heteronymos

weblog di mario galzigna

lunedì, 17 marzo 2008
SONO UNA CAVIA :-)



Anch'io adotto il bannerino di ibridamenti che vuol dire:
1) non esiste un'osservazione che realizzi l'oggettività
2) c'è sempre contaminazione tra osservatore e realtà osservata
3) l'osservatore, a sua volta, è oggetto di osservazione

Tre assunti che si sono imposti nei settori più avanzati della ricerca psico-antropologica.
Tre assunti impliciti anche in molti momenti del nostro quotidiano.

Postato da: heteronymos a 09:03 | link | commenti (40) |
cavia


Commenti
#1   17 Marzo 2008 - 15:26
 
ti copio il post e me lo post da me :)))

mi permetti esimio professore?

un bacione
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#2   17 Marzo 2008 - 16:56
 
vai tranquilla
Un abbraccio
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#3   18 Marzo 2008 - 10:33
 
Ibridamenti è di più: è una cava, in cui incessantemente scavare per scolpire nuove forme ed estrarre materie inattese.
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#4   18 Marzo 2008 - 18:18
 
Se questo è un uomo
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#5   20 Marzo 2008 - 11:20
 
Vabbè, lo inserisco anche io...tanto sono già osservata a scuola quando faccio lezione dalle formande della SSIS, adesso pure su Internet...ci sto facendo il callo. :D
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#6   20 Marzo 2008 - 17:30
 
copio tutto parole e banner, non ho voglia di pensare ed usufruisco gratis!!::))))
ti lascio un pezzo di primavera delle mie parti come parziale risarcimento:


chicca
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#7   20 Marzo 2008 - 18:39
 
sono una cavia!!

[..] spudoratamente copiato da Heteronymos, parole comprese, perchè non ho voglia di pensare!!! SONO UNA CAVIA :-) Anch'io adotto il bannerino di ibridamenti che vuol dire: 1) non esiste un'osservazione che realizzi l'oggettività 2) c'&egr [..]
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#8   20 Marzo 2008 - 18:40
 
Un saluto a tutti i commentatori, vecchi e nuovi!
Un saluto particolare a Chicca: sentivo un po' la tua mancanza :-)
kiss
mario
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#9   20 Marzo 2008 - 18:42
 
@zaritmac
cave caviam o cave cavam? :-)
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#10   20 Marzo 2008 - 20:05
 
Salve professore...confesso che sono in crisi con la ricerca...non credo si possa arrivare a generalizzazioni...e i modelli non mi convincono..

Un caro saluto

Giacomo
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#11   21 Marzo 2008 - 07:00
 
assolutamente d'accordo.
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#12   21 Marzo 2008 - 09:06
 
# 8

Het, ti ringrazio... giorni particolari e un po' complicati, come si diverte ad essere spesso la vita, ma forse proprio per questo tanto la amo...

vorrei afrti arrivare i miei auguri, non sono credente, ma adoro fare glia uguri a coloro che sento vicini
chicca





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#13   21 Marzo 2008 - 14:55
 
@sadlandscape
@heraclitus

Cari Giacomo ed Hera,
la ricerca è iniziata da poco tempo, è in fase di decollo, prevede possibilità di modificazioni di percorso e di metodo.
Non ci sono MODELLI rigidi da seguire. E le facili o arbitrarie generalizzazioni non fanno parte della mia cultura, della mia impostazione (lo stesso posso dire per mad e per gli altri che collaborano alla ricerca. Abbiamo sempre detto che ci sono in ballo APPROCCI differenti (psico-antropologico, sociologico, logico-riflessivo [sociologico], semiologico), all'interno dei quali si punta soprattutto ad un percorso conoscitivo di tipo qualitativo. Abbiamo anche valorizzato la legittimità di quello che amo definire un APPROCCIO NON ISTRUITO: cioè non orientato da particolari opzioni disciplinari (l'ultimo post che sta ora su Ibridamenti contiene visibilmente anche un approccio *non istruito*).

