiegare ogni cosa del mondo conosciuto. Inoltre, comprendiamo molto bene le caratteristiche fisiche essenziali di di queste particelle e forze. Tale comprensione si esprime in una teoria che rende conto di tutte queste particelle e di tutte queste forze tranne la gravità: il modello standard della fisica delle particelle elementari o, in breve, il modello standard. In questa teoria, che non presenta il problema degli infiniti […], possiamo calcolare qualsiasi cosa ottenendo come risultato un  numero finito. Da quando è stata formulata, più di trent’anni fa, molte sue previsioni sono state verificate sperimentalmente. Ogni singolo esperimento ha confermato la teoria”.

Il bosone di Higgs – definito dal Nobel Leo Lederman “la particella di Dio” – è dunque l’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente. Il successo o lo scacco dell’identificazione sperimentale della “particella di Dio” sarà decisivo rispetto al destino del modello standard e della stessa teoria delle stringhe. In questa prospettiva, Smolin mette in evidenza il carattere della teoria delle stringhe che ne fa una sorta di gioco d’azzardo, in cui si può vincere ma si può anche perdere.

Il problema è che in questi ultimi anni stringhisti sono comunque diventati quasi tutti i fisici degli USA che hanno occupato le cattedre di fisica teorica. Smolin è stato stringhista e in certo senso lo è tuttora, anche se, con grande onestà intellettuale, è pronto a riconoscere di essersi potuto sbagliare. Nonostante la mancanza di una solida base sperimentale, la teoria delle stringhe è diventata paradigma dominante: il suo predominio – che non è affatto assoluto, che è stato costellato da critiche, scetticismi e confutazioni – sembra davvero decretato dalla grande quantità di consensi che la teoria stessa ha ricevuto nell’ambito della comunità scientifica. Con buona pace di Karl Popper, il successo di una teoria scientifica che tiene banco da circa trent’anni è stato decretato soprattutto da fattori di carattere sociologico e istituzionale. Afferma infatti, drasticamente, Smolin: “L’incompletezza della teoria delle stringhe è tale che la sua stessa esistenza è una congettura non dimostrata” (p. XVII).

 

Date queste premesse, si può dire che la lettura del saggio di Smolin è abbastanza ansiogena, per due sostanziali ragioni: a causa del condizionamento degli enormi capitali spesi per la costruzione delle apparecchiature necessarie alla verifica sperimentale, ma soprattutto a causa della sensazione di catastrofe legata al possibile fallimento della verifica in corso.

Smolin riconosce l’era scientifica attuale come una fase rivoluzionaria della storia del pensiero scientifico, anche se si tratta di una rivoluzione incompleta.

Tale incompletezza può essere associata a cinque problemi ancora in attesa di soluzione, il primo dei quali è l'unificazione della teoria quantistica con quella della relatività generale. Questo comporta un completamento della teoria quantistica che, così com’è, si deve considerare incompiuta. Occorre quindi liberare il modello standard delle forze e delle particelle dai pericoli di produrre quantità infinite non rinormalizzabili. E la “rinormalizzazione”, come è noto, è un procedimento matematico mirato ad eliminare le quantità infinite riducendole a quantità finite. Un procedimento matematico, dunque. O, più esattamente, come è stato detto, un “espediente matematico”, se non addirittura un “imbroglio matematico” (Leo Lederman).

Un quarto problema riguarda l’esistenza di una materia oscura e di un’energia oscura, mentre il quinto e ultimo problema attiene alla modifica dei valori della gravità a grande scala (ci si chiede quindi perché i parametri del modello standard abbiano i valori che hanno).

Naturalmente la storia è molto più complicata di quanto non possa trasparire da questa scheletrica esposizione, sia in relazione all’insieme delle cose materiali esistenti che a quello delle astrazioni teoriche possibili.

E’ pertinente, qui, il richiamo ad un pensiero di Spinoza, secondo il quale l’ordine e la disposizione delle cose corrisponde all’ordine e alla disposizione delle idee. Questo equivale ad unificare geometria e mondo degli oggetti in un’ipotesi refrattaria ad ogni verifica o falsificazione. Se lo sviluppo della fisica dal XVII al XX secolo sembra convalidarla, parrebbe che oggi, con l’impossibilità di ottenere una prova sperimentale della teoria delle stringhe, si sia raggiunto una sorta di limite invalicabile.

in: fisica
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Commenti
#1    13 Gennaio 2008 - 12:38
 
Ciao Het: ho acquistato solo ieri il libro di Smolin e mi riservo di leggerlo prima di offrirne un feed back; posso tuttavia esprimere sin da subito l'apprezzamento per averlo recensito.
Ci vuole parecchio coraggio per affrontare questi argomenti, sia per la loro complessità intrinseca, sia per l'eco che potrebbe generarsi in caso di esito negativo della ricerca. Posso altresì testimoniarti la grande difficoltà di entrare nel dettaglio della teoria delle superstringhe e della necessità di sganciarsi dalle visioni consuete per costruirsi un idoneo modello mentale affine a quello presentato nvero assai lontano dalle nostre abitudini euclidee.
Abbiamo altresì fatto molta fatica a superare la visone geocentrica così come ad amemttere che Newton valeva solo in porzioni limitate di realtà.
ma il solo parlarne qui, in un blog, dove il concetto di dimensione è quantomeno aleatorio, credo sia perfettamente allineato alla bisogna.
Aggiungo che sarebbe davvero elegante se così fosse ma non credo che il desiderarlo possa rendere effettivo l'applicarlo.
Di artifizi matematici è colma la storia della scienza e questo non mi preoccupa più di tanto; mi tocca invece più da vicino la riscoperta della fantasia e dell'immaginazione nella ricerca di frontiera, poichè credo nessun calcolatore seppur potente, potrà mai battere l'uomo in fantasia.
e proprio perchè l'uomo secondo i canoni standard NON dovrebbe esistere in quest'Universo, che confido, grazie al suo esser estraneo al modello, che arriveremo a coglierne l'essenza.
Ci rimugino, leggo, e poi ti dico.
A presto
GB
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#2    13 Gennaio 2008 - 13:08
 
caro astro,
grazie per il commento. Sto cercando di ampliare la recensione (che verrà pubblicata, nella sua forma più estesa, in POL.it) analizzando, questa volta dal punto di vista dello storico e dell'epistemologo delle scienze, la parte finale del libro, e in particolar modo l'avvincente capitolo XVII (pp. 289-306), dove l'autore fa i conti con Kuhn, Lakatos e soprattutto Feyerabend.
Andiamo avanti, allora, e continuiamo a interagire liberamente (questo il vantaggio dei blog!).
bye
Mario
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#3    13 Gennaio 2008 - 13:28
 
Mi ci butto anch'io su quel capitolo allora...

a presto
GB
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#4    13 Gennaio 2008 - 18:59
 
We are stardust,
billion year old carbon
We are golden,
caught in the devil's bargain
And we've got to get ourselves back to the garden

(John Mitchell)


non ho molto da dire,
perchè poco conosco,
conosco per sommi capi la teoria delle strighe, perchè mi sto appassionando alle "varietà di Calabi-Yau" (colpa di Astro!!) e mi sono immersa nella Teoria M, che è per ME super- ostica, ma una magnifica SFIDA,
so del bosone di Higgs, perchè mi aveva meravigliato la definizione di "particella di dio" letta sulla copertina di un libro di Lederman girovagando in libreria, e mi sono un po "documentata",
ma non vado oltre,
ma sono curiosa e vi seguirò,
so che capirò ben poco,
ma quello che non conosco mi affascina oltre modo...

chicca
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#5    13 Gennaio 2008 - 19:24
 
è ostica per tutti, chicca!
grazie del tuo commento: sono sempre più ammirato [je ne le dis pas pour te flatter:-)] dalla vastità dei tuoi interessi...
(scusa la frasetta gallica...così impari a usare sempre la lingua dei colonizzaotori) :-)
un affettuoso saluto
mario
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#6    13 Gennaio 2008 - 19:52
 
Mi sono lasciata affascinare subito dal paradigma concettuale della teorie delle stringhe quando ho letto "L'universo elegante", ma sapevo di dover frenare l'entusiasmo. Green avvisava a chiare lettere che si trattava di una "teoria giovane" e che il lavoro in fieri a tal punto che non si poteva prevedere come si sarebbe concluso. Era impressionate anche la notazione sull'impossibilità di scrivere l'equazione fondamentale alla base della teoria a causa della complessità matematica. Attraverso il filtro della mia formazione umanistica "l'universo elegante" nella mia lettura si è trasformato in un mondo fantastico in cui era bello vibrare. Ora arriva Smolin e mi crea una bella delusione. Non ho letto il libro, forse lo leggerò, dopo aver valutato se sono all'altezza. Vi sono grata per questa recensione che ha condensato con chiarezza argomenti e problemi.
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#7    13 Gennaio 2008 - 19:53
 
...è in fieri...
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#8    13 Gennaio 2008 - 20:27
 
una cosa posso dirti del libro di smolin: ti fa apprezzare la teoria che contesta...e poi ci sono capitoli (come quelli della parte finale) molto più avvicinabili dal lettore non specialista.
Ciao e grazie del passaggio.
Mario
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#9    13 Gennaio 2008 - 21:56
 
Mondi impossibili. Una fantasia

“E’ pertinente, qui, il richiamo ad un pensiero di Spinoza, secondo il quale l’ordine e la disposizione delle cose corrisponde all’ordine e alla disposizione delle idee.”

“ Il bosone di Higgs – definito dal Nobel Leo Lederman ‘la particella di Dio’ ”. Siamo un po’ nello gnosticismo; i bosoni come gli eoni e il pleroma. La ricerca della terza parte di spazio che diventa tempo, come la ricerca di Dio, necessaria e impossibile. Tempo e necessità, la spirale che avvolge l’universo e noi stessi, il limite alla nostra azione nel mondo. La nostra esperienza dello spazio appartiene al passato, al tempo, viene alla luce sotto una nuova forma: “i luoghi del passato”; mentre il tempo, per noi, non è ormai che un eterno presente nel quale ci muoviamo. Joyce sullo spazio-tempo: “Un’equazione insoddisfacente tra un esodo e un ritorno nel tempo attraverso lo spazio reversibile e un esodo e un ritorno nello spazio attraverso il tempo irreversibile”. Non c’è una strada che può tornare indietro nel tempo, nel passato. Entropia, disordine dell’universo in continuo e costante aumento. Così, anche le nostre vite vanno verso il disordine totale, l’irrealtà della morte. Gli istanti-tempo, sola realtà possibile (Barbour). Arrivare ad una “formulazione matematica del sistema filosofico di Leibniz, la sua ‘monadologia’, unica alternativa al materialismo cartesiano newtoniano” (Barbour, Smolin). Leibniz e i mondi impossibili. Punto di vista unico delle monadi che si ordinano nello spazio. Commento di Deleuze: “I punti di vista non sono su qualcosa di esteriore. Esteriori sono soltanto gli altri punti di vista”. La monade riflette l’universo, ovvero è il suo universo. “La monade è elemento di questo mondo costituito sul possibile, ma è composta di infinite minime percezioni, e immersa nell’universale risonare dell’impercettibile e invisibile. La danza dell’essere.” (Cacciari)
“L’uomo è terrorizzato dall’idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall’eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi, essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale. In questo spazio di cui hanno paura, gli esseri umani imparano a vivere e a morire; in mezzo al loro spazio mentale si creano la separazione, la lontananza e la sofferenza”. (Houellebecq)
“Lo spazio è nel punto; non è il punto ad essere nello spazio” (Deleuze). Nel punto di vista (metafisico) è incluso lo spazio del mondo. Bisogna spostarsi su un piano assolutamente non umano per superare le separazioni definitive. Quando gli altri scompaiono, poniamo rimedio facendo il vuoto dentro noi stessi, un vuoto cosmico.
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#10    13 Gennaio 2008 - 23:51
 
alfred,
grazie di questo commento, un vero dono. Valeva la pena recensire Smolin, se non altro per produrre derive creative e originali come la tua.
Una deriva creativa sulla quale voglio meditare, con calme, per punti, magari sollecitandoti di volta in volta.
Ti chiedo solo, ora, di dirmi a cosa ti riferisci quando citi Houellebecq, autore che non conosco.
Ciao e grazie ancora.
Mario
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#11    14 Gennaio 2008 - 03:39
 
# 5
la lingua dei colonizzatori!!!::)))
ma quali saranno poi i colonizzatori?!!!!
merci, merci

Je voudrais t'offrir la lune
mais elle est tombée dans un puits profond,
saisis-la doucement
et rends-la au ciel nocturne,

elle sera à toi

jusqu'à la prochaine illusion
jusqu'au prochain désir
jusqu'à la prochaine éclipse

chicca
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#12    14 Gennaio 2008 - 10:42
 
Non ho paura dello Spazio
Non ho paura dell'Universo
Al massimo posso essere timoroso del Tempo poichè non ne ho mai abbastanza
Ho invece paura degli uomini
di cui inizio ad averne abbastanza
GB
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#13    14 Gennaio 2008 - 12:23
 
Dai tempi dell' università ho purtroppo perso un po' di vista questi affascinanti argomenti.

Ma il "fallimento della verifica" vuol dire che non si riesce ad identificare il famoso bosone oppure che si riesce a dimostrare che non esiste (la seconda cosa mi sembra più ardua) ?

