posted by heteronymos @ 01:21 - domenica, 13 gennaio 2008

Lee Smolin
Lee Smolin. La teoria delle stringhe

Lauro e Mario Galzigna

LA TEORIA DELLE STRINGHE

                           ALLE FRONTIERE DELLA FISICA
                        


 

 

 

 

http://www.astronomia.con/wp-content/uploads/2007/06/teoria-delle-stringhe-big.jpg

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                   Oggetto del libro di  Lee Smolin, L’ universo  senza stringhe. Fortuna di una teoria e turbamenti della scienza (Einaudi, Torino, 2007, pp. 368), è un quesito che riguarda la fisica e, in generale, tutta la scienza moderna, anche se l’autore si interroga soprattutto sulla formulazione della teoria standard delle particelle, cuore della nostra immagine della materia e del mondo naturale.

I paradigmi della fisica teorica si sono sviluppati in maniera ininterrotta a partire dalle idee di Galileo e di Newton sul moto, nel XVII secolo, proseguendo con quelle di Faraday e Maxwell sull’elettromagnetismo, fino agli inizi del ‘900 con la teoria dei quanti di Planck e Bohr e la relatività speciale e generale di Einstein. Non fu però possibile raggiungere un’unificazione tra teoria quantistica e teoria relativistica come era successo per quelle dell’elettricità e del magnetismo nel secolo XIX, perché una vera e propria impasse sembrò sbarrare la ricerca della cosiddetta gravità quantistica.

Il tentativo ambizioso di conciliare la visione quantistica con quella relativistica è stato la cosiddetta teoria delle stringhe proposta negli anni ’70 del ‘900. Si tratta di uno strumento matematico elegantissimo e complicato che però, dopo più di trent’anni, non è stato verificato né falsificato da alcun dato sperimentale.

La stringa è un oggetto uni-dimensionale, laddove la particella è un oggetto puntiforme e zero-dimensionale, per il quale è piuttosto difficile  raffigurare lo spin; non è infatti possibile usare allo scopo l’immagine di una rotazione attorno al proprio asse dal momento che una struttura puntiforme non possiede alcun asse. L’idea di stringa si adatta alla teoria quantomeccanica dell’onda-corpuscolo di cui sembra giustificare alcune stranezze, oltre ad essere compatibile con molti concetti portanti della teoria fisica, come la simmetria e le sue rotture. Le stringhe possono essere aperte o chiuse, prive di massa come i fotoni che deriverebbero da vibrazioni di stringhe aperte o  gravitoni che deriverebbero da vibrazioni di fibre chiuse. Una delle grandi potenzialità della teoria è che essa permetterebbe l’unificazione di bosoni e fermioni perchè entrambi deriverebbero dalle oscillazioni di un solo tipo di oggetti fondamentali. Da queste originerebbero anche i campi di gauge responsabili di elettromagnetismo e forze nucleari deboli.

La teoria delle stringhe impiega inoltre concetti topologici compatibili con una geometria dello spazio che può comportare molteplici dimensioni, variabili nascoste e altri  enti matematici applicabili ai comportamenti delle particelle elementari finora postulate teoricamente e identificate sperimentalmente. L’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente è il bosone di Higgs, con il relativo campo che ci si aspetta venga identificato in breve tempo dall’enorme macchina del CERN di Ginevra. E’ però possibile che il tentativo fallisca. Questo possibile fallimento, che avrebbe conseguenze destabilizzanti sull’intera nostra immagine dell’universo, implicherebbe anche una crisi del cosiddetto modello standard. Come è noto, il modello standard è stato costruito per rappresentare l’insieme delle forze e delle particelle conosciute sperimentalmente e inquadrate in una teoria. Scrive Smolin (p. 13): “Dodici particelle e quattro forze sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per spiegare ogni cosa del mondo conosciuto. Inoltre, comprendiamo molto bene le caratteristiche fisiche essenziali di di queste particelle e forze. Tale comprensione si esprime in una teoria che rende conto di tutte queste particelle e di tutte queste forze tranne la gravità: il modello standard della fisica delle particelle elementari o, in breve, il modello standard. In questa teoria, che non presenta il problema degli infiniti […], possiamo calcolare qualsiasi cosa ottenendo come risultato un  numero finito. Da quando è stata formulata, più di trent’anni fa, molte sue previsioni sono state verificate sperimentalmente. Ogni singolo esperimento ha confermato la teoria”.

Il bosone di Higgs – definito dal Nobel Leo Lederman “la particella di Dio” – è dunque l’unica particella postulata ma non ancora documentata sperimentalmente. Il successo o lo scacco dell’identificazione sperimentale della “particella di Dio” sarà decisivo rispetto al destino del modello standard e della stessa teoria delle stringhe. In questa prospettiva, Smolin mette in evidenza il carattere della teoria delle stringhe che ne fa una sorta di gioco d’azzardo, in cui si può vincere ma si può anche perdere.

Il problema è che in questi ultimi anni stringhisti sono comunque diventati quasi tutti i fisici degli USA che hanno occupato le cattedre di fisica teorica. Smolin è stato stringhista e in certo senso lo è tuttora, anche se, con grande onestà intellettuale, è pronto a riconoscere di essersi potuto sbagliare. Nonostante la mancanza di una solida base sperimentale, la teoria delle stringhe è diventata paradigma dominante: il suo predominio – che non è affatto assoluto, che è stato costellato da critiche, scetticismi e confutazioni – sembra davvero decretato dalla grande quantità di consensi che la teoria stessa ha ricevuto nell’ambito della comunità scientifica. Con buona pace di Karl Popper, il successo di una teoria scientifica che tiene banco da circa trent’anni è stato decretato soprattutto da fattori di carattere sociologico e istituzionale. Afferma infatti, drasticamente, Smolin: “L’incompletezza della teoria delle stringhe è tale che la sua stessa esistenza è una congettura non dimostrata” (p. XVII).