Se ci sono obiezioni, dubbi, cose poco chiare, scelte non convincenti, beh: come è ovvio, si può parlarne, dove volete, anche in questo blog.

bye
Mario
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#14   21 Marzo 2008 - 14:58
 
@chicca
Ricambio, of course.
Laici e affettuosi auguri di buona Pasqua.
Mario
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#15   21 Marzo 2008 - 15:39
 
buona primavera alle cavie!
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#16   23 Marzo 2008 - 10:36
 
non riesco a resistere al fascino del caviotto pavloviano e presto mi cavierò anche io, squott! e perintanto un fraterno augurio di


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#17   23 Marzo 2008 - 16:29
 
Buona Pasqua di cuore

Orange

PS Copio a mia volta la caviotta....
Bacino
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#18   25 Marzo 2008 - 10:46
 
Sono D'accordo al 1000x1000 con questi tre assunti. Anche perchè, come ricorderai, ho testato la loro veridicità sulla mia stessa pelle, durante il mio "esperimento-gioco" di qualche tempo fa(quello dell'avatar specchio, per intederci). Anche io rubo il banner e il resto;)
Saluti e un abbraccio
Germano
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#19   25 Marzo 2008 - 22:04
 
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#20   26 Marzo 2008 - 00:19
 
1 siipaziente.splinder.com
1 gloriana.splinder.com
1 emmegi.splinder.com

si passa e non saluta ==?? ;))
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#21   26 Marzo 2008 - 11:01
 
leggo di cavie...ohi ohi...io vengo da un altro continente...anzi da un altro mondo...o forse sono ancora là...un saluto affettuoso a te e

r.
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#22   26 Marzo 2008 - 11:02
 
Mad of course...che era rimasta nella punta della dita...:-)))
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#23   26 Marzo 2008 - 19:57
 
@ mario
Oggi mi sono imbattuto in una trasmissione su radiotre (ore 18) che mi ha turbato. Testimonianze dall’interno di una “comunità psichiatrica” per giovani. Ad un certo punto la voce di una ragazza “internata”: “con la 180 hanno soppresso i manicomi per aprire queste schifezze”.
Siamo tutti all’oscuro di un mondo sommerso. Cosa fa la rete per illuminare le nostre coscienze ?


a.
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#24   30 Marzo 2008 - 19:18
 
#19
grazie Lefty! Lo considero un cadeau nuziale?
bye
mario
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#25   30 Marzo 2008 - 19:30
 
@alfred ( # 23 )
Condivido il pensiero della *ragazza internata*, che tu riporti.
E' accaduto spesso, nella storia della psichiatria: si elimina un orrore, che poi viene rimpiazzato da altri orrori, magari più *piccoli* ma egualmente dannosi...
Esempi:

1. Pinel, padre fondatore della psichiatria moderna, passa alla storia per aver tolto le catene ai folli. Abbastanza vero. Tuttavia, subito dopo, l'orrore delle catene viene rimpiazzato da altri più o meno piccoli orrori: penso ai cosiddetti strumenti di contenzione (non applicati a tutti gli internati, certo: ma sicuramente a coloro che non sottostavano alle regole della disciplina asilare).

2. Viene chiuso il manicomio, a partire dalla cosiddetta legge Basaglia del 1978. Ma la logica del manicomio non scompare. Sopravvive in certi settori della psichiatria istituzionale (certe comunità e certi SPDC). Ometto qui, per brevità, l'uso del farmaco come strumento non di cura ma di contenzione chimica...

SPDC: *servizi psichiatrici di diagnosi e cura*, dove finiscono i ricoverati per TSO (*trattamento sanitario obbligatorio*, gestito da medici e forze dell'ordine).

Mi sto battendo da anni, con interventi concreti ed attivi nei Dipartimenti di Salute Mentale, per denunciare la sopravvivenza, oggi, dei vecchi sistemi manicomiali, cioè della contenzione.
Argomento spinoso e doloroso.