Nel primo caso la teoria non è necessariamente falsificata, nel secondo caso torneremmo semplicemente indietro ai tentativi di unificare la fisica quantistica con quella relativistica.

Oggi infatti non credo ci siano molte valide alternative a quella delle stringhe.

Non riesco in nessuno dei due casi a vederla come una condizione di "salto nel buio" come fu la scoperta dei primi fenomeni quantistici.

Sbaglio ?
Ciao

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#14    14 Gennaio 2008 - 14:29
 
@ Mario: Intanto sono andato a leggermi qualche frammento di “Marco e Mattio” di Vassalli su Tecalibri. Anche se la sua storia di Dino Campana “la notte della Cometa” non mi convinse.
Houellebecq, la citazione è presa da “Le particelle elementari”, storia di due fratell-astri, l’uno scienziato, impermeabile a qualunque emozione; l’altro uomo di lettere, attirato patologicamente dal sesso. Lo stesso autore, prima di diventare lo scrittore Houellebecq, aveva seguito studi scientifici.
Confesso che per me la lettura di testi propriamente scientifici, soprattutto se si parla di fisica quantistica o matematica pura, è sempre difficile, anche se affascinante. Più facile abbordare il discorso scientifico attraverso la filosofia, autori come Morin, Bachelard, Serres, lo stesso Bergson, danno una buona mano. Attraverso Koyrè o Kuhn, invece, non sono mai arrivato a “suggestionarmi”. Con Feyerabend è andata un pochino meglio.
Con la monadologia siamo già nella poesia. Le monadi, che Leibniz definisce come “punti metafisici”. Cosa dire, Leibniz in quel testo fa sognare. Lo si può gustare attraverso Deleuze, o Cacciari; con Badiou è un po’ più difficile.

@ Astrogigi: “ Le silence éternel de ces espaces infinis m’effraie ” (Pascal). Credo d’aver capito dell’universo mondo più da Pascal, Poe, Blanqui che da un trattato d’astrofisica. Potenza del verbo, della fantasia.
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#15    14 Gennaio 2008 - 14:49
 
@Alfred, io preferisco Einstein, Penrose, Hawking.
Non potrai mai comprendere il Cosmo se non parli la Sua lingua. E quella si chiama Matematica.
Tutto il resto sono solo parole.
GB
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#16    14 Gennaio 2008 - 15:59
 
Non per fare il "moroteo":-)...
ma stavolta sono d'accordo con entrambi. Con Astro e con Alfred.

- Capire il Cosmo, ha ragione Astro, significa misurarsi con i linguaggi che lo descrivono (in primis la matematica, ovviamente). Come epistemologo delle scienze e storico delle scienze non ho mai apprezzato i lavori che evitano di misurarsi con le specificità disciplinari della scienza presa in esame. Anche un esame sociologico (culturale, antropologico...) di una determinata scienza non può, se vuole essere un esame pertinente e non superficiale, bypassare lo specialismo in questione. Nel mio lavoro, infatti, mi riallaccio ad una tradizione storico-epistemologica francese (Bachelard, Canguilhem, Koyré, in una certa misura anche Foucault) dentro la quale si è sempre perorata la necessità di una "double formation". Personalmente - soprattutto per la biologia e la psichiatria - ho attraversato l' "inferno" di una doppia formazione: di una formazione specifica, scientifica, a partire dalla mia formazione storico-filosofica di base...

- Detto questo (e ora mi riallaccio ad Alfred), è sempre esistito un pensiero della scienza ed attorno alla scienza. Lo stesso Smolin, per rimanere in tema con il post, fa i conti con Kuhn, Lakatos e soprattutto Feyerabend, come ho già detto, nel capitolo XVII (pp. 289-306) del suo saggio. Anche gli scienziati si misurano dunque con la filosofia, affrontando spesso in maniera nuova e radicale i suoi stessi problemi. Un solo esempio (e poi chiudo): il Nobel Ilya Prigogine, padre della termodinamica dei sistemi irreversibili (aperti), sente il bisogno, negli anni 80 del secolo appena trascorso, di un bilancio teorico e storico della sua nuova termodinamica. Per scrivere questo bilancio, si rivolge ad una filosofa ed epistemologa (Isabella Stengers): a quattro mani, i due scrivono uno dei più bei libri di scienza e sulla scienza di questi ultimi 30 anni: "La nuova alleanza" (Einaudi), dove, ad esempio, viene stabilito un affascinante parallelo tra la nuova termodinamica e la filosofia rizomatica di Gilles Deleuze!...Il titolo di questo libro che non esito a definire epocale, è eloquente: si tematizza, in effetti, la necessità di una "nuova alleanza" tra le scienze della natura e le scienze dell'uomo!

Mi scuso per la lunghezza del commento.
Devo una risposta a melogrande e ad harmonia, ma voglio pensarci.
bye
Mario
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#17    14 Gennaio 2008 - 16:22
 
@Het: De casu et necessitate mi pare sia dello stesso Prigogine che per quel che mi riguarda è tra le maggiori fonti di ispirazione quando devo andare "oltre..."
Non è mio stile sputare sentenze tantomeno trincerarmi dietro citazioni incomprensibili: nel mio cammino da apprendista stregone delle sideree cose, ho sempre avuto necessità della mente prima che della calcolatrice. Ma per passare dalla teoria, dall'intuizione, dalla dimensione pensata, alla dimostrazione scientifica secondo il metodo in uso ormai da Newton in poi, mi affido alla impersonale, inumana, distaccata dalle umane incertezze lex mathematica.
Tendo di conseguenza a diffidare di chi usa solo l'una o l'altra delle due strategie, vuoi per la naturale tendenza a dar credito ai fatti scientificamente provati più che ai voli pindarici della mente di cui vado perennemente affetto sin dai primi stentorei vagiti nel mondo dell'Astronomia.
Dietro ogni modello cosmologico c'è più di un flosofo, più di un pensatore interdisciplinare.
Ma alla fine la sintesi e la verifica si ottiene con i dati che si procurano e si elaborano con strumenti matematici.
Il grosso ostacolo che ora si pone è che per affrontare l'abbattimento del muro cui da 30 la fisica cozza, sembra necessario formulare una nuova matematica la cui complessità per ora ci impedisce di trovare una risposta.
Questo ancora non significa che la diretta via sia del tutto smarrita.
Ribalto i ruoli allora e confido nella matematica come metodo, e nella mente come strumento.
Ma nel rispetto della logica e delle conoscenze acquisite dalla fisica.
GB.
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#18    14 Gennaio 2008 - 21:05
 
“La natura da risposte solo a coloro che riconoscono di appartenergli”; più nulla è osservabile dal di fuori. Il sapere scientifico è “ascolto poetico della natura”, processo inventivo in un mondo aperto. Prigogine e Stengers nella Nuova alleanza, citando Deleuze, vedono il soggetto pensante non più come un’entità stabile, ma come preda dell’idea, così come il dormiente lo è dei sogni. Simili a larve, subiamo movimenti terribili di adattamento. “La drammatizzazione avviene nella mente del sognatore, ma anche sotto l’occhio critico dello scienziato…”.
La pagina di Deleuze da D.R. che Prigogine e Stengers citano un po’ troppo parzialmente per ritrovarne la bellezza è questa:
“Ogni tipologia è drammatica, ogni dinamismo una catastrofe. Ci dev’essere qualcosa di crudele in questa nascita di mondo che è un cosmo, in questi mondi di movimenti senza soggetto, di ruoli senza attore. Quando Artaud parla del teatro della crudeltà, lo definisce soltanto come un ‘determinismo’ estremo, quello della determinazione spazio-temporale in quanto essa incarna un’Idea della natura o dello spirito, come uno ‘spazio turbato’, un movimento di gravitazione ruotante e aggressivo capace di toccare direttamente l’organismo, una mera messa in scena senza autore, senza attori e senza soggetti. Non si scavano spazi, non si fanno precipitare o non si rallentano tempi se non a prezzo di torsioni e di spostamenti che mobilitano e compromettono tutto il corpo. Punti scintillanti ci trafiggono, singolarità ci fanno regredire, ovunque scorgiamo il crollo della tartaruga e il suo slittamento vertiginoso di protovertebre. Persino il cielo soffre dei propri punti cardinali e delle proprie costellazioni, che iscrivono sulla sua carne un’Idea, come “attori-astri”. Ci sono attori e soggetti, ma si tratta di larve capaci soltanto di sopportare i tracciati, le variazioni e le rotazioni. Dopo è troppo tardi. Ed è vero che ogni Idea fa di noi delle larve che abbiano deposto l’identità dell’Io come la somiglianza del me.”
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#19    14 Gennaio 2008 - 21:20
 


Ci dev’essere qualcosa di crudele in questa nascita di mondo che è un caosmo
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#20    14 Gennaio 2008 - 21:35
 
Prego ?
GB
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#21    14 Gennaio 2008 - 22:20
 
Caosmo = caos + cosmo...
Un neologismo tratto da Gilles Deleuze. Il filosofo, lo scienziato e l'artista, secondo Deleuze, pensano e tematizzano il caos: tracciano tre piani sul caos...
Non spaventiamoci davanti alla singolarità di certi neologismi.
Bosoni, caosmo: due neologismi nati in due discipline differenti, la fisica e la filosofia. Due dispipline che Prigogine ha sentito il bisogno di mettere assieme...
E non è un caso isolato: si pensi al concetto di "sincronicità", sviluppato assieme da Wolfang Pauli - noto gigante della meccanica quantistica - e Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, a cui dobbiamo il concetto di inconscio collettivo e di archetipo.
La storia della scienza e della filosofia del secolo appena trascorso è ricca di questi grandi momenti di "ibridazione"...
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#22    15 Gennaio 2008 - 04:28
 
Continuando a rimuginarci sopra mi viene da notare che una teoria scientifica che per sua natura non può essere assoggettata ad una verifica o falsificazione, semplicemente non è più una teoria scientifica.
Questo non significa naturalmente che non sia nulla.
Tutte le grandi domande della vita, su Dio, sull' anima, sul senso dell' esistenza sfuggono ad ogni tentativo di verifica sperimentale, ma è difficile immaginare di poter condurre la propria vita ignorandole del tutto.

In tutti gli esperimenti l' osservatore disturba il sistema osservato, nella fisica delle particelle tale disturbo diventa così predominante che la risposta che otteniamo (ad esempio, sei onda o sei particella ?) dipende dal MODO in cui poniamo la domanda...la natura sembra prendersi gioco dello sperimentatore, questo fu il grande buoi all' inizio del Novecento.

Non sorprende che quanto più ci spingiamo verso le alte energie, tanto meno siamo sicuri di quello che troviamo, e se quello che troviamo sia realtà soggiacente al sistema osservato, o generato dall' atto stesso dell' osservazione.
Il principio di indeterminazione come invalicabile colonna d' Ercole.
Non più oltre...

Nel momento in cui la verifica sperimentale diventasse anche in linea teorica impossibile non resterebbe che concludere che ci troviamo ormai "oltre" la fisica e quindi, semplicemente e letteralmente nella meta-fisica.

Un po' come attraversare il deserto dalla parte opposta ritornando dalla scienza alla filosofia, chiudendo il cerchio fra le culture dopo un immenso viaggio.

Diceva Galileo che il gran libro della natura è scritto in caratteri matematici, e se uno vuole assaporarne l' intera bellezza, deve impararne la lingua.
Perchè sia così non lo sappiamo, possiamo immaginare che la matematica sia nata nella mente umana come riflesso di un ordine naturale preesistente, che è un modo uguale e contrario di intendere il concetto di Spinoza (ma anche di Hegel, mi pare...)

Non posso dirti quanto piacere mi abbia dato questa scorribanda, di cui ti sono grato, Mario.
A presto.


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#23    15 Gennaio 2008 - 04:33
 
Buio, volevo dire, i buoi non c' entrano, mannaggia !
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#24    15 Gennaio 2008 - 07:47
 
Ditemi se ho capito giusto!
Quella della teoria delle stringhe è per Smolin una rivoluzione incompleta (infatti ancora non è stata verificata né falsificata) perché mancano alcune cose e restano problematici alcuni aspetti, ovvero:

Mancano:
1. una combinazione della teoria quantistica con quella della relatività generale
2. un completamento della teoria quantistica
3. l'unificazione del modello standard delle forze e delle particelle (pericolo produzione di quantità infinite) per una normalizzazione (imbroglio matematico?)