 

Date queste premesse, si può dire che la lettura del saggio di Smolin è abbastanza ansiogena, per due sostanziali ragioni: a causa del condizionamento degli enormi capitali spesi per la costruzione delle apparecchiature necessarie alla verifica sperimentale, ma soprattutto a causa della sensazione di catastrofe legata al possibile fallimento della verifica in corso.

Smolin riconosce l’era scientifica attuale come una fase rivoluzionaria della storia del pensiero scientifico, anche se si tratta di una rivoluzione incompleta.

Tale incompletezza può essere associata a cinque problemi ancora in attesa di soluzione, il primo dei quali è l'unificazione della teoria quantistica con quella della relatività generale. Questo comporta un completamento della teoria quantistica che, così com’è, si deve considerare incompiuta. Occorre quindi liberare il modello standard delle forze e delle particelle dai pericoli di produrre quantità infinite non rinormalizzabili. E la “rinormalizzazione”, come è noto, è un procedimento matematico mirato ad eliminare le quantità infinite riducendole a quantità finite. Un procedimento matematico, dunque. O, più esattamente, come è stato detto, un “espediente matematico”, se non addirittura un “imbroglio matematico” (Leo Lederman).

Un quarto problema riguarda l’esistenza di una materia oscura e di un’energia oscura, mentre il quinto e ultimo problema attiene alla modifica dei valori della gravità a grande scala (ci si chiede quindi perché i parametri del modello standard abbiano i valori che hanno).

Naturalmente la storia è molto più complicata di quanto non possa trasparire da questa scheletrica esposizione, sia in relazione all’insieme delle cose materiali esistenti che a quello delle astrazioni teoriche possibili.

E’ pertinente, qui, il richiamo ad un pensiero di Spinoza, secondo il quale l’ordine e la disposizione delle cose corrisponde all’ordine e alla disposizione delle idee. Questo equivale ad unificare geometria e mondo degli oggetti in un’ipotesi refrattaria ad ogni verifica o falsificazione. Se lo sviluppo della fisica dal XVII al XX secolo sembra convalidarla, parrebbe che oggi, con l’impossibilità di ottenere una prova sperimentale della teoria delle stringhe, si sia raggiunto una sorta di limite invalicabile.

in: fisica
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Commenti
#1   13 Gennaio 2008 - 12:38
 
Ciao Het: ho acquistato solo ieri il libro di Smolin e mi riservo di leggerlo prima di offrirne un feed back; posso tuttavia esprimere sin da subito l'apprezzamento per averlo recensito.
Ci vuole parecchio coraggio per affrontare questi argomenti, sia per la loro complessità intrinseca, sia per l'eco che potrebbe generarsi in caso di esito negativo della ricerca. Posso altresì testimoniarti la grande difficoltà di entrare nel dettaglio della teoria delle superstringhe e della necessità di sganciarsi dalle visioni consuete per costruirsi un idoneo modello mentale affine a quello presentato nvero assai lontano dalle nostre abitudini euclidee.
Abbiamo altresì fatto molta fatica a superare la visone geocentrica così come ad amemttere che Newton valeva solo in porzioni limitate di realtà.
ma il solo parlarne qui, in un blog, dove il concetto di dimensione è quantomeno aleatorio, credo sia perfettamente allineato alla bisogna.
Aggiungo che sarebbe davvero elegante se così fosse ma non credo che il desiderarlo possa rendere effettivo l'applicarlo.
Di artifizi matematici è colma la storia della scienza e questo non mi preoccupa più di tanto; mi tocca invece più da vicino la riscoperta della fantasia e dell'immaginazione nella ricerca di frontiera, poichè credo nessun calcolatore seppur potente, potrà mai battere l'uomo in fantasia.
e proprio perchè l'uomo secondo i canoni standard NON dovrebbe esistere in quest'Universo, che confido, grazie al suo esser estraneo al modello, che arriveremo a coglierne l'essenza.
Ci rimugino, leggo, e poi ti dico.
A presto
GB
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#2   13 Gennaio 2008 - 13:08
 
caro astro,
grazie per il commento. Sto cercando di ampliare la recensione (che verrà pubblicata, nella sua forma più estesa, in POL.it) analizzando, questa volta dal punto di vista dello storico e dell'epistemologo delle scienze, la parte finale del libro, e in particolar modo l'avvincente capitolo XVII (pp. 289-306), dove l'autore fa i conti con Kuhn, Lakatos e soprattutto Feyerabend.
Andiamo avanti, allora, e continuiamo a interagire liberamente (questo il vantaggio dei blog!).
bye
Mario
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#3   13 Gennaio 2008 - 13:28
 
Mi ci butto anch'io su quel capitolo allora...

a presto
GB
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#4   13 Gennaio 2008 - 18:59
 
We are stardust,
billion year old carbon
We are golden,
caught in the devil's bargain
And we've got to get ourselves back to the garden

(John Mitchell)


non ho molto da dire,
perchè poco conosco,
conosco per sommi capi la teoria delle strighe, perchè mi sto appassionando alle "varietà di Calabi-Yau" (colpa di Astro!!) e mi sono immersa nella Teoria M, che è per ME super- ostica, ma una magnifica SFIDA,
so del bosone di Higgs, perchè mi aveva meravigliato la definizione di "particella di dio" letta sulla copertina di un libro di Lederman girovagando in libreria, e mi sono un po "documentata",
ma non vado oltre,
ma sono curiosa e vi seguirò,
so che capirò ben poco,
ma quello che non conosco mi affascina oltre modo...

