IL BLOG COLLETTIVO TRA SAPERI E PRATICHE
[questo è solo l'inizio di un testo che sto scrivendo attorno all'esperienza di Ibridamenti: credo di avere almeno posto il problema. Mi aspetto pareri, commenti e consigli che mi aiutino a proseguire la mia analisi]
Intendo affrontare il problema della sfida epistemologica che le pratiche di rete rivolgono oggi ai saperi e alle discipline. Nell’ambito della blogosfera, dal quale siamo partiti, le pratiche di rete non soltanto dialogano tra di loro, sfruttando positivamente la varietà che le caratterizza, ma sollecitano continuamente e criticamente i saperi e gli assetti disciplinari che le investono, che le pensano, che le problematizzano. In altri termini, saperi e discipline – e teorie relative – pensano e problematizzano i problemi posti dalle pratiche. Come dire: il terreno delle pratiche diventa la base empirica delle diverse teorie che hanno scelto la rete come campo privilegiato dell’indagine. E i problemi emergono proprio qui: non dentro le teorie, ma nelle esperienze del virtuale; non dentro il perimetro delle discipline, dei loro costrutti, dei loro canoni, delle loro tradizioni, ma nello spazio del virtuale, popolato da differenti e variegate modalità della presenza.
Scienze dell’uomo e scienze sociali hanno sempre scelto, come base empirica delle loro teorie, i comportamenti umani del singolo, del gruppo, delle masse. Hanno sempre verificato o falsificato, quindi, la validità dei loro assunti poggiando su un riscontro empirico – i comportamenti individuali e collettivi – dai contorni ben definiti e circoscritti: comportamenti reali – in un mondo visibile e percepibile, direttamente o indirettamente – prodotti da soggetti in carne ed ossa, cioè da una modalità della presenza, per dirla con i fenomenologi, caratterizzata dalla concretezza, dalla materialità, dalla coincidenza, per uno stesso “soggetto”, tra nome e persona, tra coordinate anagrafiche ed esistenza individuale. Anche se poi uno stesso individuo si caratterizza, nel teatro del mondo, attraverso stili di vita, modalità comportamentali, atteggiamenti tra di loro differenti – rendendo così più complessa e meno lineare la comprensione della sua identità, sotto il profilo psicologico, sociologico, antropologico – rimane comunque il fatto che egli sarà sempre e comunque definibile attraverso parametri oggettivi, se non altro biologici, di carattere unitario. Nel virtuale la questione appare più complessa: modalità della presenza si confondono, si accavallano, in un’alternanza, non sempre ben percepibile ed esattamente definibile, tra presenza on line e presenza off line. Il problema fondamentale che emerge dalla nostra esperienza virtuale, dalle nostre pratiche di blogging, dalla nostra “life on the screen”, è dunque quello dell’identità: un’identità perennemente in bilico tra presenza on line e presenza off line, tra l’on e l’off, come si è detto, per semplificare, nei nostri dibattiti. E’ quindi da qui, mi sembra, che potremmo partire per la nostra ricerca.