Danno problemi:
4. l’esistenza di una materia oscura e di un’energia oscura
5. la modifica dei valori della gravità a grande scala

Un passo avanti sarebbe:
Scoprire che la particella di Dio, ovvero il bosone di Higgs (attualmente solo postulata) venga documentata sperimentalmente (con il relativo campo)

Giusto?
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#25    15 Gennaio 2008 - 07:58
 
@Emmart: hai detto nulla.....
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#26    15 Gennaio 2008 - 08:18
 
@Het: lascio una riflessione che potrebbe risuonare blasfema: ti prego, se la ritenessi tale, di eliminarla appena la leggi.
Nel modello cosmologico attualmente in auge (Big Bang) tutto avrebbe avuto inizio in un istante detto t-zero in cui una grande esplosione avrebbe dato inizio all'Universo, generando sia le componenti Spazio, sia la componente Tempo, decretando l'avvio delle danze cosmiche.
Il fatto di avere già tutto l'universo concentrato in un punto a densità infinita che poi per un qualche divino capriccio decide di deflagrare, priva il modello di una sua definitiva possibilità di verifica sperimentale.
Ciò che la sfida delle Superstringhe, ed in generale la comunità scientifica sta cercado disperatamente di fare, è di disfarsi di Dio, di quella componente infinita che elimina ogni possibilità di verifica strumentale, numerabile, riproducibile. (Rinormalizzazione)
La scienza non può dirsi soddisfatta di metodiche di verifica basate sul processo di fede.
Per fede intendo il credere perchè vuolsi così colà dove si puote....
Non connoto ne coniugo le diverse espressioni di fede.
Il paradosso da superare è critico poichè se è vero che il processo di ricerca nasce dal dubbio, obbiettivo è annullare OGNI dubbio, portando all'evidenza sperimentale la legge che regola il fenomeno in esame.
Ogni processo di pensiero è utile alla crezione di modelli, di strategie che portino alla comprensione, ma non ha alcun valore se non supera la verifica sperimentale, l'analisi numerica, la formulazione secondo la lingua SENZA dubbio: la Matematica.
Questa caratteristica (di essere sine dubio), rende la matematica qualcosa che va OLTRE l'uomo, non è relativa, esiste cioè anche SENZA l'uomo.
Il principio di indetrminazione sembra sancire l'esistenza dell'elettrone nel momento che lo cerchiamo, definendo una probabilità che si trovi dove lo stiamo cercando, quasi negandone l'esistenza al di fuori della necessità nostra di rilevarlo.
La teoria del tutto, l'affresco delle 4 forze che insieme governano il tutto, non può considerare centrale e discriminante la presenza dell'uomo, perchè torneremmo al modello homocentrico medievale.
Si deve ricostruire un progetto dove l'uomo entra suo malgrado, ma come disturbo, come spuria, come effetto collaterale, come armonica se sembra poiù elegante, come effetto caotico.
In caso contrario rischiamo di dimostrare l'esistenza di Dio.
Perdonate il percorso tortuoso e prossimo alla bestemmia, ma se ci stanno le meditazioni di Alfred58, provo a depositare anche la mia elucubrazione da astinenza da caffè che prontamente vado ad onorare.....
GB
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#27    15 Gennaio 2008 - 09:09
 
a me piace, astrogigi (meglio dei cartelli alla Sapienza, ahah!), perché è una sfida dell'uomo a se stesso.
Dio è la risposta facile a un bisogno - un bisogno di conoscenza e consolazione; la scienza, per come la vedo io, è la ricerca di risposte al solo bisogno di conoscenza. E sarebbe bello poter trovare consolazione qui, nel mondo vero, tra gli uomini, anziché altrove :)
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#28    15 Gennaio 2008 - 11:54
 
@melogrande
Una teoria senza verifica sperimentale non è una teoria scientifica...Credo lo si possa dire, e anche Smolin è incline a pensarla così, in fondo. Tuttavia, se sostituiamo alla parola teoria l'espressione "programma di ricerca", sulla scia di Lakatos, i conti tornano meglio. Il tempo storico di una teoria è proprio quello che intercorre tra l'elaborazione del programma di ricerca (fase A) e la verifica empirica (fase B). I due momenti sono sempre successivi, cronologicamente. Nel caso della teoria delle stringhe - caso unico nella storia della scienza - tra A e B sono passati circa 30 anni.
Lakatos corregge il falsificazionismo di Popper, che egli definisce ingenuo: secondo lui il progresso scientifico si realizza attraverso la competizione non di teorie scientifiche, ma di "programmi di ricerca", che comprendono anche la cornice concettuale (la visione del mondo) delle teorie medesime. Una teoria viene scartata, secondo Lakatos, "non perché una osservazione empirica la falsifica, ma perché viene proposta un'altra teoria che rispetto alla precedente 1)abbia maggiore contenuto empirico, 2) sappia spiegare perché la prima teoria ha incontrato il consenso degli scienziati, 3) abbia il suo contenuto empirico corroborato dall'esperienza. Lo sviluppo della scienza, pertanto, scaturisce dalla competizione tra teorie in cui prevale la concezione che appare più adeguata a spiegare i fatti". Lo sviluppo della scienza, secondo Lakatos, viene quindi scandito dalla competizione tra programmi di ricerca rivali. Questa posizione viene solitamente definita un "falsificazionismo metodologico sofisticato".
Mi fermo qui...
Ultima osservazione: il confronto tra livello teorico e livello empirico, fattuale, deve essere visto, in questa prospettiva, come confronto a tre: cioè tra due teorie rivali e i fatti. Una teoria viene scartata non quando qualche fatto la contraddice, ma solo quando la comunità scientifica ha a disposizione una teoria migliore delle precedente.
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#29    15 Gennaio 2008 - 12:41
 
@emmart
Se ti interessa l'argomento, ti consiglierei di leggere il libro (perlomeno le sue parti meno tecniche). Altrimenti rischi di incorrere in equivoci.
- Ad esempio: non si può parlare di "combinazione" della relatività e della meccanica quantistica, ma di UNIFICAZIONE. Il tentativo è cioè quello di costruire una teoria unificata, come avvenuto nell'800 per elettricità e magnetismo.
- Il modello standard non deve essere "unificato": è infatti un modello teorico valido, costruito su prove sperimentali. Semmai deve essere sottoposto a procedure di validazione.
- Il pericolo di produrre quantità infinite, come tu dici, non riguarda specificamente il modello standard. Riguarda, semmai, una teoria più generale che lo comprende. E' in genere un "pericolo" che riguarda tutte le teorie scientifiche.
- Infine tu scrivi: "la scienza, per come la vedo io, è la ricerca di risposte al solo bisogno di conoscenza". Appunto, per come la vedi tu. Magari la scienza fosse solo questo! La storia della scienza, da molto tempo, ha messo in evidenza le strette e necessarie interazioni delle teorie scientifiche con l'economia, i rapporti di potere, le culture, gli assetti istituzionali, le filosofie e le "metafisiche influenti", eccetera.

@astrogigi
Suggestivo il tuo intervento! Il profano che lo legge potrebbe tuttavia incorrere in un equivoco: potrebbe cioè pensare che il concetto di infinito (che è un concetto matematico) coincida con il concetto metafisico di Dio. Le due cose, penso che tu sarai il primo a sottolinearlo, vanno tenute distinte. E la rinormalizzazione, per ragioni analoghe, va ricondotta alla sua matrice genuina: non è, cioè, un'operazione filosofica tesa a scongiurare la presenza di Dio nella scienza. E', in se stessa, una tecnica di calcolo. Se poi vogliamo dare un'interpretazione filosofica relativa al perchè dell'uso di questa tecnica, possiamo certamente farlo: ma si tratterà di un'argomrentazione teoretica, priva di consistenza scientifica. Opinabile. Soggettiva (questa osservazione è rivolta, più che a te, a qualcuno che potrebbe leggerti in modo "ingenuo")...

ciao a tutti
mario
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#30    15 Gennaio 2008 - 13:58
 
Grazie per le buone letture. Buona Giornata
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#31    15 Gennaio 2008 - 14:14
 
Sisifo, Afrodite, La modification, Prometeo e gli uomini ibridi

Leggo nella prefazione di “Il caso e la necessità” di Monod: “Soltanto l’uomo, fra gli esseri viventi, è conscio della sua posizione nell’universo e quindi del suo destino. Egli è l’unico essere vivente che appartiene a due regni, la biosfera e il “regno delle idee”. Sono citati ad apertura del libro Democrito: “Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità”, e Sisifo di Camus, la sua “possibile” felicità, quelle lotte e quei bagliori minerali che bastano a riempire il cuore di un uomo. Nella prefazione viene anche citato M. Galzigna e la sua accusa a Monod di sconfinare nella metafisica. Un tempo scorrendo la bibliografia avrei ignorato il nome di Galzigna, oggi diventa impossibile, potenza della blogosfera. Gli altri se ne stanno barricati nelle università aspettando le truppe papali.
In un libro di Kuhn la cosa più poetica che trovo è un accenno al “corpuscolarismo”, e non c’è una ragione oltre la poesia. In Monod sono le forme di Afrodite ad attirarmi: “È il cesello dello scultore che fa emergere dal marmo le forme di Afrodite; ma la dea, essa, è nata dalla schiuma delle onde (fecondate dall’organo sanguinante di Urano): dai flutti il suo corpo si è dispiegato di per se stesso, da se stesso”. (Su Afrodite vedere anche inoui.splinder.com).
Se Monod scrive che la probabilità di vita sulla terra era quasi nulla, siamo sulle soglie della metafisica. Ma, come scrive Serres, la metafisica è a guardia dei punti critici, sta sulle soglie del bianco, dell’astrazione, del simbolo. Tra il prezioso materiale bianco che s’accumula dalla luna (Beckett) e l’abisso del nulla.
Per riallacciarsi al discorso di Deleuze, Monod scrive: “Il valore di realizzazione di un’idea dipende dalla ‘modificazione’ di comportamento che essa provoca nell’individuo o nel gruppo da cui viene adottata”. E Monod aggiunge che le idee più forti, più penetranti, sono quelle che ‘spiegano’ l’uomo, la sua immanenza-esistenza, e dissolvono la sua angoscia. “La filosofia è il prezzo da pagare per sopravvivere come animale sociale e non piegarsi all’automatismo”, “Sul fenomeno religioso si basa universalmente la nostra specie”.
Stare in rete, allora, è anche modificarci al calore delle idee. Ma se l’uomo ruba il fuoco al cielo, quel fuoco da cui si scalda, agisce e pensa, quel fuoco è anche la sua pena, la sua punizione. Non potrà smettere di pensare, di agire, di vivere scaldandosi e amando. “Il furto è nondimeno una colpa che esige una pena, pagata da Prometeo. Il senso è che l’uomo ha infranto l’ordine naturale, ponendosi come un ‘ibrido’: essere naturale, composto, come tutti gli altri, di terra e di fuoco, e tuttavia partecipe della sorte e della condizione divina (theia moira).” (C. Sini).

PS: l’ultima citazione per la felicità di Mad.

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#32    15 Gennaio 2008 - 14:39
 
het:
ho scritto unificazione del modello standard perché c'era scritto così: "Occorre quindi unificare il modello standard delle forze e delle particelle liberandolo dai pericoli di produrre quantità infinite non rinormalizzabili"
Grazie per aver specificato cosa concerne il pericolo citato nella stessa frase.
Riguardo alla scienza: eh sì, forse è utopia credere in una scienza che si debba preoccupare solo di se stessa. A dire il vero però credo che un conto sia disquisire di cosa sia la scienza in quanto disciplina e un altro sia parlare, nella storia della scienza, delle necessarie od opportunistiche mediazioni che ha dovuto compiere la ricerca scientifica nel corso dei secoli :) (un pò come dire: mescolare i piani del cosa e del come?)
Sicuramente leggerò questo libro, perché mi intriga moltissimo.
Grazie ancora!
e.
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#33    15 Gennaio 2008 - 16:46
 
@SpherikaMente
grazie per l'attenzione. A presto, spero

@alfred
un commento da incorniciare, alfred...apprezzo sempre di più la tua capacità di oltrepassare le angustie disciplinari, dando voce, come direbbe Althusser, alle filosofie anche quando sono 'implicite, o solo marginalmente sviluppate. Il mio lavoro su Monod fu a suo tempo mirato a mostrare la fragilità epistemologica del suo riduzionismo. E' un libro esaurito ("Conoscenza e dominio", Bertani, Verona 1985). Se non lo hai te lo mando (scrivimi, in caso, il tuo indirizzo privato in PVT o via mail: ne ho ancora poche copie, ma una te la mando volentieri).

@emmart
Due precisazioni.

1. Devo ringraziarti. Il nostro testo, infatti, non è del tutto corretto; in esso compaiono due diciture inadeguate, che erano presenti in una prima stesura e che ora ho corretto, come puoi vedere: combinazione, l'ho ho già spiegato prima, va sostituito con unificazione; e il verbo unificare, riferito al modello standard, va sostituito con il verbo liberare (da, eccetera), per la buona ragione che il modello standard è già unificato.

2. Scrivi: "credo che un conto sia disquisire di cosa sia la scienza in quanto disciplina e un altro sia parlare, nella storia della scienza, delle necessarie od opportunistiche mediazioni", eccetera. Il lavoro della ricostruzione storica non è una "disquisizione" che prescinde dalla scienza e dal suo farsi: tanto è vero che grandi scienziati (ti cito 2 Nobel: Jacob e Prigogine) sentono il bisogno di diventare loro stessi storici della loro disciplina, a vantaggio anche della posizione di nuovi problemi...
L'interazione della scienza con l'economia, il potere, le istituzioni, eccetera, non è il risultato di una mediazione opportunistica di una presunta "scienza pura" con variabili esogene: è un'interazione, come dire?, strutturale, che si installa nel cuore stesso della scienza, delle sue teorie, delle sue controversie. Il non scientifico - uso questa brutta espressione - incide sulla struttura stessa di una determinata scienza. Rivoluzioni, cambi di paradigma, prevalenza di una teoria scientifica sulla(le) teoria(e) rivale(i): sono questi i momenti privilegiati in cui diventa più facilmente comprensibile il peso del fattore non scientifico. Ti cito un solo esempio eloquente (ma potremmo parlarne per ore!): il prevalere, nella ricerca biomedica, degli approcci olisti sugli approcci riduzionisti...
La stessa teoria delle stringhe - come abbiamo scritto - diventa dominante per ragioni di carattere istituzionale e sociologico, più che per ragioni di carattere "veritativo".
Grazie cmq per il tuo intervento, che mi ha permesso di modificare due diciture inadeguate.