chicca
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#5   13 Gennaio 2008 - 19:24
 
è ostica per tutti, chicca!
grazie del tuo commento: sono sempre più ammirato [je ne le dis pas pour te flatter:-)] dalla vastità dei tuoi interessi...
(scusa la frasetta gallica...così impari a usare sempre la lingua dei colonizzaotori) :-)
un affettuoso saluto
mario
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#6   13 Gennaio 2008 - 19:52
 
Mi sono lasciata affascinare subito dal paradigma concettuale della teorie delle stringhe quando ho letto "L'universo elegante", ma sapevo di dover frenare l'entusiasmo. Green avvisava a chiare lettere che si trattava di una "teoria giovane" e che il lavoro in fieri a tal punto che non si poteva prevedere come si sarebbe concluso. Era impressionate anche la notazione sull'impossibilità di scrivere l'equazione fondamentale alla base della teoria a causa della complessità matematica. Attraverso il filtro della mia formazione umanistica "l'universo elegante" nella mia lettura si è trasformato in un mondo fantastico in cui era bello vibrare. Ora arriva Smolin e mi crea una bella delusione. Non ho letto il libro, forse lo leggerò, dopo aver valutato se sono all'altezza. Vi sono grata per questa recensione che ha condensato con chiarezza argomenti e problemi.
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#7   13 Gennaio 2008 - 19:53
 
...è in fieri...
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#8   13 Gennaio 2008 - 20:27
 
una cosa posso dirti del libro di smolin: ti fa apprezzare la teoria che contesta...e poi ci sono capitoli (come quelli della parte finale) molto più avvicinabili dal lettore non specialista.
Ciao e grazie del passaggio.
Mario
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#9   13 Gennaio 2008 - 21:56
 
Mondi impossibili. Una fantasia

“E’ pertinente, qui, il richiamo ad un pensiero di Spinoza, secondo il quale l’ordine e la disposizione delle cose corrisponde all’ordine e alla disposizione delle idee.”

“ Il bosone di Higgs – definito dal Nobel Leo Lederman ‘la particella di Dio’ ”. Siamo un po’ nello gnosticismo; i bosoni come gli eoni e il pleroma. La ricerca della terza parte di spazio che diventa tempo, come la ricerca di Dio, necessaria e impossibile. Tempo e necessità, la spirale che avvolge l’universo e noi stessi, il limite alla nostra azione nel mondo. La nostra esperienza dello spazio appartiene al passato, al tempo, viene alla luce sotto una nuova forma: “i luoghi del passato”; mentre il tempo, per noi, non è ormai che un eterno presente nel quale ci muoviamo. Joyce sullo spazio-tempo: “Un’equazione insoddisfacente tra un esodo e un ritorno nel tempo attraverso lo spazio reversibile e un esodo e un ritorno nello spazio attraverso il tempo irreversibile”. Non c’è una strada che può tornare indietro nel tempo, nel passato. Entropia, disordine dell’universo in continuo e costante aumento. Così, anche le nostre vite vanno verso il disordine totale, l’irrealtà della morte. Gli istanti-tempo, sola realtà possibile (Barbour). Arrivare ad una “formulazione matematica del sistema filosofico di Leibniz, la sua ‘monadologia’, unica alternativa al materialismo cartesiano newtoniano” (Barbour, Smolin). Leibniz e i mondi impossibili. Punto di vista unico delle monadi che si ordinano nello spazio. Commento di Deleuze: “I punti di vista non sono su qualcosa di esteriore. Esteriori sono soltanto gli altri punti di vista”. La monade riflette l’universo, ovvero è il suo universo. “La monade è elemento di questo mondo costituito sul possibile, ma è composta di infinite minime percezioni, e immersa nell’universale risonare dell’impercettibile e invisibile. La danza dell’essere.” (Cacciari)
“L’uomo è terrorizzato dall’idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall’eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi, essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale. In questo spazio di cui hanno paura, gli esseri umani imparano a vivere e a morire; in mezzo al loro spazio mentale si creano la separazione, la lontananza e la sofferenza”. (Houellebecq)
“Lo spazio è nel punto; non è il punto ad essere nello spazio” (Deleuze). Nel punto di vista (metafisico) è incluso lo spazio del mondo. Bisogna spostarsi su un piano assolutamente non umano per superare le separazioni definitive. Quando gli altri scompaiono, poniamo rimedio facendo il vuoto dentro noi stessi, un vuoto cosmico.
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#10   13 Gennaio 2008 - 23:51
 
alfred,
grazie di questo commento, un vero dono. Valeva la pena recensire Smolin, se non altro per produrre derive creative e originali come la tua.
Una deriva creativa sulla quale voglio meditare, con calme, per punti, magari sollecitandoti di volta in volta.
Ti chiedo solo, ora, di dirmi a cosa ti riferisci quando citi Houellebecq, autore che non conosco.
Ciao e grazie ancora.
Mario
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#11   14 Gennaio 2008 - 03:39
 
# 5
la lingua dei colonizzatori!!!::)))
ma quali saranno poi i colonizzatori?!!!!
merci, merci

Je voudrais t'offrir la lune
mais elle est tombée dans un puits profond,
saisis-la doucement
et rends-la au ciel nocturne,

elle sera à toi

jusqu'à la prochaine illusion
jusqu'au prochain désir
jusqu'à la prochaine éclipse

chicca
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#12   14 Gennaio 2008 - 10:42
 
Non ho paura dello Spazio
Non ho paura dell'Universo
Al massimo posso essere timoroso del Tempo poichè non ne ho mai abbastanza
Ho invece paura degli uomini
di cui inizio ad averne abbastanza
GB
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#13   14 Gennaio 2008 - 12:23
 
Dai tempi dell' università ho purtroppo perso un po' di vista questi affascinanti argomenti.