bye
mario
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#26   30 Marzo 2008 - 19:36
 
fosse solo questo!! se penso a tutte le persone in situazione di disagio psichico che non sono seguite adeguatamente, o il privato o un pessimo pubblico...
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#27   30 Marzo 2008 - 19:48
 
barbara,
il "questo", se mi permetti, è un macigno pesante, tutt'altro che secondario...
Certo: non è esaustivo del problema. Ci mancherebbe!
bye
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#28   30 Marzo 2008 - 19:51
 
het so bene che lo è, scusa forse mi sono espressa impropriamente, volevo dire che la situazione nel suo insieme è disastrosa e desolante.
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#29   30 Marzo 2008 - 20:28
 
si si, ok, ci siamo capiti!
tra l'altro, il tema che tocchi è di grandissimo rilievo, e meriterebbe una riflessione specifica: il disagio privo di contenitori, privo di ascolto, a volte anche privo di parola....
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#30   31 Marzo 2008 - 15:52
 
Reviviscenze del passato sotto forme mascherate ammodernate sapientemente occultate. Gestite da medici e polizia con la complicità ancora della “vecchia” struttura familiare. C’è stata una vivace stagione di opposizione intellettuale alle strutture repressive della società che oggi non esiste più. Ci sono ancora battaglie isolate per fortuna. Credo che un libro come “La morte della famiglia” di Cooper incontrerebbe oggi - periodo di restaurazione in cui tutto viene preso alla lettera, ma il senso delle cose è stravolto - molte più resistenze, a tutti i livelli, di ieri. Un libro peraltro che assegna un ruolo decisivo alla poesia, un libro poetico in sé.
“La poesia è l’anarchia dell’io… e, in quanto tale, può divenire oggetto di trattamento psichiatrico. Paranoia e poesia sono i mezzi per sfuggire alla persecuzione alla quale andiamo incontro nascendo”.
“… l’amore deve attraversare una regione – di solito esperimentata come artica – la regione del rispetto totale per la nostra autonomia e per quella di tutte le altre persone che conosciamo”.

ciao
alfred
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#31   31 Marzo 2008 - 19:56
 
si, alfredo,
*Morte della famiglia* di Cooper, al quale aggiungo *L'io diviso*di Ronald Laing: due libri che sono al tempo stesso datati ma di estrema utilità, oggi, contro i minacciosi venti del conformismo, del liberalismo rampante, del familismo ipocrita...
Entrambi questi libri li faccio leggere spesso ai miei studenti: debbo dire con risultati e reattività sorprendenti.
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#32   31 Marzo 2008 - 23:21
 


OT OT OT

mad
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#33   01 Aprile 2008 - 13:02
 
W gli OT! :-)
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#34   06 Aprile 2008 - 23:39
 
Fin dove può arrivare la miseria umana? C’è un limite?
Il nostro istinto di morte può superare ogni limite
( parole tue )

come va la vita CAPO ???

non la visito -quasi -mai
a lickiss
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#35   08 Aprile 2008 - 12:24
 
Dopo l'adozione noi tuoi lettori siam rimasti orfani? ;-)
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#36   11 Aprile 2008 - 18:20
 
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#37   13 Aprile 2008 - 14:52
 
RISPONDO A TUTTI:

Cari amici,
ci sono. Vi leggo. Ma questo mese - aprile - è per me un mese infernale. Solo dopo potrò riprendere a postare e a commentare.
Ma intanto, lo ripeto, leggo con interesse le vostre osservazioni, alle quali, dopo aprile, darò risposta.
Un abbraccio a tutti
Mario
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#38   13 Aprile 2008 - 17:53
 
ramon ama lacan e attualmente lo sta studiando.
ramon un periodo si era infatuato di matte-blanco.
ramon ora vorrebbe capire se sia possibile un punto d'incontro tra logica simmetrica e linearità del linguaggio.
ramon ti saluta.
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#39   13 Aprile 2008 - 22:32
 
ramon ti regala questa piccola disamina, per gentile concessione di bimodale. a presto!

1 On off

Lascio uno spazio per prendere tempo.

La struttura della performance è vincolata alla struttura ambientale e alla sovrastruttura economica dello spazio-tempo nel quale la performance stessa si autogenera attraverso un processo spontaneo e omeostatico.
Ricorda molto la neurologia: la pompa ionica che permette lo scambio di ioni potassio e ioni sodio, nello spazio intersinaptico tra un dendrite e un assone. La pompa ionica cala un ponte tra due sponde sinaptiche, e l’impulso elettrico passa da un gruppo di neuroni ad un altro. Il circuito chiuso della lampada e del pc che se ne illumina…

La performance è ciò che segue e consegue alla pompa ionica, all’esibizione in pubblico: nella scatola cranica dello spazio-tempo la sinaptica interindividuale genera scariche elettriche che, però, vengono recepite come semplice comunicazione, e non come comun-emozione.