Bye a tutti
Mario
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#34    15 Gennaio 2008 - 18:07
 
intrusione imbarazzata. apro parentesi. -prof, le ho lasciato un messaggio in posta, urgente, o quasi. aspetto la sua risposta, prima di vederla domani.- chiudo parentesi, e chiedo scusa per il messaggio privato. bye
Silvia Casarin
utente anonimo

#35    15 Gennaio 2008 - 19:13
 
Grazie, Mario, per l' argomentata risposta, mi rendo conto che il mio bagaglio epistemologico e' un po' datato.
Trovo sensate le obiezioni di Lakatos a Popper, sono un po' curioso di capire come argomenta il punto 2, ma questo e' un problema mio, andarlo a cercare.

Semmai, vorrei riproporti il cuore della questione, che e' il seguente: immagina una teoria scientifica che gia' in linea di principio esclude di potersi dare una verifica sperimentale.

Qui non si tratta di stare nell' intervallo fra fase A e fase B, qui si tratta di aver stabilito un' indimostrabilita' per via teorica, caso che mi pare piu' concreto di quanto si possa pensare.

In questo caso, non diresti che siamo inesorabilmente fuori dal campo della scienza ?

Non e' forse questo il vero discrimine fra cio' che e' scienza e cio' che non lo e' ?

Rinnovo i ringraziamenti per la gustosa discussione, naturalmente...

PS scrivo con una tastiera coi caratteri USA, spero non venga fuori un casino.
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#36    16 Gennaio 2008 - 02:03
 
@melogrande
Carissimo,
proprio stasera, a Padova (parlo della sera di martedì 15), ho avuto l'opportunità di partecipare ad un dibattito - al caffè Pedrocchi, alle 19 - con un gruppo di brillanti ed importanti fisici: tra essi Gabriele Veneziano (a cui lo stesso Smolin, a p. 103, riconosce di aver messo a punto per primo, nel 1968, una formulazione della teoria delle stringhe), e il più giovane, brilllantissimo Carlo Rovelli, esponente di rilievo della gravità quantistica (Smolin lo valorizza esplicitamente, a pp.339-340).
La discussione è stata ampia e appassionata. Presenti anche altri fisici di grande spessore, di cui ora non ricordo il nome. Emergeva un atteggiamento di fondo, comune a tutti: l'importanza assegnata al momento sperimentale. Come dicevo, seguendo Lakatos (che tra i fisici ha sempre goduto di un grande prestigio), se è vero che la proposta di una teoria può anche essere sganciata, in prima battuta, da uno specifico progetto di verifica empirica, è altrettanto vero che il programma di ricerca elaborato a partire da detta teoria prevede, al suo interno, la validazione empirica. Sia Veneziano che Rovelli, anche se appartenenti a due filoni diversi della teoria e della ricerca, hanno molto insistito sulla NECESSITA' di un supporto sperimentale che possa convalidare o falsificare la teoria medesima.
Parlando del noto CERN di Ginevra, dove ha lavorato attivamente, Veneziano metteva in evidenza l'esistenza simultanea di tre settori diversi, di tre figure diverse, programmaticamente orientate all'interconnessione: gli sperimentali, i teorici, i "tecnologi" (ad es. i costruttori degli acceleratori: macchine complesse e costosissime, costruite ad hoc, a partire dalle richieste della teoria).
Se quindi intendiamo la locuzione "teoria scientifica" in senso forte e specifico, è da escludere la postulazione di "un' indimostrabilita' per via teorica", come tu dici. Esiste invece un livello preliminare, quando ancora la teoria non è programma di ricerca, dentro il quale la teoria stessa è, come diceva Popper, un azzardo, un libero gioco del pensiero. Ed è qui che la teoria è maggiormente aperta alle sollecitazioni di una filosofia, di una "metafisica influente".
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#37    16 Gennaio 2008 - 08:11
 
Leggendo e rileggendo gli ultimi commenti per arrivare ad un commento nuovo che spiani la strada ad un "oltre", mi sento come ingabbiato in un Teorema di Godel.
Non riesco infatti ad uscire dalle necessità che una teoria scientifica implica per essere definita teoria accettabile, mentre avverto forte la sensazione che per pervenire ad una formulazione efficace del modello di universo che si va auspicando (innalzamento di livello che unifichi meccanica quantistica e relatività generale) questo sia un passo necessario.
Mi sento come un gatto che si morde la coda.
Del resto non riesco a pensare scienza senza verifica sperimentale, per quanto elegante possa essere la teoria.
Ciao Het. Cosa avrei dato per essere con te ieri sera....
GB
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#38    16 Gennaio 2008 - 21:07
 
IL GIOCO DELLE PERLE DI VETRO

Caro Astro,
mi viene in mente il grande libro di Hermann Hesse, "Il gioco delle perle di vetro" (1943): la parabola del protagonista - il Magister Ludi Josef Knecht - che abbandonerà l'aristocratico, rarefatto e spirituale mondo di Castalia, per mescolarsi, uomo tra gli uomini, al mondo e ai suoi simili: per passare dall'astrazione delle leggi, dei princìpi, alla concretezza del mondo,della storia, dell'esperienza.
E' in questo passaggio, in questo vincolo che la scienza può ancora riscoprirsi scienza dell'uomo e per l'uomo: e può ancora nutrire l'ambizione - dopo un necessario e radicale "risveglio" - di compiere "una graduale avanzata verso il cuore del mondo, verso il centro della verità".
Grande lezione, quella di Hesse, di cui la scienza dovrebbe appropriarsi: non perdere mai di vista il richiamo dell'esperienza. Il rispetto dell'esperienza: i propri stessi limiti.
bye
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#39    17 Gennaio 2008 - 09:07
 
@Het: ho un grande timore che si possa ripetere ciò che fu l'errore commesso in antichità: mettere l'uomo al centro dell'Universo. Paghiamo ancora con al sopravvivensa dell'astrologia quel pento di riferimento sbagliato.
Noi facciamo parte dell'Universo, ne siamo composti dagli stessi elementi.
Ma siamo un nonnulla che si arroga il diritto di dettare le regole a propria immagine e somiglianza.
Andrei in verso opposto: spogliamoci della boria di esseri pensanti che comprendono tutto e mettiamooci in guisa di chi vuol conoscere ma rispetta leggi più ampie delle sue.
Il cosmo è perfetto nella sua armonia. L'uomo può dirsi altrettanto ?
GB
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#40    17 Gennaio 2008 - 14:49
 
“ … io preferisco Einstein, Penrose, Hawking.
Non potrai mai comprendere il Cosmo se non parli la Sua lingua. E quella si chiama Matematica.
Tutto il resto sono solo parole.

Nel modello cosmologico attualmente in auge (Big Bang) tutto avrebbe avuto inizio in un istante detto t-zero in cui una grande esplosione avrebbe dato inizio all'Universo, generando sia le componenti Spazio, sia la componente Tempo, decretando l'avvio delle danze cosmiche…

Questa caratteristica (di essere sine dubio), rende la matematica qualcosa che va OLTRE l'uomo, non è relativa, esiste cioè anche SENZA l'uomo...
La teoria del tutto, l'affresco delle 4 forze che insieme governano il tutto, non può considerare centrale e discriminante la presenza dell'uomo, perché torneremmo al modello homocentrico medievale.
Si deve ricostruire un progetto dove l'uomo entra suo malgrado, ma come disturbo, come spuria, come effetto collaterale, come armonica se sembra più elegante, come effetto caotico.
In caso contrario rischiamo di dimostrare l'esistenza di Dio…

Il cosmo è perfetto nella sua armonia. L'uomo può dirsi altrettanto ? ”

(astrogigi)

***

Conoscenza e scienza. Pensieri disordinati

Ieri sera in TV, Cini ha detto: “Ora che la scienza ha già il dominio sulla materia, e quasi sulla materia vivente … non possiamo permettere…”. La parola seguente non era, nelle vere intenzioni, “Papa”, ma “Etica”. Filosofia, arte, letteratura, poesia, uomo … sono quasi sempre, per la scienza, elementi perturbanti. Odifreddi tiene a rilevare poi che l’epistemologia non è scienza.
Ma la filosofia c’entra, come c’entra la politica, il controllo sulla ricerca scientifica.
“In particolare, si possono criticare le richieste della scienza – più denaro, più potere, maggiore influenza sulla politica e specialmente sull’educazione – senza essere scienziati. La critica democratica della scienza non solo non è un’assurdità, ma appartiene alla natura stessa della conoscenza” (Feyerabend).

“Tutto il resto sono parole”, la cosa strana è il trovare volumi di parole per spiegare quel che non avrebbe bisogno di parole, ma solo di formule matematiche, infine nemmeno di queste se l’uomo è presenza non rilevante.

Trinh Xuan Thuan (La melodia segreta) accosta Pascal, Monod e Weinberg, angoscia, caso, vuoto di senso, tre risposte equivalenti di fronte all’apparente silenzio dell’Universo, diventato “bruit et fureur”. Da Pascal a Faulkner a Proust, il mistero, tic-tac, del tempo; la musica silenziosa dello spazio.

Postulare un inizio dell’universo, la deflagrazione iniziale, il momento in cui qualcosa comincia (come dice Kant), un’avventura, una dynamis, la ricerca di un principio delle cose, non è, in fondo, un sostituire alla fiducia parziale nel linguaggio (“Dio”), una fiducia illimitata nella materia, nell’Homo faber più che nell’Homo sapiens ? In altri termini il primo avrebbe “un posto necessario nei piani della natura” (Monod) , il secondo sarebbe un’eccezione, frutto del caso e destinato ad una perenne ricerca di senso “in un universo gelido” e, soprattutto, “indifferente”.
Monod conclude il suo libro scrivendo che la scienza, la conoscenza oggettiva, si è potuta sviluppare soltanto nell’Occidente cristiano dove sacro e profano sono due sfere distinte. E Kojève ha scritto un piccolo saggio intitolato “L’origine cristiana della scienza moderna”. La scelta tra il Regno e le tenebre è sempre più complessa, tra la ricerca di senso e una spiegazione scientifica che annulli per sempre la nostra pretesa a essere.

“ Il cosmo è perfetto nella sua armonia. L'uomo può dirsi altrettanto ? ” Non è casuale la scelta del titolo per le lezioni trentine di Feyerabend “Armonia e ambiguità”. A pag. 64 dell’edizione economica Laterza F. scrive “per gli scienziati bisogna modificare la natura, gli eventi secondari devono essere tolti di mezzo, i processi fondamentali amplificati al punto di essere percepiti senza ambiguità”. Questo fanno i laboratori, manipolano la natura.
Per fare un esempio. Trinh Xuan Thuan scrive che il tempo irreversibile è assente nel mondo delle particelle elementari, ad esclusione del “mesone K.”, la sua disintegrazione in tre particelle è reversibile (99% dei casi), ma quando si disintegra in due particelle (1%dei casi) è irreversibile. Solo che il mesone K. non esiste in natura, ma è prodotto dagli acceleratori di particelle.
Leggendo il suo libro, scrive Trinh Xuan Thuan, il nostro cervello acquisirà un milione di frammenti d’informazione in più, quindi sarà più ordinato. Ma, aggiunge, per leggere il suo libro dobbiamo consumare calorie sotto forma di nutrimento, trasformando una fonte di energia ordinata in una forma d’energia disordinata che restituiremo attraverso il calore e le secrezioni della nostra pelle. In tal modo aumenteremo il disordine totale dell’universo di 10 milioni di milioni di milioni di volte più dell’ordine acquisito dal nostro cervello. Conclude quindi dicendo che possiamo stare tranquilli, perché, leggendo la sua opera, la freccia del tempo termodinamica non sarà violata.

Trovandomi d’accordo con i tuoi interventi Mario, spero in un tuo prossimo post su scienza e epistemologia che metta un po’ d’ordine (anche nei miei pensieri). Dubito dell’armonia che astrogigi (ma anche le sue certezze sono vacillanti) vede nell’universo. In altre parole, un universo ordinato potrebbe solo essere un universo senza vita e senza coscienza. E mi viene in mente che è “nella” coscienza che tempo e spazio hanno importanza. O come scrive J. Jaynes (“Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”) “Si tratta di un’esplosione cognitiva in cui l’interazione tra la coscienza e la restante cognizione produce nuove capacità”.

utente anonimo

#41    17 Gennaio 2008 - 16:35
 
INFORMAZIONE

L'intervento precedente - che compare come commento anonimo - è di alfred58 (vedi commento #31), questa volta sloggato.