Ma il "fallimento della verifica" vuol dire che non si riesce ad identificare il famoso bosone oppure che si riesce a dimostrare che non esiste (la seconda cosa mi sembra più ardua) ?

Nel primo caso la teoria non è necessariamente falsificata, nel secondo caso torneremmo semplicemente indietro ai tentativi di unificare la fisica quantistica con quella relativistica.

Oggi infatti non credo ci siano molte valide alternative a quella delle stringhe.

Non riesco in nessuno dei due casi a vederla come una condizione di "salto nel buio" come fu la scoperta dei primi fenomeni quantistici.

Sbaglio ?
Ciao

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#14   14 Gennaio 2008 - 14:29
 
@ Mario: Intanto sono andato a leggermi qualche frammento di “Marco e Mattio” di Vassalli su Tecalibri. Anche se la sua storia di Dino Campana “la notte della Cometa” non mi convinse.
Houellebecq, la citazione è presa da “Le particelle elementari”, storia di due fratell-astri, l’uno scienziato, impermeabile a qualunque emozione; l’altro uomo di lettere, attirato patologicamente dal sesso. Lo stesso autore, prima di diventare lo scrittore Houellebecq, aveva seguito studi scientifici.
Confesso che per me la lettura di testi propriamente scientifici, soprattutto se si parla di fisica quantistica o matematica pura, è sempre difficile, anche se affascinante. Più facile abbordare il discorso scientifico attraverso la filosofia, autori come Morin, Bachelard, Serres, lo stesso Bergson, danno una buona mano. Attraverso Koyrè o Kuhn, invece, non sono mai arrivato a “suggestionarmi”. Con Feyerabend è andata un pochino meglio.
Con la monadologia siamo già nella poesia. Le monadi, che Leibniz definisce come “punti metafisici”. Cosa dire, Leibniz in quel testo fa sognare. Lo si può gustare attraverso Deleuze, o Cacciari; con Badiou è un po’ più difficile.

@ Astrogigi: “ Le silence éternel de ces espaces infinis m’effraie ” (Pascal). Credo d’aver capito dell’universo mondo più da Pascal, Poe, Blanqui che da un trattato d’astrofisica. Potenza del verbo, della fantasia.
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#15   14 Gennaio 2008 - 14:49
 
@Alfred, io preferisco Einstein, Penrose, Hawking.
Non potrai mai comprendere il Cosmo se non parli la Sua lingua. E quella si chiama Matematica.
Tutto il resto sono solo parole.
GB
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#16   14 Gennaio 2008 - 15:59
 
Non per fare il "moroteo":-)...
ma stavolta sono d'accordo con entrambi. Con Astro e con Alfred.

- Capire il Cosmo, ha ragione Astro, significa misurarsi con i linguaggi che lo descrivono (in primis la matematica, ovviamente). Come epistemologo delle scienze e storico delle scienze non ho mai apprezzato i lavori che evitano di misurarsi con le specificità disciplinari della scienza presa in esame. Anche un esame sociologico (culturale, antropologico...) di una determinata scienza non può, se vuole essere un esame pertinente e non superficiale, bypassare lo specialismo in questione. Nel mio lavoro, infatti, mi riallaccio ad una tradizione storico-epistemologica francese (Bachelard, Canguilhem, Koyré, in una certa misura anche Foucault) dentro la quale si è sempre perorata la necessità di una "double formation". Personalmente - soprattutto per la biologia e la psichiatria - ho attraversato l' "inferno" di una doppia formazione: di una formazione specifica, scientifica, a partire dalla mia formazione storico-filosofica di base...

- Detto questo (e ora mi riallaccio ad Alfred), è sempre esistito un pensiero della scienza ed attorno alla scienza. Lo stesso Smolin, per rimanere in tema con il post, fa i conti con Kuhn, Lakatos e soprattutto Feyerabend, come ho già detto, nel capitolo XVII (pp. 289-306) del suo saggio. Anche gli scienziati si misurano dunque con la filosofia, affrontando spesso in maniera nuova e radicale i suoi stessi problemi. Un solo esempio (e poi chiudo): il Nobel Ilya Prigogine, padre della termodinamica dei sistemi irreversibili (aperti), sente il bisogno, negli anni 80 del secolo appena trascorso, di un bilancio teorico e storico della sua nuova termodinamica. Per scrivere questo bilancio, si rivolge ad una filosofa ed epistemologa (Isabella Stengers): a quattro mani, i due scrivono uno dei più bei libri di scienza e sulla scienza di questi ultimi 30 anni: "La nuova alleanza" (Einaudi), dove, ad esempio, viene stabilito un affascinante parallelo tra la nuova termodinamica e la filosofia rizomatica di Gilles Deleuze!...Il titolo di questo libro che non esito a definire epocale, è eloquente: si tematizza, in effetti, la necessità di una "nuova alleanza" tra le scienze della natura e le scienze dell'uomo!