Non si tratta di sentire ma di ascoltare: recepire l’informazione elettrica per quello che è: suono. Il discorso sul senso di una perfomance è compiuto solo dall’ascolto olistico durante la performance e dalla riconsiderazione particolare a posteriori (a casa, per strada,) dell’evento sia da parte del pubblico che da parte del (privato) attore.

L’ascolto olistico avviene nell’angoscia di trovarsi davanti a se stessi in-ascoltati: si rifugge il sentire della parola e del suo significato e si tende all’ascolto dell’immagine.
La tensione che ne deriva genera quasi sempre imbarazzo e difesa, raramente l’ostensione definitiva del proprio esserci davanti a se stessi, se non nella dimensione inautentica della mediazione televisiva o, tout-court, tele-mediale.

Vedere se stessi ripresi mentre si ascolta il poeta è come collocare la webcam davanti al monitor e generare abyme, sprofondamento, circolo vizioso.
Vedere se stessi ripresi mentre si riprende il poeta, significa riprendere la nostra ripresa nell’atto di riprendere.

Scardinare il principio individuationis. Vedere me che sto vedendo, sentire la propria voce, il mio fuori di me fa paura.
L’esserci si disgrega perché nello spazio mentale del sentire convivono nello stesso spazio due modi differenti di esserci: come ci vedono gli altri, come vediamo gli altri che ci vedono.

Vedono il doppio, il simulacro, il robot: l’immagine del loro corpo è in mano, anzi nella testa del poeta. La sindrome del sosia, il delirio di Capgras, il disturbo duplicativo si associano ai palinsesti performatici di mia costruzione.
È angosciante vedersi dall’alto dell’evento. Osservare l’osservatore che siamo, come su uno spartitraffico che separa parallele le corsie dell’io e dell’altro.

Dall’alto… siamo altro. Lo spiazzamento è simile a quello che provai leggendo alcune pagine sulla complessità: il caos è una cosa, è il caso. La parola caos è caos e anagramma dei suoi costituenti.
Allo stesso modo la possibilità di espropriarsi del proprio corpo e guardarsi agire dall’alto, significa essere-produrre gesti, non interpretare.

Significa guardarsi come cosa, affidata al caso, confidata nell’oc-casione dell’evento.

Meccanismo che non può che generare caos, cortocircuito, loop-feedback, tanto affascinante esteticamente (dal loop-feedback ai frattali) quanto sconcertante perché si tratta di dissoluzione dell’io, morte momentanea dell’unità dell’essere.

Eppure l’individuale non è più antico del duale, non lo precede e nemmeno lo presuppone. D’altronde per l’unità dell’individuale non occorre il duale, non esiste dialettica: esiste in natura solo l’indivi-duale. Il sé e il fuori di sé sono strettamente connessi fra loro, e il fuori di sé è inteso come interiore che esce fuori, non come ulteriore, come altro da sé che è fuori di me già precostituito. Nè interno, nè esterno: più complessamente in-sterno.

Non si tratta di comunicare ma di esprimere, spremere fuori.
Come da un tubetto di colore lascio uscire la sostanza colorata.

09/11/2005 16:06
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#40   18 Aprile 2008 - 15:08
 
@dis
grazie per la riflessione...voglio rileggerla e ripensarci. Amo i tempi lenti :-)
Prima o poi cercherò di interagire *in tema*... Individuale, duale... aggiungerei *gruppale*...
Il mondo è nella mia mente. Da qui occorre ripartire.
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Commenti
 

Eccomi

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Nome: Mario Galzigna
Docente universitario, condirettore di una rivista/sito ("Psychiatry on line Italia") e consulente nei servizi di salute mentale. Campi di ricerca: filosofia; storia e critica della cultura e delle scienze; storia ed epistemologia delle discipline psichiche e delle scienze dell'uomo. Passioni radicali: la relazione con l'altro, la poesia, la musica, il canto lirico...

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