JACQUES MONOD E MANFRED EIGEN

@alfred
Grazie alfred, per le tue riflessioni. Dovrei chiedere un aumento di stipendio per starti dietro :-)....
(ma tale richiesta, è ovvio, rimarrebbe senza risposta)...
La comparsa della vita è stata evento casuale, nell'economia dell'Universo, oppure è stata un evento necessario? Ho affrontato questo problema nel libro che ti spedisco domani, usando l'approccio del Nobel Manfred Eigen ("Il gioco", Adelphi): senza bisogno di RIDURRE la biologia alla fisica, si cerca di "chiudere il gap" tra le due discipline, derivando il principio di Darwin da proprietà note della materia. Tutto il ragionamento poggia su una concezione dualistica della materia, di impronta buffoniana: UN PARTICOLARE TIPO DI MOLECOLE POSSIEDE LA PROPRIETA' DELLA "AUTOCATALISI". E il processo autocatalitico, in certe condizioni ambientali, rende possibile il passaggio dalla materia inerte alla materia vivente (cioè da una fase pre-biotica a una fase caratterizzata dalla presenza di SISTEMI AUTOREPLICANTISI. Questa transizione di fase fa emergere i primi livelli di autoorganizzazione della materia (la quale autoorganizzazione dipende
da proprietà intrinseche della materia e dall'ambiente). Come dice Eigen: Uno dei registri decisivi dell'autoorganizzazione è la funziona catalitica combinata con meccanismi feed-back che producono una proprietà di crescita autostimolata del sistema".
L'insieme formato dalla combinazione tra acidi nucleici e proteine, una volta instauratosi, può essere rappresentato come ciclo chiuso ("iperciclo catalitico autoistruttivo"). L'evoluzione di questo insieme, e quindi l'evoluzione della vita, poichè si basa su un principio fisico derivabile, deve essere considerata INEVITABILE, nonostante che il corso di tutto il processo sia INDETERMINATO...

L'EVOLUZIONE DELLA VITA COME PROCESSO INEVITABILE A DECORSO INDETERMINATO
!!!
Qui, ragazzi, occorre un grosso sforzo filosofico, per inquadrare questa impostazione: impostazione rivale rispetto alla visione di Jacques Monod...

bye
mario
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#42    17 Gennaio 2008 - 20:06
 
Mario, se tu chiedi un aumento di stipendio per seguire Alfred, io credo chiederò un sussidio a vita.
Anzi almeno x 12 vite come le particelle fondamentali moltiplicate per 4 come le forze fondamentali.
Rispondere al commento di Alfred mi sembrerebbe come affrontare una poesia con al calcolatrice.
Non ne sono capace.
Posso solo ribadire un'imprinting che ho ricevuto nei primi giorni all'Università fresca matricola al corso di laurea in Astronomia: lasciate fuori poesia e magie varie: qui si parla in matematichese.
per capire il cosmo, dobbiamo uscire dal nostro limite di uomini imperfetti: la fuori è PERFEZIONE.
Mi scuso dunque se i miei limitati mezzi si infrangono su una necessità di pensare per assiomi matematici.
Ma al di là dei miei limiti, c'è una stasi nella fisica.
Non credo basti la filosofia o le citazioni di pensatori acuti dei secoli scorsi: occorre perseverare, dubitare, vacillare, non sentirsi mai sazi di verifiche.
Alfred mi scuso per l'incapacità di seguire le tue tracce.
Mario, vorrei tanto essere in grado di proseguire, ma temo di non averne mezzi e capacità.
Ci proverò comunque e se leggerete commenti non idonei, per favore avvisatemi in ovt .
garzie
entusiasmante post.
perchè non ho studiato di più quando potevo ?
GB
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#43    17 Gennaio 2008 - 21:22
 
PENSIERINO DELLA SERA SOTTO FORMA DI DOMANDA

Se è vero che la vita è entropia negativa (neghentropia), all'interno di un'economia generale entropica, possiamo allra dire, a ragion veduta, che la nostra esistenza è espressione di disordine?
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#44    17 Gennaio 2008 - 21:41
 
Astro,
scusa. Ho scritto senza aver prima letto il tuo commento.
Su una tua affermazione concordo: "perseverare, dubitare, vacillare, non sentirsi mai sazi di verifiche".
Può servire come programma scientifico, ma anche come programma filosofico...
Ognuno, nei dibattiti, dà, qui, quello che può dare, quello che riesce a dare, quello che ha voglia di dare. Il vero dialogo, a mio avviso, consiste nell'accettare il semplice fatto che queste tre "posizioni" sono differenti e variano da persona a persona.

Ti dirò una cosa: l'altra sera, con gli "stringhisti", ho provato un leggero e insidioso disagio. Quanto tempo ho perso, mi sono chiesto, dietro a situazioni, a problemi, ad attività del tutto secondarie rispetto al lavoro di chi indaga e pensa attorno alla struttura del mondo, dell'universo? La parabola del "gioco delle perle di vetro", sopra ricordata, non è stata sufficiente a cancellare il mio disagio.

notte
mario
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#45    17 Gennaio 2008 - 22:39
 
@Het. Io ti sono debitore di molti stimoli, e temo di non essere in grado di restituirne altrettanti in numero e portata.
Ma se non mi riuscirà in termini di citazioni o di contributi dotti, avrai qui e dove potrò con te confrontarmi, tutto il mio entusiasmo e tutto l'arcobaleno delle mie emozioni.
Io forse ho sempre volato troppo "alto", lassù fra quel turbinio di luce, vuoto, silenzio, eternità infinita.
Quando ti misuri con le dimensioni del Cosmo, finisci per annullare le tue; non riesci più a porti di fronte a miliardi di Soli con lo stesso spirito con cui affronti il quotidiano: non vedi più con gli stessi occhi gli uomini e le loro intricate approssimazioni quotidiane, quando li hai posati sull'armonia, sull'eleganza, sulla perfezione.
Lassù anche la morte di una Stella è Vita.
Nelle esplosioni di Supernova si sono formati gli elementi più pesanti che hanno permesso la vita come noi la intendiamo: il Carbonio ha richiesto 3 cicli di vita stellare per essere prodotto.
Per me la mia morte sarà la fine.
Ed io non saprò come funziona il Cielo.
E questo mi mette fretta, voglia di sapere, di capire.
Non ho Tempo per troppi pensieri.
Devo andare dritto allo scopo.
E forse perdo il profumo dell'andar per umane cose.
E mi perdo fra stringhe e dimensioni multiple, fra equazioni di campo e attrattori caotici, fra indefiniti e rinormalizzazioni.
Meno male che ci siete voi a ricordarmi che si può ancora amare l'uomo.
E forse è più facile scoprire i segreti dell'Universo intorno a noi piuttosto che quelli dell'Universo dentro di Noi.
Notte Het.
Grazie
GB
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#46    17 Gennaio 2008 - 22:56
 
@astro
Ho letto due volte il tuo commento. Ora vado a letto pure io, ma con le tue parole che mi risuonano dentro...
Vedi: io sono "diviso" tra le due posture di cui parli, e vivo oscillazioni inquietanti tra queste due polarità. Mi piacerebbe poter dire di aver percorso entrambe le strade. L'Universo dentro di noi e l'Universo fuori di noi. Mi attraggono entrambi. Per questo, pur essendo ateo e laico, mi affascina Pascal, che nei suoi "Pensieri" parla, per l'appunto, di "io diviso". Scienziato ed esploratore dell'anima: due dimensioni che per lui erano sinergiche.
bye e notte
mario
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#47    17 Gennaio 2008 - 23:18
 
T. Moro: "Libro d'oro", Parigi 1549:
"non permettere che io mi
crucci eccessivamente
per quella cosa troppo
invadente che si chiama 'io' ".

(citazione copiaincollata dal blog "Self Help", di Jonathan Kole)
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#48    18 Gennaio 2008 - 10:32
 
leggo sempre con attenzione tutti i vostri discorsi e cerco arrancando di seguirvi ed è un gran piacere, anche se la salita è difficoltosa

non sono nè uno scienzato, nè un esploratore dell'anima, tuttavia ho spesso la sensazione che il mio io sia "spezzettato" in tanti segmenti che si divertono ad allontanarsi e ricongiungersi in un susseguirsi di situazioni e di pensieri,
l'Universo fuori di me spesso mi attrae maggiormente , e me lo rappresento come una sinfonia di colori, dove predomina il rosso..



chicca
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#49    19 Gennaio 2008 - 13:29
 
Tutto il ragionamento poggia su una concezione dualistica della materia, di impronta buffoniana: UN PARTICOLARE TIPO DI MOLECOLE POSSIEDE LA PROPRIETA' DELLA "AUTOCATALISI". E il processo autocatalitico, in certe condizioni ambientali, rende possibile il passaggio dalla materia inerte alla materia vivente (cioè da una fase pre-biotica a una fase caratterizzata dalla presenza di SISTEMI AUTOREPLICANTISI. Questa transizione di fase fa emergere i primi livelli di autoorganizzazione della materia (la quale autoorganizzazione dipende da proprietà intrinseche della materia e dall'ambiente).
Qui, ragazzi, occorre un grosso sforzo filosofico, per inquadrare questa impostazione: impostazione rivale rispetto alla visione di Jacques Monod...
(het)

“Esiste infine, in scala microscopica, una fonte di indeterminazione ancora più radicale, innestata sulla struttura quantistica della materia stessa. Una mutazione rappresenta in sé un avvenimento microscopico, quantistico, al quale di conseguenza si applica il principio di indeterminazione: avvenimento, quindi, essenzialmente imprevedibile per la sua stessa natura.” (Monod)

Non sono certo di capire bene dove “comincia” la vita. Se i tre processi fondamentali dell’evoluzione sono replicazione, mutazione, selezione; quand’è che si può parlare “veramente” di vita come materia organizzata, con la comparsa del codice genetico ?
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#50    19 Gennaio 2008 - 13:30
 
Mi piace astro che vorrebbe ridurre tutto alla matematica per scoprire i misteri del cosmo, poi non riesce a fare a meno di tentare un approccio poetico e si muove tra turbinii di luce e velate citazioni di Kant.
Gli astrofisici che ho letto hanno sempre preso molto da filosofia e letteratura. Vorrei ricordarti caro astro che la parola “Quark” viene da Joyce, adottata da Gell-Mann. Ti chiedo dunque: di cosa è debitore il fisico americano a Joyce ? Per il mito, per la filosofia antica, è la parola a “creare” il mondo.
L’Infinito è prima di tutto concetto filosofico. È la canna pensante che sei a dominare l’universo, e non c’è più un dentro e un fuori. Ti perdi nel Cosmo solo se il Cosmo entra nella tua mente. La letteratura può fare questo, come ha tentato Joyce nel penultimo capitolo dell’Ulisse, dove con una fitta serie di domande tenta di compenetrare necessità delle azioni umane e necessità dei moti dell’universo. “L’albero celeste delle stelle carico di umidi frutti nottazzurri”.
Georges Bataille scriveva che l’uomo è sospeso all’enigma che egli è per se stesso e la sua natura oscura è sorgente per lui della gloria e dell’estasi, del riso e delle lacrime. Parole che seguono ad una citazione di Goethe: “L’uomo non è nato per risolvere i problemi dell’universo, ma per cercare dove comincia il problema e in seguito rimanere nei limiti dell’intelleggibile”.
Vorrei sintetizzarti in poche parole quel che dice Kojève: Il Kosmos, il cielo, del paganesimo, e del pensiero greco, è matematizzabile solo perché è puro etere inaccessibile ai sensi, è il luogo degli dèi, non c’è traccia di materia volgare. La moderna fisica matematica per un greco sarebbe pura follia. È solo il dogma dell’incarnazione che fa scendere Dio nella materia. È solo quando la Terra, con Copernico, viene proiettata in Cielo (un Cielo divino e “matematico”), e non è più distinta dalla materia celeste (o celestemateria – un clin d’oeil a Farouche e a Jouve) e trascendente, che l’elemento fisico può essere ma tematizzabile. E qui, riferendomi al dichiarato ateismo di Mario, devo citare Kojève alla lettera: “Da quando nel mondo (scientifico e non) si manifesta la tendenza a diventare atei piuttosto che restare cristiani, nell’universo unificato terrestre-celeste (nel bene o nel male in procinto di diventare paradisiaco senza attendere una conferma del suo carattere divino) iniziano a comparire fenomeni inquietanti.”. Quali sono questi fenomeni inquietanti: lo spazio multidimensinale soggetto alle leggi matematiche della fisica moderna (quantistica) che gli si applicano in modo necessario assomiglia sempre più al Kosmos noetos trascendente dei pagani, non “situabile” rispetto a noi. Mentre il nostro mondo dominato da nascita vita e morte è votato al disordine e al caos. E il caso o caos, a differenza del Fato antico, è anch’esso matematizabile”.

E poiché c’è sempre bisogno di poesia, lasciamo la parola agli ANNI di Sylvia Plath:

Dio, io non sono come te
Nel tuo nero di vuoto,
Tutto inzeppato di stelle, lucenti stolti confetti.
L’eternità mi annoia
Mai l’ho desiderata.
….
È una tigre quest’anno, questo ruggito alla porta?
È un Cristo,
Il tremendo

Boccone in essa di Dio
Che muore dalla voglia di volare e finirla?
Sono se stesse le bacche rosso sangue, impassibili.

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#51    19 Gennaio 2008 - 17:13
 
Non ho ancora letto il libro di Smolin, ma devo dire che, come fisico che segue gli sviluppi della fisica teorica da una vita, il commento di Lauro e Mario Galzigna mi sembra perfetto! Posso solo aggiungere alcune cose che discendono dalla mia visione personale del problema.