Mi scuso per la lunghezza del commento.
Devo una risposta a melogrande e ad harmonia, ma voglio pensarci.
bye
Mario
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#17   14 Gennaio 2008 - 16:22
 
@Het: De casu et necessitate mi pare sia dello stesso Prigogine che per quel che mi riguarda è tra le maggiori fonti di ispirazione quando devo andare "oltre..."
Non è mio stile sputare sentenze tantomeno trincerarmi dietro citazioni incomprensibili: nel mio cammino da apprendista stregone delle sideree cose, ho sempre avuto necessità della mente prima che della calcolatrice. Ma per passare dalla teoria, dall'intuizione, dalla dimensione pensata, alla dimostrazione scientifica secondo il metodo in uso ormai da Newton in poi, mi affido alla impersonale, inumana, distaccata dalle umane incertezze lex mathematica.
Tendo di conseguenza a diffidare di chi usa solo l'una o l'altra delle due strategie, vuoi per la naturale tendenza a dar credito ai fatti scientificamente provati più che ai voli pindarici della mente di cui vado perennemente affetto sin dai primi stentorei vagiti nel mondo dell'Astronomia.
Dietro ogni modello cosmologico c'è più di un flosofo, più di un pensatore interdisciplinare.
Ma alla fine la sintesi e la verifica si ottiene con i dati che si procurano e si elaborano con strumenti matematici.
Il grosso ostacolo che ora si pone è che per affrontare l'abbattimento del muro cui da 30 la fisica cozza, sembra necessario formulare una nuova matematica la cui complessità per ora ci impedisce di trovare una risposta.
Questo ancora non significa che la diretta via sia del tutto smarrita.
Ribalto i ruoli allora e confido nella matematica come metodo, e nella mente come strumento.
Ma nel rispetto della logica e delle conoscenze acquisite dalla fisica.
GB.
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#18   14 Gennaio 2008 - 21:05
 
“La natura da risposte solo a coloro che riconoscono di appartenergli”; più nulla è osservabile dal di fuori. Il sapere scientifico è “ascolto poetico della natura”, processo inventivo in un mondo aperto. Prigogine e Stengers nella Nuova alleanza, citando Deleuze, vedono il soggetto pensante non più come un’entità stabile, ma come preda dell’idea, così come il dormiente lo è dei sogni. Simili a larve, subiamo movimenti terribili di adattamento. “La drammatizzazione avviene nella mente del sognatore, ma anche sotto l’occhio critico dello scienziato…”.
La pagina di Deleuze da D.R. che Prigogine e Stengers citano un po’ troppo parzialmente per ritrovarne la bellezza è questa:
“Ogni tipologia è drammatica, ogni dinamismo una catastrofe. Ci dev’essere qualcosa di crudele in questa nascita di mondo che è un cosmo, in questi mondi di movimenti senza soggetto, di ruoli senza attore. Quando Artaud parla del teatro della crudeltà, lo definisce soltanto come un ‘determinismo’ estremo, quello della determinazione spazio-temporale in quanto essa incarna un’Idea della natura o dello spirito, come uno ‘spazio turbato’, un movimento di gravitazione ruotante e aggressivo capace di toccare direttamente l’organismo, una mera messa in scena senza autore, senza attori e senza soggetti. Non si scavano spazi, non si fanno precipitare o non si rallentano tempi se non a prezzo di torsioni e di spostamenti che mobilitano e compromettono tutto il corpo. Punti scintillanti ci trafiggono, singolarità ci fanno regredire, ovunque scorgiamo il crollo della tartaruga e il suo slittamento vertiginoso di protovertebre. Persino il cielo soffre dei propri punti cardinali e delle proprie costellazioni, che iscrivono sulla sua carne un’Idea, come “attori-astri”. Ci sono attori e soggetti, ma si tratta di larve capaci soltanto di sopportare i tracciati, le variazioni e le rotazioni. Dopo è troppo tardi. Ed è vero che ogni Idea fa di noi delle larve che abbiano deposto l’identità dell’Io come la somiglianza del me.”
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#19   14 Gennaio 2008 - 21:20
 


Ci dev’essere qualcosa di crudele in questa nascita di mondo che è un caosmo
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#20   14 Gennaio 2008 - 21:35
 
Prego ?
GB
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#21   14 Gennaio 2008 - 22:20
 
Caosmo = caos + cosmo...
Un neologismo tratto da Gilles Deleuze. Il filosofo, lo scienziato e l'artista, secondo Deleuze, pensano e tematizzano il caos: tracciano tre piani sul caos...
Non spaventiamoci davanti alla singolarità di certi neologismi.
Bosoni, caosmo: due neologismi nati in due discipline differenti, la fisica e la filosofia. Due dispipline che Prigogine ha sentito il bisogno di mettere assieme...
E non è un caso isolato: si pensi al concetto di "sincronicità", sviluppato assieme da Wolfang Pauli - noto gigante della meccanica quantistica - e Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia analitica, a cui dobbiamo il concetto di inconscio collettivo e di archetipo.
La storia della scienza e della filosofia del secolo appena trascorso è ricca di questi grandi momenti di "ibridazione"...
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#22   15 Gennaio 2008 - 04:28
 
Continuando a rimuginarci sopra mi viene da notare che una teoria scientifica che per sua natura non può essere assoggettata ad una verifica o falsificazione, semplicemente non è più una teoria scientifica.
Questo non significa naturalmente che non sia nulla.
Tutte le grandi domande della vita, su Dio, sull' anima, sul senso dell' esistenza sfuggono ad ogni tentativo di verifica sperimentale, ma è difficile immaginare di poter condurre la propria vita ignorandole del tutto.

