posted by heteronymos @ 11:57 - martedì, 11 marzo 2008

IL BLOG COLLETTIVO TRA SAPERI E PRATICHE

 

[questo è solo l'inizio di un testo che sto scrivendo attorno all'esperienza di Ibridamenti: credo di avere almeno posto il problema. Mi aspetto pareri, commenti e consigli che mi aiutino a proseguire la mia analisi]

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            Intendo affrontare il problema della sfida epistemologica che le pratiche di rete rivolgono oggi ai saperi e alle discipline. Nell’ambito della blogosfera, dal quale siamo partiti, le pratiche di rete non soltanto dialogano tra di loro, sfruttando positivamente la varietà che le caratterizza, ma sollecitano continuamente e criticamente i saperi e gli assetti disciplinari che le investono, che le pensano, che le problematizzano. In altri termini, saperi e discipline – e teorie relative – pensano e problematizzano i problemi posti dalle pratiche. Come dire: il terreno delle pratiche diventa la base empirica delle diverse teorie che hanno scelto la rete come campo privilegiato dell’indagine. E i problemi emergono proprio qui: non dentro le teorie, ma nelle esperienze del virtuale; non dentro il perimetro delle discipline, dei loro costrutti, dei loro canoni, delle loro tradizioni, ma nello spazio del virtuale, popolato da differenti e variegate modalità della presenza.

Scienze dell’uomo e scienze sociali hanno sempre scelto, come base empirica delle loro teorie, i comportamenti umani del singolo, del gruppo, delle masse. Hanno sempre verificato o falsificato, quindi, la validità dei loro assunti poggiando su un riscontro empirico – i comportamenti individuali e collettivi – dai contorni ben definiti e circoscritti: comportamenti reali – in un mondo visibile e percepibile, direttamente o indirettamente – prodotti da soggetti in carne ed ossa, cioè da una modalità della presenza, per dirla con i fenomenologi, caratterizzata dalla concretezza, dalla materialità, dalla coincidenza, per uno stesso “soggetto”, tra nome e persona, tra coordinate anagrafiche ed esistenza individuale. Anche se poi uno stesso individuo si caratterizza, nel teatro del mondo, attraverso stili di vita, modalità comportamentali, atteggiamenti tra di loro differenti – rendendo così più complessa e meno lineare la comprensione della sua identità, sotto il profilo psicologico, sociologico, antropologico – rimane comunque il fatto che egli sarà sempre e comunque definibile attraverso parametri oggettivi, se non altro biologici, di carattere unitario. Nel virtuale la questione appare più complessa: modalità della presenza si confondono, si accavallano, in un’alternanza, non sempre ben percepibile ed esattamente definibile, tra presenza on line e presenza off line. Il problema fondamentale che emerge dalla nostra esperienza virtuale, dalle nostre pratiche di blogging, dalla nostra “life on the screen”, è dunque quello dell’identità: un’identità perennemente in bilico tra presenza on line e presenza off line, tra l’on e l’off, come si è detto, per semplificare, nei nostri dibattiti. E’ quindi da qui, mi sembra, che potremmo partire per la nostra ricerca.

 

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Commenti
#1   11 Marzo 2008 - 16:23
 
Dovendo continuare il discorso, io darei molto spazio alla descrizione delle pratiche e alla loro capacità di orientare le scelte teoriche.
Cordiali saluti
Riccardo di Valmartina
utente anonimo

#2   11 Marzo 2008 - 16:27
 
un buon inizio

concordo con Riccardo: il riferimento alle pratiche dovrà essere esplicitato in maniera puntuale

[mad]
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#3   11 Marzo 2008 - 16:53
 
@mad
@riccardo
in effetti è proprio su questa articolazione tra saperi e pratiche che sto lavorando...
Un nodo delicatissimo.
bye
Mario
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#4   11 Marzo 2008 - 18:32
 
Il mio è solo un commento da lettore assai poco dotato di saperi, ma come tale apprezzo l'inizio e mi sembra foriero di un buon sviluppo.

Se proprio devo azzardare una indicazione (prendendomi più responsabilità di quelle che il pudore mi concederebbe) mi sento di dirti che il percorso basato sulle pratiche lo ritengo predominante. Sarà sempre possibile tentare di recuperare poi il riferimento, se necessario, alle teorie.