L'aspetto piu' sconvolgente della fisica teorica degli ultimi 50 anni e' il ruolo crescente assunto dalla condizione di "rinormalizzabilita' " sia come criterio di coerenza delle forme e dei modi dell'esistenza fisica sia come strategia di predittivita' teorica. I colossali investimenti in uomini e mezzi messi in atto nella fisica sperimentale ha una delle sue piu' cogenti motivazioni nell'enorme grado di predittivita' scientifica fornita dalla fisica teorica.

Questo si spiega in un solo modo: la macchina matematica della fisica teorica non e' tanto un modo di stabilire una corrispondenza tra dati empirici e linguaggio matematico, come la visuale positivista insisterebbe a predicare, ma piuttosto un modo di stabilire una rappresentazione piu' o meno fedele della capacita' operazionale della macchina naturale. La predittivita' nasce dal fatto che la macchina teorica riesce a produrre anticipatamente come oggetti formali cio' che la macchina naturale produce come oggetti materiali.

Ma per servire bene a questo scopo, la macchina matematica non deve incepparsi nelle contraddizioni formali che ogni idealizzazione infinitaria della potenza operazionale della natura inevitabilmente comporta. La condizione di rinormalizzabilita' impone in pratica la coerenza dialettica interna della macchina formale a tutte le scale spaziotemporali. Non solo nella direzione dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente breve, ma anche dell'infinitamente esteso e dell'infinitamete durevole.

L'impasse con la teoria della gravitazione nasce proprio in relazione a questo problema.
Per la teoria einsteiniana della gravitazione lo spaziotempo non e' altro che il campo gravitazionale stesso. Cio' significa che non esiste un teatro divino degli eventi, avulso dagli eventi stessi, nel quale le particelle materiali sono poste a recitare la loro commedia cosmologica; ma esiste solo un grande sistema di relazioni tra particelle che dipendono dalle forme e dai modi dell'esistenza materiale. A scala macroscopica queste relazioni formano una geometria spaziotemporale che puo' essere descritta solo zonalmente, come le carte dell'atlante terrestre, che dipende dalla quantita' moto e dall'energia presente localmente.
Se si ingnorano i fenomeni d'indeterminazione quantistica, le regioni spaziotemporali piccole possono assumersi come localmente piatte. Ma poiche' nell'infinitamente piccolo l'indeterminazione di quantita' di moto e di energia diventano infinite, l'intorno geometrico di un evento puntiforme esplode in un frattale infernale indescrivibile! La difficolta' su cui si e' incagliata la fisica teorica e' questa e solo questa.

Sono convinto che la teoria delle stringhe sia stato solo un escamotage piuttosto naif messo in atto per eludere questo ultimo formidabile problema della fisica.

Renato Nobili, Dipartimento di Fisica G.Galilei. Universita' di Padova.
utente anonimo

#52    19 Gennaio 2008 - 20:14
 
Alfred: non entro nel merito del tuo commento: non mi interesso di poesia, sfioro solo per riminiscenze scolastiche la filosofia e non mi interessano approcci diversi da quello del commento successivo del Professor Nobili.
Il fatto che Three Quark For Master Mark sia tratto da Joyce non mi tange ne in questo universo ne nel mio.
Mi preme maggormente ribadire che inserire l'uomo nel centro del Cosmo come principio antropico che influenzi e giustifichi il Cosmo tutto sia quantomeno presuntuoso.
Non ci arrabattiamo per capire, per comprendere, per costruire modelli che spieghino e rendano comprensibile la realtà e non disponendo della matematica necessaria, ci scaviamo vie di fuga basate non sulla logica del numero, ma sulla imponderabilità del pensiero.
Non ne possiamo fare a meno, perchè altrimenti avremmo già abbandonato il tutto vivendo d'amore.
Nessuna filosofia mi darà le certezze di una dimostrazione matematica.
La teoria dell superstribghe è una contaminazione elegante che sarà trippa per gatti se non troverà dimostrazioni sperimentali.
cito il Professor Nobili: " Non esiste un teatro divino degli eventi, avulso dagli eventi stessi, nel quale le particelle materiali sono poste a recitare la loro commedia cosmologica; ma esiste solo un grande sistema di relazioni tra particelle che dipendono dalle forme e dai modi dell'esistenza materiale."
C'è ancora molto da fare.
Per buona pace di tutti noi.
GB
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#53    19 Gennaio 2008 - 23:09
 
Trovo davvero interessante il post e sopratutto il forum che ne è derivato, leggerò tutto con cura. Mi preoccupa un poco lo scambio di informazioni tra tre universi diversi e distinti, quello della fisica dei fisici, della filosofia dei filosofi e del senso comune di tutti gli altri. Possono nascere straordinari fraintendimenti! Quando chiesero ad Einstein cosa fosse per lui il tempo rispose secco secco che era una grandezza fisica che si misura con gli orologi. Che risposta poco romantica! E sentirsi spiegare Picasso in TV come il pittore che raccoglie nella sua pittura la scoperta della quarta dimensione?
Mi viene anche in mente una osservazione di Robert Laughlin: non sono i finanziamenti che seguono la ricerca, ma la ricerca che segue i finanziamenti....La scoperta definitiva ( se è possibile ) potrebbe abortire per mancanza non di ingegno ma di denaro. Quale fine atroce!
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#54    20 Gennaio 2008 - 00:48
 
Se puo' interessare, una petizione di solidarieta' per i 67 "cattivi maestri" de La Sapienza UniRoma1

http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?386864c0&1
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#55    20 Gennaio 2008 - 14:41
 
Le chiusure, caro astro, stanno spesso a significare l’impossibilità di tradurre una teoria in concetti che abbiano un senso per una comunità, o che possono “inscriversi in un’immagine generale del mondo”. E non posso che rimandarti alle parole di Schrodinger citate in apertura del libro di Prigogine Stengers già citato: il rischio è “atrofia e ossificazione”. E continuando a sfogliare quel libro troverai un riferimento alla pièce teatrale di Durrenmatt “I fisici”, la denuncia dell’assurdità di ricercare la “formula dell’Universo” all’interno di un mondo chiuso come può essere la comunità scientifica o un asilo di alienati. Tutto quello che accade all’ombra di un’istituzione chiusa è destinato ad essere usato non per scopi che riguardano la conoscenza, ma il potere (una semplice infermiera). Un parallelo si potrebbe fare con lo gnosticismo e altre sette iniziatiche.
A me pare che le parole di Nobili non facciano che sottolineare quel principio antropico che tu vorresti rigettare. Ridurre l’universo alla fisica è come ridurre la pittura alla prospettiva. O come pretendere che una poesia sia leggibile solo nella lingua in cui è stata scritta. Esistono la comunicazione e la traduzione; non esiste l’onnipotenza della scienza. Per fortuna esistono anche filosofia, musica, letteratura, e una spiegazione poetica del mondo. “I cuori più ansiosi non si tranquillizzano con visioni cosmologiche, iscrivendo le sventure di una qualsiasi cosa in una geenna universale” (G. Bachelard). “I modi dell’esistenza materiale” sono il nostro piccolo dramma quotidiano, la nostra pena e la nostra gioia. Forse sogniamo e drammatizziamo l’insignificante, come scrive Bachelard, ma è questo ad “unirci alla vita delle cose”. Ci occorre un “significato umano”.
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#56    20 Gennaio 2008 - 18:23
 
Gentilissimo alfred, hai un messaggio in pvt

Het, perdonami la caduta di stile e il degrado del mio contributo.

A presto
GB
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#57    20 Gennaio 2008 - 19:30
 
@astrogigi
Davvero, caro Astro, non vedo segni qui, di caduta di stile o di degrado...
Vedo semplicemente due sensibilità, due approcci differenti - entrambi legittimi, entrambi dignitosi - e una sostanziale difficoltà a farli interagire.
Io, ovviamente, sarei favorevole ad una loro integrazione: impresa tutt'altro che facile, o riassumibile in poche battute.
Un grazie sincero, comunque, a tutti coloro che si sono sforzati di commentare questo post, tutt'altro che facile e/o "popolare". Ovviamente lo spazio per il dibattito e per i commenti rimane aperto.
Bye
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#58    20 Gennaio 2008 - 20:50
 
Con una battuta potrei dire: non sono una donna, non sono in una chiesa.
Con il rischio di essere interpretato male.

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#59    20 Gennaio 2008 - 21:06
 
...il tuo solito vizietto dell'ermetismo, alfred! :-))))....
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#60    20 Gennaio 2008 - 22:02
 
Teologia Mario.
basta mettere insieme donna e chiesa
e ci sei...

a.
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#61    21 Gennaio 2008 - 08:28
 
Grazie het della solita elegante disponibilità di uomo di cultura.
Mi spiace aver dato luogo ad un battibecco da comari.
Solitamente non mi faccio irretire dalle provocazioni.
Mi avvalgo per questo di formalismi e linguaggi di cui questo editor non dispone (le formule matematiche hanno valenza universale e non si possono discutere con linguaggio che non sia quello della matematica.)
Ho chiesto ad Alfred di aver bontà nei miei confronti e di tollerare dall'alto della sua sapienza la posizione di un fisico ignorante.
In fatto di chiesa non mi immischio. In fatto di donne, mi piacciono quelle vere.
Provvederò ad invitarti nel mio blog con argomento affine appena mi sarà possibile in modo da poterne discorrere in pace.
Grazie ancora della pazienza.
GB
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#62    21 Gennaio 2008 - 09:28
 
Spendido post, caro Mario che mi centellino percorrendone i centri immaginifici e reali,mantenedomi prudentemente ai margini, affacciata dalla celestemateria, che Alfred ha qui citato e che conduce all'universo poetico che m'appartiene anche se mi piace esplorare ogni tanto cieli diversi e più ostici... da ragazzina volevo studiare astronomia ma la mia mente troppo "emotiva" e insofferente alle costrizioni del razionalismo me lo impedì...poi mi ha rapito il mondo dei simboli e degli archetipi, dei miti e delle tradizioni e dalle stelle sono ridiscesa all'uomo e al fascino del viaggio dell'esplorazione della mente tramite sistemi simbolici astrologia compresa; è un bagaglio ingombrante è vero e imbarazzante per il moderno pensiero, però ci segue dai Caldei, e ci affascina ancora nonostante alcune ingenuità, fa pur sempre parte dei saperi che ci aiutano a sondare qualche mistero altrimenti non percorribile :-) le contaminazioni arricchiscono, e ben lo sanno analisti come Sicuteri o Liz Greene che dell'astrologia si servono anche come ausilio diagnostico, come molti grandi omeopati d'altronde...

La bellezza della discussione che è qui scaturita è proprio la ricchezza che proviene dalle differenti angolazioni di visuale, tutte offrono la possibilità di lasciar correre il pensiero in libertà.
Come giustamente rilevi sarebbe auspicabile l'apertura all'integrazione delle possibili visioni: da sempre coltivo la conjuncto oppositorum come stile di vite e di pensiero, Jung docet ma anche Eisenberg se ben ricordo e molta tradizione ermetica, per non lasciare fuori dalla porta anche il pensiero degli Antichi Maestri, ma è impresa ardua da secoli questa conciliazione, si sa!

Non vedo battibecchi, né provocazioni AstroGigi ma rispettose diversità affermate ognuno col proprio linguaggio e formazione, con benevolenza e libertà... ce ne fossero di discussioni così ponderate e serene on line! :-)

Ringrazio tutti e vi abbraccio

rita
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#63    21 Gennaio 2008 - 13:04
 
Het, ti chiedo di ospitare il mio ringraziamento a Farouche che mi conforta; temevo di aver espresso un rancore che non provo anche se spesso la passione per il mio lato di Universo mi induce a trascendere il rispetto, valore in cui credo Univrsalmente.
Al punto che mi rivolgo portatore dello stesso, a chi mi parla di "saperi antichi" astrologici senza sciogliere la tastiera sotto le mie dolenti dita.....
ben vengano sicuro confronti come questi, opitatì in luoghi quali questo, dimora di un Signore Oltre le Stelle....