In tutti gli esperimenti l' osservatore disturba il sistema osservato, nella fisica delle particelle tale disturbo diventa così predominante che la risposta che otteniamo (ad esempio, sei onda o sei particella ?) dipende dal MODO in cui poniamo la domanda...la natura sembra prendersi gioco dello sperimentatore, questo fu il grande buoi all' inizio del Novecento.

Non sorprende che quanto più ci spingiamo verso le alte energie, tanto meno siamo sicuri di quello che troviamo, e se quello che troviamo sia realtà soggiacente al sistema osservato, o generato dall' atto stesso dell' osservazione.
Il principio di indeterminazione come invalicabile colonna d' Ercole.
Non più oltre...

Nel momento in cui la verifica sperimentale diventasse anche in linea teorica impossibile non resterebbe che concludere che ci troviamo ormai "oltre" la fisica e quindi, semplicemente e letteralmente nella meta-fisica.

Un po' come attraversare il deserto dalla parte opposta ritornando dalla scienza alla filosofia, chiudendo il cerchio fra le culture dopo un immenso viaggio.

Diceva Galileo che il gran libro della natura è scritto in caratteri matematici, e se uno vuole assaporarne l' intera bellezza, deve impararne la lingua.
Perchè sia così non lo sappiamo, possiamo immaginare che la matematica sia nata nella mente umana come riflesso di un ordine naturale preesistente, che è un modo uguale e contrario di intendere il concetto di Spinoza (ma anche di Hegel, mi pare...)

Non posso dirti quanto piacere mi abbia dato questa scorribanda, di cui ti sono grato, Mario.
A presto.


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#23   15 Gennaio 2008 - 04:33
 
Buio, volevo dire, i buoi non c' entrano, mannaggia !
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#24   15 Gennaio 2008 - 07:47
 
Ditemi se ho capito giusto!
Quella della teoria delle stringhe è per Smolin una rivoluzione incompleta (infatti ancora non è stata verificata né falsificata) perché mancano alcune cose e restano problematici alcuni aspetti, ovvero:

Mancano:
1. una combinazione della teoria quantistica con quella della relatività generale
2. un completamento della teoria quantistica
3. l'unificazione del modello standard delle forze e delle particelle (pericolo produzione di quantità infinite) per una normalizzazione (imbroglio matematico?)

Danno problemi:
4. l’esistenza di una materia oscura e di un’energia oscura
5. la modifica dei valori della gravità a grande scala

Un passo avanti sarebbe:
Scoprire che la particella di Dio, ovvero il bosone di Higgs (attualmente solo postulata) venga documentata sperimentalmente (con il relativo campo)

Giusto?
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#25   15 Gennaio 2008 - 07:58
 
@Emmart: hai detto nulla.....
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#26   15 Gennaio 2008 - 08:18
 
@Het: lascio una riflessione che potrebbe risuonare blasfema: ti prego, se la ritenessi tale, di eliminarla appena la leggi.
Nel modello cosmologico attualmente in auge (Big Bang) tutto avrebbe avuto inizio in un istante detto t-zero in cui una grande esplosione avrebbe dato inizio all'Universo, generando sia le componenti Spazio, sia la componente Tempo, decretando l'avvio delle danze cosmiche.
Il fatto di avere già tutto l'universo concentrato in un punto a densità infinita che poi per un qualche divino capriccio decide di deflagrare, priva il modello di una sua definitiva possibilità di verifica sperimentale.
Ciò che la sfida delle Superstringhe, ed in generale la comunità scientifica sta cercado disperatamente di fare, è di disfarsi di Dio, di quella componente infinita che elimina ogni possibilità di verifica strumentale, numerabile, riproducibile. (Rinormalizzazione)
La scienza non può dirsi soddisfatta di metodiche di verifica basate sul processo di fede.
Per fede intendo il credere perchè vuolsi così colà dove si puote....
Non connoto ne coniugo le diverse espressioni di fede.
Il paradosso da superare è critico poichè se è vero che il processo di ricerca nasce dal dubbio, obbiettivo è annullare OGNI dubbio, portando all'evidenza sperimentale la legge che regola il fenomeno in esame.
Ogni processo di pensiero è utile alla crezione di modelli, di strategie che portino alla comprensione, ma non ha alcun valore se non supera la verifica sperimentale, l'analisi numerica, la formulazione secondo la lingua SENZA dubbio: la Matematica.
Questa caratteristica (di essere sine dubio), rende la matematica qualcosa che va OLTRE l'uomo, non è relativa, esiste cioè anche SENZA l'uomo.
Il principio di indetrminazione sembra sancire l'esistenza dell'elettrone nel momento che lo cerchiamo, definendo una probabilità che si trovi dove lo stiamo cercando, quasi negandone l'esistenza al di fuori della necessità nostra di rilevarlo.
La teoria del tutto, l'affresco delle 4 forze che insieme governano il tutto, non può considerare centrale e discriminante la presenza dell'uomo, perchè torneremmo al modello homocentrico medievale.
Si deve ricostruire un progetto dove l'uomo entra suo malgrado, ma come disturbo, come spuria, come effetto collaterale, come armonica se sembra poiù elegante, come effetto caotico.
In caso contrario rischiamo di dimostrare l'esistenza di Dio.
Perdonate il percorso tortuoso e prossimo alla bestemmia, ma se ci stanno le meditazioni di Alfred58, provo a depositare anche la mia elucubrazione da astinenza da caffè che prontamente vado ad onorare.....
GB
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#27   15 Gennaio 2008 - 09:09
 
a me piace, astrogigi (meglio dei cartelli alla Sapienza, ahah!), perché è una sfida dell'uomo a se stesso.
Dio è la risposta facile a un bisogno - un bisogno di conoscenza e consolazione; la scienza, per come la vedo io, è la ricerca di risposte al solo bisogno di conoscenza. E sarebbe bello poter trovare consolazione qui, nel mondo vero, tra gli uomini, anziché altrove :)
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#28   15 Gennaio 2008 - 11:54
 