Con la consueta stima e ammirazione...
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#5   11 Marzo 2008 - 19:27
 
scusa il mio commento da profana, ma come è possibile studiare l'identità compresente nella vita on ed in quella off se non c'è alcun tentativo (quanto meno apparente, evidente) di penetrare la vita off per vedere come le due "metà" interagiscono fra loro?
Salvo che non vi consideriate voi stessi studiosi in virtù della life on/off screen i primi soggetti da osservare nella contrapposizione, oppure salvo che nel proseguo non intendiate, per i blogger osservati, estendere l'osservazione anche in quel senso.

ho scritto qualcuna delle mie solite cose fuori luogo e/o oltre senso? :)

in ogni caso la tua premessa sulla sfida della pratica alle discipline (ogni cosa che si ponga come sfida è avvincente no?:) ) è interessante e leggerò immancabilmente anche un eventuale proseguo
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#6   11 Marzo 2008 - 20:10
 
@eventounico
concordo: predominante deve essere - e rimanere - il percorso fondato sulle pratiche...
Attenzione però, le pratiche non sono qualcosa di primitivo, di irrelato, di infondato: se scelgo una pratica piuttosto che un'altra una ragione ci deve essere. Occorre allora capire quale: andare cioè a vedere quali fattori hanno orientato la scelta delle pratiche. Può essere che si tratti di fattori personali, esistenziali, politici, economici. Ma può anche essere che si tratti di fattori influenti di carattere teorico. La teoria deve emergere dall'esperienza, e quindi dalle pratiche entro cui mi è possibile *fare esperienza*. E' sacrosanto. Ma queste pratiche, a loro volta, possono essere influenzate da fattori di carattere ideologico, religioso, filosofico, teorico...insomma, un regresso senza fine...

@alivento
raccontare, comprendere, osservare una vita, una presenza, un'esistenza: operazione complessa. Avventura affascinante. Avventura che deve accettare il rischio di inoltrarsi in tutti i terreni in cui la presenza stessa si manifesta: la vita on line, certo, ma anche la vita off line.
La sfida è proprio questa a mio parere: comprendere, agli inizi del terzo millennio, questa nuova complessità identitaria, che si gioca su una pluralità di registri.
Tornando a noi: lo abbiamo già detto che almeno l'approccio antropologico e quello psicologico al blogging avranno bisogno di comprendere la dimensione OFF. Di rivolgersi ad essa....
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#7   11 Marzo 2008 - 20:47
 
grazie per essere passato da me!
Trovo molto interessante la parte relativa alle base empirica delle teorie alle quali si approda dopo osservazioni dal singolo alle masse. Credo personalmente che sia qui la chiave della diversa percezione del singolo blogger con la rete e dei blogger nella rete (e ci tengo particolarmente ad usare questo termine) per cui si rende molto difficile (se non impossibile?)arrivare a generalizzazioni conclusive (spero che questo non significhi minare la credibiltà delle conclusioni della ricerca); non voglio sembrare uno strutturalista, però credo che arrivare a modellizzare la situazione riconsocendo linee trasversali comuni nonchè comuni denominatori sia davvero troppo complesso.
E' interessante come si sviluppa tutta questa complessità a partire solamente da una pagina bianca nella rete...un titolo e delle figure...

Un caro saluto

Giacomo
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#8   12 Marzo 2008 - 17:50
 
“comportamenti reali – in un mondo visibile e percepibile”

Chi siamo nella virtualità ? e cosa minaccia la nostra identità ? Noi abbiamo contratto l’abitudine a vivere in un mondo reale, vi siamo stati educati, abituati a riconoscere gli aspetti più o meno belli, attraenti e pericolosi. Del mondo virtuale non si ha alcuna paura, non minaccia direttamente il nostro corpo. Manca la “percezione” di una minaccia. Scrivendo siamo nella prossimità della lettera, ma parliamo dall’altra parte del muro; l’invisibilità del muro è una minaccia molto più forte del muro reale. Siamo dalla stessa parte del mondo, ci parliamo, possiamo anche vederci, rimaniamo però eternamente divisi perché agiamo all’interno di un mondo che non si può toccare. Virtualità uguale non-esistenza. Non ci sono distanze da calcolare, poiché lo spazio è abolito; non c’è un tempo da far passare perché l’atmosfera che rende il tempo sensibile è soppressa.
Il mondo è rappresentazione dell’uomo e questa facoltà è all’origine delle pratiche creative (v. eteronomia II). Da Schopenhauer, Hacking fino a Maldonado : “L’uomo produce rappresentazioni” e interagisce con le rappresentazioni che ha prodotto, di più: ha bisogno di questo spazio simbolico per decifrare il reale, o anche per oltrepassarlo, per non cadere nelle sue trappole. Garanzia della nostra identità rimane comunque la nostra percezione del mondo.

Bibliografia
Starobinski, La coscienza e i suoi antagonisti, SE
Tomas Maldonado, Reale e virtuale, Feltrinelli
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#9   16 Marzo 2008 - 19:15
 
Oggesu'. No, il blog di lavoro no...
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#10   17 Marzo 2008 - 09:33
 
@CloseTheDoor
Ti sei persa qualche passaggio. :-) Non si tratta di blog di lavoro! Stiamo portando avanti, infatti, soprattutto a partire da Ibridamenti (ma a anche qui) una riflessione collettiva, una ricerca collettiva sul significato del blog e sulle modalità relazionali che esso promuove.

Pensavi che il blog fosse SOLO cazzeggio? :-)
Se è così ti sbagliavi proprio.
bye
utente anonimo

#11   17 Marzo 2008 - 09:37
 
Il commento #10 è mio. Ero sloggato.
bye
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