GB
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#64    21 Gennaio 2008 - 15:23
 
Dall’alto della “sua” sapienza

Si esprime (dice lui) con le formule. Predilige il formalismo matematico alle parole. Ma potrebbe essere più bravo a parlare che a scrivere. Stranamente si rivela più umano di me. È anche poeta. Gli piacciono le donne vere. Io preferisco le Madonne (un clin d’oeil a lefty). E l’uomo, la “bête humaine” torna di nuovo al centro. Dimenticavo: ha stile. Per questo mi obbliga a una. risposta pubblica, che non posso fargli mancare.
Le note formali, solitamente, figurano in appendice. In ogni caso occupano sempre poco spazio anche nei libri di astrofisica, dove entrano gatti, Cristo, Proust e la sua ricerca del tempo perduto, le poesie di Blake, Borges, ecc. L’intolleranza, le provocazioni, i battibecchi da comari, li vede solo lui. Mario Galzigna è uomo di cultura, siamo tutti d’accordo (sarebbe qui utile una lezione su episteme e retorica); a volte gli capita anche d’essere solo un uomo. E Feyerabend è un rompicazzo; Wolfang Pauli, invece, un altro bell’esempio di fisico sui generis, tra Jung e il Pleroma. La barba bianca di Bachelard “spazia” ancora dalla fisica alla poesia.
Senza invito, andare “chez lui” in religioso silenzio per capire qualcosa del teorema di Godel, dei numeri transfiniti, meglio “non fare aggiunte al proprio destino” (Oracoli caldei)
Sollers direbbe: « à oublier », o « bonsoir ».
Ciao.
Un signore sotto le stelle
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#65    22 Gennaio 2008 - 13:33
 
het
anche se non ho commentato
(e non per timore di essere derisa, considerata la mia totale ignoranza in materia, ma solo perchè l'argomento merita interventi seri e pertinenti, e non meramente "istintivi")
sono venuta spesso a leggerti
e a leggere i commenti degli altri

meriti i miei complimenti
per questo topic e per come hai gestito gli interventi
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#66    22 Gennaio 2008 - 13:47
 
grazie, red,
per il tuo apprezzamento. Ma voglio aggiungere che qui i "non specialisti" - anche qualora il post, come in questo caso, faccia riferimento a qualche disciplina particolare - non vengono e non verranno mai "derisi", ma, al contrario, ben accolti, poichè questo spazio è stato pensato e organizzato all'insegna dell'ascolto e del dialogo, senza limitazioni relative a ruoli o competenze.
Ciao
Mario
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#67    22 Gennaio 2008 - 18:25
 
http://lessness.splinder.com/post/15482160#comment-41867925

per smitizzare...
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#68    22 Gennaio 2008 - 18:54
 
Troppo divertente, Alfred, la tua invenzione scherzosa! La riporto qui dal tuo blog:

"22 Gennaio 2008 - 19:21
ANSA 22 – 01 – 2008 – ore 19.00. Sensazionale scoperta di un astrofisico italiano, del quale sono state rese note solo le iniziali: A.G.. Identificata sperimentalmente una nuova particella elementare, che non è il “bosone di Higgs” o particella di Dio. Da decenni ritenuta solo una fantasia, un delirio dei fisici, una particella virtuale impossibile da osservare, fa finalmente il suo ingresso nel mondo reale il “leftino”, sembrerebbe anche possedere una massa essendo soggetto a una forza di attrazione gravitazionale particolare.
L’aspetto inquietante della scoperta, dagli effetti incalcolabili, potrebbe essere nel passaggio dall’Era della materia che sta dominando l’Universo attuale, all’Era leftinica, nella quale entreremmo senza accorgersene. Quali le conseguenze del passaggio da un corpo materiale a un corpo leftinico è difficile prevedere, ma non sarebbe lontano dal corpo spirituale dei mistici. Se così fosse, saremmo davvero davanti alla scoperta della “particella di Dio”.
Il crollo delle borse che si sta verificando in queste ore sembra essere in relazione a questa scoperta incredibile, che doveva restare segreta, più che ad un’eventuale recessione negli U.S.A.
Evitate di trasmettere questa notizia a persone particolarmente sensibili, emotive.
alfred58"

Scherzo geniale, ma non del tutto innocente :-)...
La vuoi buttare sul mistico, mi pare evidente...
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#69    22 Gennaio 2008 - 20:39
 
E come l'USQ ho la mia mistica sorella...
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#70    22 Gennaio 2008 - 22:20
 
USQ = L'Uomo senza qualità, di Musil...
Ma vuoi deciderti a farti capire?
:-))))
bye
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#71    23 Gennaio 2008 - 02:03
 
PURO SPAM COUSSIN :))


tu lo vuoi
tu lo vuoi
dormiamo e moriamo e c'amiamo,
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#72    23 Gennaio 2008 - 02:05
 
vedi HET...io sto sempre in ascolto e osservo..


ho risposto alla domanda di Emmart nel suo blog.
una domanda MOLTO aggressiva e che contiene tutta una serie di non detti .

tu,ora,qui..puntualizzando QUESTO e dicendo che meriterebbe una risposta ..in realta' COSA VUOI DIRE ?



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#73    23 Gennaio 2008 - 08:10
 
@Het & Alfred - poichè alla radice del mio vagare c'è il desiderio di capire e non di giudicare, vi chiedo se vi sentite di offrirmi un suggerimento, un aiuto, una traccia di metodo che dovrei seguire per giungere al corretto approccio al possibile intergire della mia visone con l'altrui pensiero.
Forse irrigidito da metodiche rigorose e da espressioni non linguistiche come possono essere i formalismi matematici, ho perso la capacità di leggere e comprendere chi si esprime in un mondo ed in un modo diverso. Non è però mio costume lasciare intentata ogni possibile via alla comprensione e alla verifica sperimentale della fattibilità di un processo.
Per cui vi lascio un invito ed una proposta: citando alfred ed uno fra i i pensatori a lui cari ("....E Feyerabend è un rompicazzo..."), sottolineo la mia appartenenza al genere....ma vi chiedo se vi sentite di provare ad accompagnarmi verso l'integrazione, dandomi qualche dritta sul come e sul perchè io possa riuscirci.
Non sarà senz'altro meno difficile di dare una dimostrazione alle quattro masse neutriniche, ma se sono riusciti in quello...
Grazie
GB
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#74    23 Gennaio 2008 - 10:40
 
@astrogigi
eh eh...questione difficile...visto che scambi e qualche incomprensione hanno riguardato te e alfred, lascerei la parola a lui, e interverrei in seconda battuta

@lefty
no caro cugino,
non è questa la sede per discutere la faccenda. Cmq, faccio uno strappo e provo a risponderti: quello che ho detto non ha sottintesi: una domanda come quella di emma, se venisse rivolta a me, troverebbe una risposta, sicuramente. Non so e non mi interessa sapere se la domanda ha chissà quali sottintesi, non detti, poichè è di per sè una domanda dotata di senso. In altre parole: ti è stato chiesto se il rapporto con la miseria si esaurisce in una foto (per quanto bella, di denuncia, toccante essa sia), o se non meriti un'AZIONE SPECIFICA. Questa domanda non è insensata e merita, ripeto, una risposta (che mi pare Orsa abbia dato. Tutto qui, per me. Il resto son beghe in cui non voglio entrare. Io cmq sono tra coloro che hanno molto apprezzato le foto: e l'ho scritto da te, argomentando.
Ritengo perciò la questione chiusa su heteronymos: disponibile come sempre a discuterla o a portarla avanti altrove, dove e quando vuoi.
bye bye
mario
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#75    23 Gennaio 2008 - 20:05
 
Un’universo incompiuto: l’Arte della fuga e l’Uomo senza qualità

“Ascolta la quadruplice fuga nella parte finale dell’Arte della fuga di J. S. Bach. Nessuno che ami la musica di Bach può evitare di commuoversi quando la musica si arresta dopo dieci minuti di esecuzione, subito dopo l’ingresso del terzo tema. La composizione nel suo complesso ci dà l’impressione di esistere in qualche modo, ma ora si è dissolta in un istante”. (Roger Penrose, La mente nuova dell’imperatore)

La risposta che astro vuole l’hanno data Prigogine e Stengers. Tento di riassumere. “Gli oggetti della fisica sperimentale, quali il movimento degli astri, matematicamente descrivibili, sono alla base del mondo newtoniano, ma l’uomo è il risultato di processi fisico-chimici estremamente complessi, è il prodotto di una storia che non è solo quella del suo sviluppo personale ma anche quella della sua specie, delle società che ha formato tra altre società naturali, animali e vegetali. Complessità e storia sono due dimensioni assenti dalla cosmogonia di Laplace. La natura supposta dalla fisica classica è piatta e omogenea, è l’incubo dell’insignificanza universale. Il mondo chiuso e coerente descritto dalla fisica classica espelle l’uomo sia come abitante sia come soggetto che descrive quel mondo. Anche per Einstein, la scienza, la convergenza tra le leggi eterne della natura e lo spirito umano è solo un miracolo. L’uomo, in questo divenire naturale è inconcepibile. È ridotto a un punto: la coscienza che contempla un mondo dato e senza mistero. Ma quel punto è, lui, un residuo d’un’opacità totale, si trova in un’oscurità impenetrabile, correlato logico di un mondo totalmente chiaro.” Laplace fa risorgere dal nulla il demone di Cartesio, che non è nemmeno più ingannatore. È il punto di vista “oltre”, “divino o demoniaco”, del signore delle stelle, la parola del fisico come il Fiat lux della creazione.

Astro non vuole perdersi nella complessità umana, preferisce andare verso la luce stellare, e la “semplicità” matematica, una paura per quella parte oscura che l’uomo nasconde dentro sé, che è anche in lui stesso. Mito, favole, letteratura, arte e filosofia ci restituiscono questa parte in ombra. La scienza cerca la chiarezza. Un indagatore della psiche come Edgar Allan Poe è andato con “Eureka” tra le stelle, attratto dagli abissi oscuri dell’Universo, si sentiva attratto dal Vuoto cosmico. Un rivoluzionario come Blanqui, ha scritto sull’Universo da una cella per dirci che la nostra eternità è un’appendice dell’“eternità degli astri”.

Particelle dei corpi che si disgregano e risorgono. E la coscienza ? Dov’è in questo universo infinito ?
“Si può sostenere che un universo governato da leggi che non ammettono la coscienza non sia affatto un universo. Io direi addirittura che tutte le descrizioni matematiche di un universo che sono state date finora non soddisfino questo criterio. È solo il fenomeno della coscienza a poter conferire un’esistenza reale a un presunto universo teorico!” (Roger Penrose, La mente nuova dell’imperatore)
utente anonimo

#76    23 Gennaio 2008 - 20:30
 
L'utente anonimo dell'ultimo commento, qui sopra - uno splendido commento - è naturalmente il nostro Alfredo,
alias Alfred58, titolare, assieme alla poetessa rita florit (alias farouche) di un bel blog filosofico-letterario
[http://lessness.splinder.com/].
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#77    24 Gennaio 2008 - 12:48
 
ancorchè distratto...

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#78    24 Gennaio 2008 - 16:12
 
Forse hai ragione Alfred: temo, anzi, probabilmente disprezzo, la parte oscura che c'è in me; quella limitazione umana che mi separa dalle Stelle, che mi nega di essere fra loro e con loro, di comprenderle, di viverle, lontano dalle miserie umane, governate dalla presunzione di essere divinità al punto da crearne di divinità, non una ma mille e mille.
E di invocare la vera fede quando la divinità è li, sotto gli occhi di tutti.
E non certo nell'uomo.
Questo misero corpo mi blocca qui, in mezzo ad un esercito di sordi e ciechi che non guardano più il cielo ne ascoltano più i silenzi.
Mi nega il viaggio all'altro capo dell'Universo.
Mi condanna a vivere solo metà dell'esistenza, quella fatta di materia, relegando ai sogni la parte di energia che io sono.
Ma io non posso governare i sogni.
E i sogni mi ripetono: tu sei uomo. Ed io uomo non voglio essere.
Devo capire come diventare luce.
Voglio andare "oltre" ma da uomo non ci posso andare.
E la cosa mi fa arrabbiare prima, soffrire poi.
Solo trascendendo la materia umana e superando i limiti della sua espressione mi sento libero dal fardello; quando ascolto le sinfonie dei numeri, quando tratteggio le armonie della Natura espresse con eleganza e senza inganni, mi sento più vicino al mondo come io lo vedo.
Ciò che dite insignificanza piatta universale è per me sintesi di bellezza ed unità. Noi siamo insignificanti, noi umani instabili.
Quando una particella decade, libera energia; il mio corpo in sfacelo cosa libera ?
La danza dei miei pensieri è una cacofonia di strazi.
Non uso citazioni per esprimerla, perchè il mio pensare qui giunge da altre strade.
E l'Universo lo voglio conquistare io, la sfida è questa.
Ma mi viene negato.
Lo capisci alfred questo ?
Non credo possa essere la poesia che mi da le chiavi del Cosmo.
Non credo che la Filosofia tanto possa da darmi tutte le risposte che io cerco.
Posso illudermi che me le possano dare.
Temo che l'unica via sia quella che sembra "fredda" a chi vi cerca il cuore.
Il freddo dello Spazio è per me più caldo del "calore" umano.
Non c'è malizia la fuori, interesse, scopo.
Non servono.
C'è Armonia, pulizia, semplicità.
Anche l'Oscurità è Luce.
La via delle Stelle altro non è che una fuga dall'uomo.
la mia coscienza mi dice questo: io non mi piaccio uomo: mi vergogno di essere un virus nell'Universo. Finchè non avrò capito perchè, come funziona, come è potuto succedere, quanto è grande, i bosoni, lo spin sinistrorso che non so giustificare, o l'anisotropia del fondo a 3°K. E molto altro.
E per farlo devo usare la lingua del Cosmo, non la mia.
Non posso spiegare la pittura con la prospettiva: allo stesso modo non posso spiegare la Natura con le fiabe.
Belle, magiche, mi mancano da morire; ma non è quello il linguaggio del Creato.
Sono braccato.
Ma ancora non mi sono dato per vinto.
O forse si, dato che scrivo come un uomo vinto.
E non mi piace.
Io ci provo Alfred & Het; ma non ci riesco.
Mi trovo meglio nell'ordinato caos di una frattale, nella limpida confusione di un attrattore strano, nella rassicurante complessità di un modello cosmologico a 11 dimensioni.
Fra gli uomini mi perdo.
Fra me e me mi perdo...
Le supersimemtrie sono il mio porto sicuro, le equazioni di campo la mia coperta calda, l'infinito la mia meta.
Il mio cuore è là
Non lo so il perchè.
Non ho formule per esprimere il dubbio: la matematica non lo prevede.
Devo usare le parole, che non prevedono l'assenza del dubbio.
E nutro forti dubbi che la comprensione del tutto passi attraverso la complessità e l'inaffidabilità delle cose umane.
Sai Alfred, una cosa mi piacerebbe chiederti a quattrocchi: tu che ne pensi ? come lo vedi l'Universo tu ? non i pensatori che citi; tu.
Non provi un moto di costernata ammirazione per quel che c'è la fuori ?
non ti viene voglia di sapere come funziona ? com'è fatto, il perchè ed il percome, il quando , il "fino a dove " o "quando " ?
o ti basta l'ammirarlo ?
Non ti piacerebbe "entrare" in un quadro di Matisse o "sentire" crearsi in te la magia di Mozart o il respiro di una pietà di Michelangelo ?
Questo credo sia ciò che di più affine al tuo pensare io riesca a immaginare nel formulare ciò che provo io quando assimilo una formula che mi descrive lo stato del Cielo.
Mi sento parte di lui.
Forse davvero mi sento un pò il Signore delle Stelle.