@melogrande
Una teoria senza verifica sperimentale non è una teoria scientifica...Credo lo si possa dire, e anche Smolin è incline a pensarla così, in fondo. Tuttavia, se sostituiamo alla parola teoria l'espressione "programma di ricerca", sulla scia di Lakatos, i conti tornano meglio. Il tempo storico di una teoria è proprio quello che intercorre tra l'elaborazione del programma di ricerca (fase A) e la verifica empirica (fase B). I due momenti sono sempre successivi, cronologicamente. Nel caso della teoria delle stringhe - caso unico nella storia della scienza - tra A e B sono passati circa 30 anni.
Lakatos corregge il falsificazionismo di Popper, che egli definisce ingenuo: secondo lui il progresso scientifico si realizza attraverso la competizione non di teorie scientifiche, ma di "programmi di ricerca", che comprendono anche la cornice concettuale (la visione del mondo) delle teorie medesime. Una teoria viene scartata, secondo Lakatos, "non perché una osservazione empirica la falsifica, ma perché viene proposta un'altra teoria che rispetto alla precedente 1)abbia maggiore contenuto empirico, 2) sappia spiegare perché la prima teoria ha incontrato il consenso degli scienziati, 3) abbia il suo contenuto empirico corroborato dall'esperienza. Lo sviluppo della scienza, pertanto, scaturisce dalla competizione tra teorie in cui prevale la concezione che appare più adeguata a spiegare i fatti". Lo sviluppo della scienza, secondo Lakatos, viene quindi scandito dalla competizione tra programmi di ricerca rivali. Questa posizione viene solitamente definita un "falsificazionismo metodologico sofisticato".
Mi fermo qui...
Ultima osservazione: il confronto tra livello teorico e livello empirico, fattuale, deve essere visto, in questa prospettiva, come confronto a tre: cioè tra due teorie rivali e i fatti. Una teoria viene scartata non quando qualche fatto la contraddice, ma solo quando la comunità scientifica ha a disposizione una teoria migliore delle precedente.
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#29   15 Gennaio 2008 - 12:41
 
@emmart
Se ti interessa l'argomento, ti consiglierei di leggere il libro (perlomeno le sue parti meno tecniche). Altrimenti rischi di incorrere in equivoci.
- Ad esempio: non si può parlare di "combinazione" della relatività e della meccanica quantistica, ma di UNIFICAZIONE. Il tentativo è cioè quello di costruire una teoria unificata, come avvenuto nell'800 per elettricità e magnetismo.
- Il modello standard non deve essere "unificato": è infatti un modello teorico valido, costruito su prove sperimentali. Semmai deve essere sottoposto a procedure di validazione.
- Il pericolo di produrre quantità infinite, come tu dici, non riguarda specificamente il modello standard. Riguarda, semmai, una teoria più generale che lo comprende. E' in genere un "pericolo" che riguarda tutte le teorie scientifiche.
- Infine tu scrivi: "la scienza, per come la vedo io, è la ricerca di risposte al solo bisogno di conoscenza". Appunto, per come la vedi tu. Magari la scienza fosse solo questo! La storia della scienza, da molto tempo, ha messo in evidenza le strette e necessarie interazioni delle teorie scientifiche con l'economia, i rapporti di potere, le culture, gli assetti istituzionali, le filosofie e le "metafisiche influenti", eccetera.

@astrogigi
Suggestivo il tuo intervento! Il profano che lo legge potrebbe tuttavia incorrere in un equivoco: potrebbe cioè pensare che il concetto di infinito (che è un concetto matematico) coincida con il concetto metafisico di Dio. Le due cose, penso che tu sarai il primo a sottolinearlo, vanno tenute distinte. E la rinormalizzazione, per ragioni analoghe, va ricondotta alla sua matrice genuina: non è, cioè, un'operazione filosofica tesa a scongiurare la presenza di Dio nella scienza. E', in se stessa, una tecnica di calcolo. Se poi vogliamo dare un'interpretazione filosofica relativa al perchè dell'uso di questa tecnica, possiamo certamente farlo: ma si tratterà di un'argomrentazione teoretica, priva di consistenza scientifica. Opinabile. Soggettiva (questa osservazione è rivolta, più che a te, a qualcuno che potrebbe leggerti in modo "ingenuo")...

ciao a tutti
mario
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#30   15 Gennaio 2008 - 13:58
 
Grazie per le buone letture. Buona Giornata
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#31   15 Gennaio 2008 - 14:14
 
Sisifo, Afrodite, La modification, Prometeo e gli uomini ibridi

Leggo nella prefazione di “Il caso e la necessità” di Monod: “Soltanto l’uomo, fra gli esseri viventi, è conscio della sua posizione nell’universo e quindi del suo destino. Egli è l’unico essere vivente che appartiene a due regni, la biosfera e il “regno delle idee”. Sono citati ad apertura del libro Democrito: “Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità”, e Sisifo di Camus, la sua “possibile” felicità, quelle lotte e quei bagliori minerali che bastano a riempire il cuore di un uomo. Nella prefazione viene anche citato M. Galzigna e la sua accusa a Monod di sconfinare nella metafisica. Un tempo scorrendo la bibliografia avrei ignorato il nome di Galzigna, oggi diventa impossibile, potenza della blogosfera. Gli altri se ne stanno barricati nelle università aspettando le truppe papali.
In un libro di Kuhn la cosa più poetica che trovo è un accenno al “corpuscolarismo”, e non c’è una ragione oltre la poesia. In Monod sono le forme di Afrodite ad attirarmi: “È il cesello dello scultore che fa emergere dal marmo le forme di Afrodite; ma la dea, essa, è nata dalla schiuma delle onde (fecondate dall’organo sanguinante di Urano): dai flutti il suo corpo si è dispiegato di per se stesso, da se stesso”. (Su Afrodite vedere anche inoui.splinder.com).
Se Monod scrive che la probabilità di vita sulla terra era quasi nulla, siamo sulle soglie della metafisica. Ma, come scrive Serres, la metafisica è a guardia dei punti critici, sta sulle soglie del bianco, dell’astrazione, del simbolo. Tra il prezioso materiale bianco che s’accumula dalla luna (Beckett) e l’abisso del nulla.
Per riallacciarsi al discorso di Deleuze, Monod scrive: “Il valore di realizzazione di un’idea dipende dalla ‘modificazione’ di comportamento che essa provoca nell’individuo o nel gruppo da cui viene adottata”. E Monod aggiunge che le idee più forti, più penetranti, sono quelle che ‘spiegano’ l’uomo, la sua immanenza-esistenza, e dissolvono la sua angoscia. “La filosofia è il prezzo da pagare per sopravvivere come animale sociale e non piegarsi all’automatismo”, “Sul fenomeno religioso si basa universalmente la nostra specie”.
Stare in rete, allora, è anche modificarci al calore delle idee. Ma se l’uomo ruba il fuoco al cielo, quel fuoco da cui si scalda, agisce e pensa, quel fuoco è anche la sua pena, la sua punizione. Non potrà smettere di pensare, di agire, di vivere scaldandosi e amando. “Il furto è nondimeno una colpa che esige una pena, pagata da Prometeo. Il senso è che l’uomo ha infranto l’ordine naturale, ponendosi come un ‘ibrido’: essere naturale, composto, come tutti gli altri, di terra e di fuoco, e tuttavia partecipe della sorte e della condizione divina (theia moira).” (C. Sini).

PS: l’ultima citazione per la felicità di Mad.

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#32   15 Gennaio 2008 - 14:39
 
het:
ho scritto unificazione del modello standard perché c'era scritto così: "Occorre quindi unificare il modello standard delle forze e delle particelle liberandolo dai pericoli di produrre quantità infinite non rinormalizzabili"
Grazie per aver specificato cosa concerne il pericolo citato nella stessa frase.
Riguardo alla scienza: eh sì, forse è utopia credere in una scienza che si debba preoccupare solo di se stessa. A dire il vero però credo che un conto sia disquisire di cosa sia la scienza in quanto disciplina e un altro sia parlare, nella storia della scienza, delle necessarie od opportunistiche mediazioni che ha dovuto compiere la ricerca scientifica nel corso dei secoli :) (un pò come dire: mescolare i piani del cosa e del come?)
Sicuramente leggerò questo libro, perché mi intriga moltissimo.
Grazie ancora!
e.
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#33   15 Gennaio 2008 - 16:46
 
@SpherikaMente
grazie per l'attenzione. A presto, spero

@alfred
un commento da incorniciare, alfred...apprezzo sempre di più la tua capacità di oltrepassare le angustie disciplinari, dando voce, come direbbe Althusser, alle filosofie anche quando sono 'implicite, o solo marginalmente sviluppate. Il mio lavoro su Monod fu a suo tempo mirato a mostrare la fragilità epistemologica del suo riduzionismo. E' un libro esaurito ("Conoscenza e dominio", Bertani, Verona 1985). Se non lo hai te lo mando (scrivimi, in caso, il tuo indirizzo privato in PVT o via mail: ne ho ancora poche copie, ma una te la mando volentieri).

@emmart
Due precisazioni.

1. Devo ringraziarti. Il nostro testo, infatti, non è del tutto corretto; in esso compaiono due diciture inadeguate, che erano presenti in una prima stesura e che ora ho corretto, come puoi vedere: combinazione, l'ho ho già spiegato prima, va sostituito con unificazione; e il verbo unificare, riferito al modello standard, va sostituito con il verbo liberare (da, eccetera), per la buona ragione che il modello standard è già unificato.

2. Scrivi: "credo che un conto sia disquisire di cosa sia la scienza in quanto disciplina e un altro sia parlare, nella storia della scienza, delle necessarie od opportunistiche mediazioni", eccetera. Il lavoro della ricostruzione storica non è una "disquisizione" che prescinde dalla scienza e dal suo farsi: tanto è vero che grandi scienziati (ti cito 2 Nobel: Jacob e Prigogine) sentono il bisogno di diventare loro stessi storici della loro disciplina, a vantaggio anche della posizione di nuovi problemi...
L'interazione della scienza con l'economia, il potere, le istituzioni, eccetera, non è il risultato di una mediazione opportunistica di una presunta "scienza pura" con variabili esogene: è un'interazione, come dire?, strutturale, che si installa nel cuore stesso della scienza, delle sue teorie, delle sue controversie. Il non scientifico - uso questa brutta espressione - incide sulla struttura stessa di una determinata scienza. Rivoluzioni, cambi di paradigma, prevalenza di una teoria scientifica sulla(le) teor