GB
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#79    24 Gennaio 2008 - 22:05
 
Astro io lascerei il tuo commento senza risposta. Come vorrei lasciarti nella pace, nell’armonia delle formule e del cosmo, a cui in fondo vorrei credere anch’io. Siccome abbiamo tutti bisogno di una coperta calda. D’altra parte vorrei dirti che la tua “visione” del mondo non è così diversa da quella di un filosofo o di un mistico. Mario potrà dirti meglio di me quanti fisici o altri scienziati si sono affidati alla filosofia per rendere in parole le loro scoperte. Come leggo nella postfazione di un suo vecchio libro (che mi ha appena regalato): “Troppo spesso egli (lo scienziato) esce dalle sue competenze per impegnarsi sullo scivoloso terreno della storia e della filosofia”. Ogni nuova formula ha bisogno di vecchie formule; ogni nuovo pensiero ha bisogno di pensieri già formulati. Uno dei “miei” pensatori, Georges Bataille, che si è anche occupato di stelle (come vedrai) dice dell’odio che c’è in lui per il pensiero individuale, del moscerino che afferma “Io penso differentemente”; “Io muovo, quando faccio avanzare una parola, il pensiero degli altri, una spigolatura casuale di sostanza umana attorno a me”. Le divinità che abbiamo creato stavano in un cielo divino, dove si muovevano ignorando la gravità terrestre. Noi siamo ancorati a questa parte d’universo, incollati alla terra, al sentiero che dobbiamo percorrere, come le stelle ignoriamo la nostra origine e la nostra fine. Ma siamo anche dentro l’universo, impegnati con la Galassia in un allucinante viaggio. Non c’è un centro ma come scrive Bataille “il vortice delle stelle ha la sembianza di un fiore che si schiude”. “In mezzo al cielo una piccola regione si è data l’autonomia. L’illusoria immobilità e la reale pesantezza del nostro suolo si sono separate dal moto in cui si perde l’insieme. (…). Come potrei in effetti partecipare all’ebbrezza del cielo ? Io guardo, e guardare richiede la mia presenza pietrificata in questo punto del mondo. La mia condizione di uomo riporta ognuna delle verità sensibili da me riconosciute all’errore del suolo fisso, all’illusione di un fondamento immutabile”.
“Quando una particella decade, libera energia; il mio corpo in sfacelo cosa libera ? La danza dei miei pensieri è una cacofonia di strazi.”. Se i nostri pensieri stridono forse è solo perché non vogliamo o riusciamo ancora ad armonizzarli con quelli degli altri. La nostra tensione è verso l’unione che c’è sulla terra, anche se vorremmo perderci nelle stelle. “La stella è sfolgorante e il nostro suolo è freddo. La stella prodiga le sue forze: il nostro suolo si divide in particelle avide di forza. Non c’è limite all’avidità delle particelle.”
Bataille scrive che senza la scienza non avrebbe potuto dire questo (quello che ho citato); ma si è servito della scienza per dirci quel che la scienza non avrebbe mai potuto dirci. Così io mi sono servito del pensiero di Bataille per dirti anche con parole mie come vedo l’universo.
Per dirti com’è il mio cielo ti lascio le prime parole con cui tentai qualche anno, invano, di mettere mano ad un libro. Parole che possono dire qualcosa o non dire nulla.

***

Le parole di Socrate in punto di morte segnano il passaggio ad un nuovo mondo: “O Critone, noi siamo debitori di un gallo ad Asclepio”. La morte è guarigione dalla vita, ironia ed abbandono, nessun rimpianto. Gli ultimi detriti dell’Olimpo sono caduti sulla terra quando è iniziato il legame dell’uomo con la morte. Il cielo notturno non è nulla più di una fragile pergamena sulla quale scorgiamo i raggi superbi della luna. Dopo la morte di Socrate gli uomini sono diventati più soli di fronte al destino.

***

Io sento la magia di un quadro di Matisse, della musica di Mozart, o della Pietà, non devo entrarvi, svelare un mistero, ma guardare, ascoltare, o cercare parole sempre limitate per descrivere. L’intera bellezza forse non mi sarà mai rivelata, ma svelare un’opera potrebbe cancellarne la bellezza.
Sul mio blog, invece, da qualche parte c’è questa piccola cosa di Bachelard, che mise farouche, perché lei mi vede così. Chissà, forse anche tua moglie e tua figlia ti vedono come un sognatore. Forse sogniamo soltanto quando pensiamo, calcoliamo, osiamo andare oltre. O forse siamo soltanto sogno… come direbbe Borges.

“Il sognatore è al suo tavolino; è nella mansarda; accende la sua lampada. Accende una candela. Accende la sua bugia. Allora mi ricordo, allora mi ritrovo: anch'io, come lui, veglio. Studio come lui studia. Il mondo è per me, come per lui, il libro difficile rischiarato dalla fiamma di una candela. Perché la candela, compagna della solitudine, è soprattutto la compagna del lavoro solitario. La candela non rischiara una cella vuota, rischiara un libro. Solo, di notte, con un libro rischiarato da una candela - libro e candela, doppia isola di luce, contro le tenebre doppie dello spirito e della notte. Io studio! Non sono altro che il soggetto del verbo studiare. Pensare, non oso. Prima di pensare, si deve studiare. Solo i filosofi pensano prima di studiare. Ma la candela si spegnerà prima che il libro difficile venga capito. Non bisogna perder nulla del tempo di luce della candela, delle grandi ore della vita studiosa. Se alzo gli occhi dal libro per guardare la candela, io non studio, io sogno. Allora le ore fluttuano nella veglia solitaria. Le ore fluttuano tra la responsabilità di un sapere e la libertà delle rêverie.”
(G.Bachelard, La fiamma di una candela.)
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#80    24 Gennaio 2008 - 22:51
 
alfredo, grazie.
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#81    25 Gennaio 2008 - 06:50
 
e a me niente grazie ?
si fa na fatica del diavolo a suguirlo quello li....
Va beh, capito.
meglio me ne torni ai bosoni di Higgs.
quelli posso sempre far finta di non vederli.
GB
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#82    25 Gennaio 2008 - 09:25
 
son nemmen certo di non aver certezze

mangio pan nel gelo
utente anonimo

#83    25 Gennaio 2008 - 09:28
 
più che un un post un simposio
grazie mario, alfred e astro
utente anonimo

#84    25 Gennaio 2008 - 09:44
 
@astro
mi pare di averti già ringraziato, più volte, astro. E lo rifaccio ora.
Ciao
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#85    25 Gennaio 2008 - 19:50
 
Ma dai Het...non era altro che il gesto di un bimbo...
Partecipare a queste impegnative tenzoni mentali, mi squarcia le tenebre che sempre avvolgono le corsie degli ospedali ed il tuo cuore quando qualcuno che ti è caro le deve vivere perchè sta morendo.
Spesso il tono diventa serissimo e la cocciuta diversità spoglia del bello il confronto ed il pensare alla risposta.
Ma in effetti qui si sta divinaMente e sono io che devo ringraziare 10 100 1000 volte te a tutti gli amici che qui vengono a risollevarsi gli animi.
Ed anche se perdo 2 chili ad ogni suo commento, devo dire grazie spesciale al sempiterno Alfred.
Un giorno mi piacerebbe davvero però fare un bell'off... che ne dici Mario ? dici che mi sciolgo ?
Comunque vada, qui io ci ritorno.
Vorrà dire che se quell'off si potrà mai fare, ci porterò un bel gran telescopio...
GB
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#86    25 Gennaio 2008 - 20:28
 
@astro
da quanto ho capito, la cugina Alfred è alquanto ritrosa...si sottrae, sciogliendosi volentieri dentro gli oceani dell'incorporeo :-)
Ma noi la staneremo: tu con le armi telescopiche, io con le armi della critica. Ma siccome il nostro maneggia con destrezza le armi della critica, forse i tuoi attrezzi sono i più adatti per spiazzarlo e per stanarlo...:-)
Notte
Mario
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#87    25 Gennaio 2008 - 20:33
 
Ci sto. Ad un patto: lo facciamo tutti sorridendo.
Ne ho un gran bisogno.
Grazie
GB
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#88    25 Gennaio 2008 - 21:28
 
Credo che tu abbia ragione astro: “quello lì” è difficile da seguire, ma la colpa non è sua…

“Il cervello dell’uomo è una formidabile macchina chimica; ma è anche tutt’altra cosa da un ammasso informe di cellule e molecole: è un universo estremamente organizzato le cui connessioni multiple (dell’ordine di seicento milioni per millimetro cubo) paiono più ricche e diversificate di quelle della nostra galassia con le sue miriadi di stelle” (J. P. Changeux)

utente anonimo

#89    25 Gennaio 2008 - 21:30
 
la cugina Alfred è alquanto ritrosa...

non facciamolo sapere in giro, soprattutto a lefty...

utente anonimo

#90    26 Gennaio 2008 - 09:09
 
Bella citazione (anche se non conosco l'autore e la fonte).
Benvenuto tra noi.
Ho visto "STICK OUT LIKE A SORE THUMB - living events - Out of the ordinary". Davvero interessante, E' un blog senza lo spazio commenti?

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#91    26 Gennaio 2008 - 09:39
 
Non capisco come mai ma è sparito il post a cui fa riferimento Mario nel #90, lo rifaccio:

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#92    26 Gennaio 2008 - 10:15
 
scusa mel, per errore l'ho cancellato
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#93    26 Gennaio 2008 - 13:54
 
Mario sei un pasticcione... altro che la cugina alfred...

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#94    26 Gennaio 2008 - 14:07
 
Ho visto "STICK OUT LIKE A SORE THUMB - living events - Out of the ordinary".

Dal vivo le opere di Giorgio Bevignani sono molto suggestive, esplosive... galattiche...

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#95    26 Gennaio 2008 - 14:12
 
sono ignorante, anche se una rapida occhiata al blog mi ha incuriosito
(se ti va di dirmi di cosa si tratta..)
:-)
bye
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#96    26 Gennaio 2008 - 14:18
 
Mi accorgo ora di aver sbagliato la sintassi nel #91, per cui ciò che era scritto dopo i due punti non è comparso.
In effetti sono un po' distratto, pur seguendo con interesse alcuni blog, non ho molto tempo per interagire e lascio raramente commenti.

Il mio blog in effetti è anomalo in quanto ho tolto i commenti e l'ho sostanzialmente trasformato in un sito. Con il vantaggio che, da autodidatta, posso gestirlo ed aggiornarlo in maniera semplice.

Quella che Mario cita "STICK OUT LIKE A SORE THUMB - living events - Out of the ordinary" è la attuale home page, il blog è www.melangearte.splinder.com

Per tornare alla citazione, riscrivo il commento scomparso:

-------
Sia che si guardi con l'occhio di Astrogigi o con quello di Alfred, vale quanto detto in una conferenza da Poul Anderson:
"Non ho ancora trovato un problema che, per quanto fosse complicato, a considerarlo nel modo giusto non diventasse ancor più complicato"

Poul Anderson (1926-2001) è stato uno scrittore di fantascienza, laureato in fisica.
http://it.wikipedia.org/wiki/Poul_Anderson
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#97    26 Gennaio 2008 - 14:19
 
Te lo farò dire da Rita
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#98    26 Gennaio 2008 - 14:41
 
Usurpo immeritatamente il posto della Florit.

Giorgio Bevignani è un artista il cui lavoro Alfred ha ben descritto con quei tre aggettivi, ma che si completa col vissuto del visitatore.
L'allestimento di cui si parla è visitabile gratuitamente a Bologna ed in questi giorni è abbinato ad una performance live.

Alfred ha avuto occasione di vedere un suo work in progress sul "battito cardiaco", di cui ha parlato in: http://lessness.splinder.com/post/13042018

"Melange-contemporary life" è un'associazione che organizza eventi in cui si cerca anche di mettere "in dialogo" arte e scienza. Giacchè c'è chi sostiene siano due cose diverse...
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#99    26 Gennaio 2008 - 18:58
 
A proposito, Changeux ha scritto un libro che sto rileggendo "Ragione e piacere, Dalla scienza all'arte".
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#100    26 Gennaio 2008 - 19:05
 
http://www.echidelcuore.splinder.com/


un po' di pub. per il prossimamente...
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